Giro di vite per gli islamisti indonesiani. Ieri le forze di sicurezza di Giacarta hanno arrestato 41 persone accusate di essere collegate agli attentati di maggio a Surabaya . Durante le operazioni dell’antiterrorismo sono stati uccisi anche quattro jihadisti che, secondo quanto ha affermato ai media locali Tito Karnavian, capo della polizia nazionale, avrebbero resistito ai controlli.

“Dopo gli attentati suicidi ci siamo mossi in modo rapido e abbiamo identificato i colpevoli”, ha detto il numero uno delle forze dell’ordine in conferenza stampa.

Il 13 il 14 maggio due famiglie militanti di Jamaah Ansharud Daulah (Jad), un’organizzazione che ha giurato fedeltà allo Stato Islamico nel 2015, si sono fatte esplodere, colpendo tre chiese e due stazioni di polizia a Surabaya, la seconda città più popolosa dell’Indonesia, causando la morte di 27 persone – compresi 13 attentatori – e decine di feriti. È stato uno dei più gravi attentati terroristici nel Paese degli ultimi vent’anni, dopo quello di Bali nel 2002, che ha fatto più di 200 morti.

Nuova legge antiterrorismo

In totale dal giorno degli attacchi, il corpo di élite della polizia ha ucciso 14 presunti militanti islamici e ha eseguito un centinaio di arresti. Questo anche grazie ad una legge antiterrorismo che è stata approvata il 25 maggio dal Parlamento indonesiano.

Il provvedimento estende la durata dei periodi di detenzione e dà maggiori poteri ai militari nelle operazioni. In particolare allunga a 21 giorni il periodo massimo in cui le autorità possono tenere in custodia i sospetti senza formalizzare le accuse e porta a due anni la durata di detenzione senza processo.

La legge – che è stata criticata da alcune organizzazioni per i diritti umani perché assegnerebbe troppa autorità alle forze di sicurezza – era stata proposta due anni fa, ma solo i recenti attacchi islamisti hanno convinto il presidente Joko Widodo ad accelerare i tempi.