Quando la scorsa settimana due persone hanno pugnalato allo stomaco il ministro della Sicurezza dell’Indonesia, in pieno giorno e nel bel mezzo della piazza di una cittadina nella provincia di Banten, sull’isola di Jiava, quasi nessuno ha pensato che fossimo di fronte a un episodio isolato. Avevano ragione, perché nel Paese musulmano più popoloso al mondo, con quasi 200 milioni di fedeli, è tornato l’incubo del terrorismo islamico. Il ministro Wiranto si è salvato e ha evitato il peggio, ma la polizia locale ha subito spiegato che gli indiziati non erano semplici delinquenti, bensì soggetti influenzati dalla propaganda radicale dell’Isis. Quel che è peggio, hanno annunciato pochi giorni fa le autorità, è che l’accoltellamento dell’esponente politico rischia di essere il primo passo di una lunga escalation di sangue contro le istituzioni, dove a rimetterci saranno cittadini innocenti. Le recenti elezioni presidenziali hanno incoronato – o meglio confermato per un secondo mandato – Joko Widodo presidente dell’Indonesia. Il neo presidente è a capo di un grande movimento islamico moderato, la Nahdlatul Ulama, considerata una delle più grandi organizzazioni islamiche esistenti (e che racchiuderebbe al suo interno circa 30 milioni di membri), ed anche per questo è nel mirino degli islamici più radicali.

Arrestati 26 sospetti terroristi

La cerimonia ufficiale di insediamento del Capo dello Stato Widodo è prevista per il prossimo 20 ottobre, e l’intelligence indonesiana è in stato di massima allerta per possibili attentati. Secondo quanto riferito dall’agenzia Asianews, dal giorno del fallito attentato a Wiranto, le forze di sicurezza hanno arrestato 26 sospetti terroristi, molti dei quali pronti a farsi saltare in aria. Il pericolo numero uno di Jakarta sono i terroristi di Jamaah Ansharut Daulah (Jad), gruppo islamico indonesiano imparentato con l’Isis. Alcuni esponenti erano pronti a effettuare attentati a Surakarta e Yogyakarta, due importanti centri urbani situati sul’’isola di Java, la più abitata dell’intero arcipelago indonesiano. La squadra antiterrorismo Densus 88 ha sventato il piano, evitando quelli che sarebbero potuti essere veri e propri massacri.

Jakarta nell’incubo

Ma la sirena dell’allarme suona sempre più forte, perché in Indonesia continua a salire la tensione all’interno della società. Il generale Dedi Prasetyo, nel corso di una conferenza stampa, ha reso pubblica l’ultima strategia portata avanti dai terroristi islamici, i quali sarebbero pronti a colpire obiettivi carichi di un certo significato simbolico. È così che nel mirino degli attentatori è finita la città di Surakarta, cioè il luogo di nascita del presidente, e quella di Yogyakarta, dove risiede la Gadjah Mada University, cioè l’università più antica dell’Indonesia. Entrambe ospitano inoltre centri religiosi e militari.

Chiese nel mirino

Sulla lista degli attentatori trovano spazio anche le chiese. La polizia ha dichiarato che i sospetti fermati erano in possesso di materiali chimici da aggiungere agli ordigni per fare quanti più morti possibili. Due persone erano pronte, sia mentalmente che spiritualmente, a compiere un attentato terroristico il prossimo 20 ottobre contro la comunità cattolica locale. Il governo, in attesa della giornata clou, ha dispiegato nelle strade della capitale 30 mila tra soldati e agenti di polizia. Ricordiamo, infine, che dopo la recente invasione turca in Siria, molti terroristi imprigionati potrebbero riuscire a liberarsi e tornare nei propri Paesi di origine. E che l’Indonesia conta circa 600 foreign fighters.

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