Ha preso il via nelle scorse ore la riunione annuale del cosiddetto “G5” del Sahel, ossia l’organizzazione che raggruppa Mauritania, Mali, Niger, Burkina Faso e Ciad. I lavori quest’anno si tengono ad Ouagadougou, capitale del Burkina Faso. E proprio in questo paese africano, che nel 2019 presiede il gruppo del Sahel, le ultime ore segnano una non indifferente preoccupazione per quelli che sono i tema principale di cui si discute nel G5, ossia la lotta al terrorismo e la sicurezza

Cos’è il G5

L’organizzazione nasce nel 2014 sulla scia di quanto accaduto negli anni precedenti soprattutto nel Mali, lì dove infatti i jihadisti riescono a formare tra il 2012 ed il 2013 un vero e proprio califfato nel nord del Paese. Dunque, si tratta di un raggruppamento che ha in primo luogo lo scopo di coordinare le difese di questi cinque Stati, strategici per via della loro posizione e nella lotta al terrorismo. Non a caso si tratta dei Paesi in cui ha luogo l’operazione Barkhane, iniziata nell’agosto del 2014 e che vede il dispiegamento di numerosi soldati francesi. È la Francia quindi a spingere maggiormente sulla creazione del formato del G5, la cui sede viene fissata a Nouakchott, in Mauritania, e la cui presidenza viene assegnata a rotazione annuale tra i cinque paesi. 

Oltre alla difesa, la collaborazione riguarda anche gli aspetti economici e di sviluppo. Una cooperazione quindi a 360 gradi, sviluppata su impulso francese durante i primi mesi del post guerra in Mali, ma consolidatasi poi nel corso degli anni e diventata quindi adesso artefice di uno degli organismi africani maggiormente presi in considerazione. L’area del resto non è importante soltanto nell’ottica della lotta al terrorismo: i paesi del G5 hanno importanti risorse nel sottosuolo, soprattutto il Niger è il principale fornitore di uranio e recentemente l’algerina Sonatrach ha scoperto anche giacimenti di petrolio. Anche la posizione dei cinque Paesi del Sahel appare fortemente strategica: di fatto, Mali, Burkina Faso, Mauritania, Ciad e Niger costituiscono un ponte tra il Magreb e l’Africa centrale. Ecco perché, nel corso degli anni, la riunione del G5 sembra assumere connotati sempre più importanti. 

Domina il tema della sicurezza

Ma è comunque la lotta al terrorismo e la cooperazione quindi in tema di difesa a rimanere centrale anche in questo G5 che, come detto, si svolge in Burkina Faso. Proprio nel Paese africano sono ore convulse: nelle province settentrionali da settimane le incursioni jihadiste si fanno più frequenti e provocano vittime tra militari e civili. Nelle ore in cui ad Ouagadougou si apre il summit del G5, come si apprende da un’agenzia dell’AdnKronos, l’esercito del Paese africano è impegnato in una vasta operazione anti terrorismo che, secondo stime del governo burkinabè, avrebbe fatto almeno 140 vittime tra i terroristi. Episodi questi che testimoniano come il terrorismo, soprattutto quello legato ad Al Qaeda nel Magreb Islamico (Aqim) e ad altri gruppi islamisti della regione, oramai fa breccia in molte parti del Sahel. 

Il fenomeno quindi non è soltanto confinato nel Mali, come invece fino a qualche anno fa. Nonostante operazioni francesi, dell’Ecowas e dell’Unione Africana, oltre che dei singoli eserciti dei paesi del G5, il terrorismo in questa parte del continente nero sembra dilagare. Un problema per le nazioni coinvolte, ma anche per il nord Africa e quindi l’Europa. La riunione dei cinque paesi del Sahel assume quindi, ancora di più, una valenza importante ai fini del coordinamento della sicurezza e viene osservata da vicino anche dai paesi confinanti.