Jurgen Conings, 46 anni, è un caporale dell’esercito belga diventato istruttore militare dopo una carriera nelle forze speciali del suo Paese e alcuni periodi in servizio in Iraq e in Afghanistan. Arruolatosi nel 1992, è diventato un operatore esperto in tattiche di mimetizzazione e nel tiro di precisione. Martedì 18 maggio, la sua auto è stata trovata abbandonata nel Limburgo belga con all’interno armi pesanti tra cui quattro lanciarazzi anticarro e munizioni. Il veicolo è stato trovato vicino al Parco Nazionale Hoge Kempen.

Il giorno prima aveva lasciato un biglietto alla sua fidanzata con scritto: “Ho in programma di unirmi alla resistenza, potrei non sopravvivere”.

Di che resistenza parla Conings e perché ha sottratto armi e munizioni dalla caserma? La storia del caporale sembra cominciare all’inizio di quest’anno, quando pare che abbia minacciato Marc Van Ranst, un virologo e consigliere governativo che appare regolarmente nei media. In un tweet, Conings chiedeva minacciosamente: “Chi ha l’indirizzo di Van Ranst?”.

Successivamente l’uomo è stato sottoposto a procedura disciplinare e confinato a un lavoro d’ufficio, ma recentemente gli è stato permesso di riprendere le sue solite mansioni. Forse questa è stata la goccia che ha fatto germogliare il seme della follia nella mente del caporale, già posto sotto osservazione dalle autorità militari belghe per il suo simpatizzare per l’estrema destra nazionale, e anche per questo nei “radar” dell’antiterrorismo.

Si ritiene che Conings abbia intessuto legami con Thomas Boutens, un ex soldato, condannato nel 2014 come leader del gruppo neonazista Blood, Soil, Honor and Faith in Flanders. Lo stesso giorno del ritrovamento dell’auto, Boutens ha twittato: “I pensieri sono con il fratello e vecchio collega d’armi J, ovunque tu sia, non sei solo, anche se è un mondo che sputa sui fedeli”.

Liquidare Conings come un pazzo “no vax” però è limitante, e potenzialmente errato. Il caporale sembra essere concentrato più verso il combattere le limitazioni alla libertà date dalle serrate – di cui Van Ranst è stato il fautore – piuttosto che avversare primariamente la campagna vaccinale. Si tratta quindi qualcosa di più profondo rispetto all’acritica adesione alle notizie false divulgate dagli ambienti antivaccinisti.

Il soggetto però è ritenuto pericoloso, tanto che è stata messa in campo una vera e propria caccia all’uomo nei suoi confronti, che però, al momento, non ha dato nessun risultato se non il ritrovamento dell’auto. Conings, essendo un militare esperto, è potenzialmente un soggetto molto difficile da rintracciare in un ambiente “selvaggio”, e dopo 8 giorni di inutili ricerche sembra proprio che il caporale sia stato capace di far sparire ogni traccia del suo passaggio.

La sua fuga, dicevamo, comincia il 18, quando la polizia belga annuncia formalmente la ricerca di un soldato professionista, allora anonimo, di stanza nella caserma di Peutie, che si diceva fosse armato con un lanciarazzi, una mitragliatrice e una pistola.

Le forze dell’ordine riescono, in quei primi momenti, a ricostruire parzialmente i suoi movimenti: si ritiene che Conings fosse prima nella regione di Beringen e poi più a nord verso Pelt, Paesi Bassi, e Maasland. In giornata viene ritrovata la sua auto nel Parco Nazionale.

Il giorno successivo la polizia chiude il parco di Hoge Kempen ritenendo che il fuggitivo potesse esservi nascosto e nel pomeriggio, un’intera colonna di veicoli della polizia (circa 250 uomini) arriva sul posto per prepararsi al rastrellamento, svolto anche con l’ausilio di elicotteri. Di Conings, però, nessuna traccia. Il livello di allerta viene alzato al massimo livello quando si apprende che il caporale è considerato “un estremista potenzialmente violento”.

Giovedì 20, mentre le ricerche continuano infruttuose, un certo numero di moschee nella provincia di Limburg chiudono temporaneamente i battenti, temendo forse un assalto come quello visto in Nuova Zelanda. Frattanto la caccia all’uomo diventa internazionale quando le autorità olandesi e tedesche annunciano di essere “in allerta e pronte”: la natura del territorio, infatti, impone che si coinvolgano i Paesi confinanti. A questo punto sono circa 350 gli uomini, tra poliziotti e soldati, coinvolti nella ricerca e si dice che Conings abbia abbastanza munizioni “per una piccola guerra”.

Al ministro della Difesa belga Ludivine Dedonder viene data una protezione extra da parte della polizia, ma non viene detto se è per via del fuggitivo.

Il 21 termina il rastrellamento del parco Hoge Kempen, e le autorità scoprono quello che credono sia stato l’accampamento di Conings. A questo punto le ricerche delle unità speciali si spostano almeno in direzione di Lanklaar. In questo momento le truppe belghe sono supportate anche da unità provenienti dal Lussemburgo e dalla Germania, mentre le unità speciali olandesi sorvegliano i valichi di frontiera. Frattanto il perimetro delle ricerche viene ampliato a tutto il Belgio.

Sabato 22 le ricerche continuano senza successo, e si viene a sapere dai media che il caporale ha scritto due lettere: una alla polizia, avvertendoli di ciò che stava per fare e minacciando il virologo Van Ranst, e un altra alla sua partner. La lettera scritta alla fidanzata è illuminante dal punto di vista del pensiero di Conings. Il militare scrive che non può “vivere con le bugie delle persone che decidono come dovremmo vivere” e che “la cosiddetta élite politica e ora anche i virologi decidono come io e te dovremmo vivere. Seminano odio e frustrazione, peggiori di quanto non ci fossero già. E nessuno si ribella contro questo. Se dici qualcosa, vieni punito”. Una ribellione contro il sistema di potere censorio e liberticida quindi, non una crociata “no vax” tout court.

Le autorità dispongono perquisizioni domiciliari in tutto il Belgio, per lo più verso persone coinvolte in movimenti di estrema destra o note per avere simpatie naziste. Forse si cercano possibili fiancheggiatori. L’Interpol a questo punto spicca un mandato internazionale di cattura per Congings.

Il 23 si apprende che undici soldati che sono attivamente monitorati dai servizi segreti per le loro simpatie di estrema destra vengono rimossi dai loro incarichi e viene precluso loro l’accesso a luoghi e informazioni sensibili: si teme che Conings possa generare emuli.

La polizia chiarisce che intende catturare il caporale vivo, mentre afferma anche che “agirà in modo appropriato e risponderà per legittima difesa” se la situazione lo richiederà. Le autorità, però, brancolano nel buio: il ministro dell’Interno Annelies Verlinden dichiara che “non abbiamo indicazioni su dove si trovi”.

Conings a questo punto viene indicato ufficialmente come “sospetto terrorista”, con accuse provvisorie di “tentato omicidio e possesso illegale di armi in un contesto terroristico”. Un’accusa che permetterebbe l’uso della massima forza in caso di avvistamento e anche la minima resistenza all’arresto, oltre a consentire alle forze di sicurezza poteri extra durante le indagini che non avrebbero nel caso di un criminale di routine.

Si viene a sapere che la polizia presume che Conings abbia un secondo obiettivo, oltre a Van Ranst, che rimane sotto protezione in un rifugio, ma non viene detto di chi si tratti.

Lunedì 24 maggio il procuratore federale Frédéric Van Leeuw lancia un appello tramite i notiziari televisivi affinché il fuggitivo si metta in contatto con qualcuno di cui si fida per capire come consegnarsi pacificamente. Le ricerche sono ancora infruttuose, e si vagliano tutte le soluzioni possibili per porre fine alla minaccia, tanto che qualcuno pensa che gli indizi lasciati da Conings nel parco Hoge Kempen siano stati un tentativo di depistaggio per sviare le autorità.

Il giorno successivo la caccia all’uomo non si arresta. “Ora stiamo usando tutti i mezzi a nostra disposizione per indagare sulla vita del sospettato”, riferisce Wenke Roggen dell’ufficio del pubblico ministero federale, che aggiunge “stiamo cercando in ogni modo possibile di rintracciare cosa ha fatto negli ultimi giorni e cosa ha intenzione di fare dopo. Vogliamo individuarlo e scoprire quali sono le sue azioni”. Si valuta se Conings possa aver organizzato un secondo rifugio o trovato ospitalità presso qualche conoscente.

Al momento in cui scriviamo, nonostante tutte le misure prese e la mobilitazione di forze dell’ordine e armate, di Conings non c’è ancora traccia. Il caporale “no vax” sembra essere un fantasma inafferrabile, e ogni ora passata in libertà, avvolge sempre più di un manto di inefficienza le autorità belghe agli occhi dell’opinione pubblica.

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