La polizia britannica ha diffuso la notizia riguardante il tentativo di un gruppo terroristico nordirlandese di far esplodere con un ordigno un mezzo da trasporto su un cargo merci diretto sulla terraferma britannica. Il fatto, che risalirebbe allo scorso 31 gennaio in concomitanza con l’abbandono dell’Unione europea da parte del Regno Unito era stato anticipato da una telefonata che aveva allarmato le forze dell’ordine di Belfast. Tuttavia, il cargo merci designato per l’attentato aveva raggiunto la terraferma senza subire danni, evidenziando già fin da subito come si fosse trattato di un fallimento o di un falso allarme.

Alcune ore dopo, l’ennesima telefonata aveva avvertito quale fosse la compagnia proprietaria dell’autocarro sul quale era stato piazzato l’ordigno, con le forze di polizia che si sono messe subito alla ricerca dell’automezzo. Il camion è stato poi ritrovato nella contea di Armagh, effettivamente dotato dell’innesco esplosivo che, sebbene non fosse in grado di far esplodere la nave cargo avrebbe arrecato gravi danni al veicolo e portato forse all’incendio a bordo dell’imbarcazione mercantile.

La decisione si comunicare con ritardo l’accaduto è stata necessaria per mantenere l’ordine sin tanto che il quadro non fosse stato risolto. Secondo quanto emerge dalle fonti vicine alla polizia nordirlandese e riportato dall’agenzia di stampa Reuters, le forze dell’ordine avrebbero individuato la cellula che avrebbe piazzato l’ordigno. Si tratterebbe di un gruppo terroristico di lunga data e contrario agli accordi del Venerdì Santo e sarebbe attivo nell’area già da oltre venti anni.

Nonostante l’epilogo positivo della vicenda, il fatto evidenzia come ancora adesso in Irlanda del Nord la situazione non sia completamente stabilizzata, con una parte del popolo cattolico-irlandese che ancora crede nella lotta armata al Regno unito tramite azioni di terrore. In aggiunta, la recente questione legata alla Brexit e le tensioni aggiuntive che potrebbero vedere la luce nell’area a seguito di accordi commerciali negativi per la regione hanno contribuito ad alzare nuovamente i toni. Ed in questo scenario, l’attenzione dell’attuale esecutivo britannico guidato da Boris Johnson dovrà porre una particolare attenzione sulla questione, soprattutto per evitare che possibili escalation di tensioni portino ad un nuovo periodo segnato dal terrore nella regione.

Dalla riappacificazione di Belfast e della regione nordirlandese sono passati ormai quasi 22 anni, con la vita delle persone che ha potuto così riprendere la tranquilla quotidianità. Tuttavia, la rivalità rimasta accesa tra cattolici e protestanti è stata sempre un pericolo intrinseco della regione e con la quale tutti in Irlanda del Nord si sono abituati a convivere; ben coscienti che un minimo problema, da un momento all’altro, avrebbe potuto riaccendere vecchi focolai di guerra.

Il tentativo ordito dal gruppo terroristico deve però essere interpretato come un monito dalle alte sfere di Westminster, soprattutto nei riguardi degli accordi commerciali con l’Unione europea per il difficile confine che separa il Regno unito dalla Repubblica d’Irlanda, unica separazione terrestre che possiede Londra dall’Europa. In questo scenario, se si giungesse ad un mancato accordo – ossia, se si arrivasse all’Hard Brexit- con un ristabilimento del blocco doganale la situazione potrebbe velocemente degenerare, con i gruppi legati alla vecchia Irish Republican Army (Ira) che si sono rivelati già pronti per entrare in azione; riesumando vecchi spettri del passato del Paese. Ed in questo scenario, Johnson non può stare assolutamente tranquillo, con la questione irlandese che potrebbe, nuovamente, tenere banco nelle questioni di politica interna del Regno unito.