L’Isis vuole rinascere, più forte di prima. Abbandonato temporaneamente il sogno di istituire un califfato in Siria e in Iraq e costretta a cambiare strategia, l’organizzazione mira  all’apertura di nuovi fronti, in Africa e in Asia.

Alle wilayat – le province dell’Isis – sarebbe stato affidato il compito di continuare l’attività del gruppo. La nuova strategia punterebbe a ricostruire il califfato non più dalla culla dello Stato islamico, ma a partire da singole realtà locali.

Dopo aver sperimentato questo modello nel continente africano, l’Isis lo starebbe ora applicando all’Asia meridionale, un territorio che si sta rivelando particolarmente sensibile alla seduzione jihadista a causa di alcuni fattori, quali povertà, marginalità, uso diffuso di social media e governi deboli.

La wilayah Khorasan

Nella riconversione del suo progetto originario, l’Isis avrebbe riservato un ruolo particolarmente rilevante all’Afghanistan. Non è una novità che il Paese ospiti molti estremisti. Già patria dei talebani, a partire dal 2014 – in concomitanza con la proclamazione dello Stato islamico in Siria e in Iraq – ha visto l’arrivo anche di jihadisti dell’Isis.

Fin da subito, questi combattenti si sono organizzati nella wilayah Khorasan – la Provincia del Khorasan -, assumendo il nome di Isil-Kp e facendo seguaci. I primi sono stati i talebani pakistani, attirati dall’ideologia dello Stato islamico, che consideravano ancora più estremista. Oggi, il gruppo conta migliaia di combattenti provenienti da numerosi Paesi, tra i quali Cecenia, India e Bangladesh.

Inizialmente arroccato nella provincia di Nangarhar, al confine con il Pakistan, il gruppo Isil-Kp si è poi espanso nel nord-est dell’Afghanistan e, in particolare, nelle vicine province di Konar, Nuristan e Laghman. Una regione perfetta per nascondersi, montuosa e difficile da espugnare, non molto distante dal territorio in cui è vissuto il leader di Al-Qaeda nell’ultima fase della sua vita.

“Adesso, a Konar, la parte destra della strada appartiene ai talebani, quella sinistra all’Isis e il governo si trova nel mezzo” – spiega Ajmal Omar, membro del consiglio provinciale di Nangarhar – “Stanno prendendo possesso di un territorio chiave, protetto dalla sua altezza, nel quale possono progettare e inscenare attacchi, allenandosi per realizzarli”. Secondo Omar, è solo questione di tempo prima che quest’area diventi il nuovo centro propulsore dell’Isis.

Prove generali in Afghanistan

Una scena già vista. Un gruppo di fondamentalisti islamici cerca di farsi strada all’interno del Paese asiatico, con lo scopo di istituirvi uno Stato islamico, fondato sull’applicazione radicale delle norme islamiche. A quasi vent’anni di distanza dall’invasione americana, l’Afghanistan è ancora stretto nella morsa degli estremisti. Tuttavia, questa volta, l’Isis sembra fare ancora più paura dei talebani, essendo dotato di maggiori capacità militari.

A peggiorare il quadro, arriva anche l’avvertimento degli 007 americani e afgani: proprio dall’Afghanistan l’Isis starebbe pianificando attacchi contro l’Occidente. La recente serie di attentati che ha colpito Kabul non sarebbe altro che “un giro di prova” per preparasi ad attacchi ben più violenti in Europa e Stati Uniti. “L’obiettivo principale dell’Isis è condurre attacchi all’estero. È questo il loro obiettivo ed è solo questione di tempo”, ha dichiarato un funzionario dell’Intelligence americana di stanza in Afghanistan.

Secondo la stessa fonte, l’Isis sarebbe già all’opera, pronto a realizzare un attacco entro un anno. Lo confermerebbero gli ultimi arresti di jihadisti legati all’Isis afgano, avvenuti negli Stati Uniti, nonché i contatti che i combattenti catturati in Afghanistan hanno dimostrato di avere con numerosi Paesi nel mondo

Nel frattempo, continuerebbe in Afghanistan anche l’opera di proselitismo, da parte dell’Isis. Le università sembrerebbero essere i luoghi prediletti dove cercare nuovi seguaci. Una ricerca mirata: esperti di tecnologia, in grado di viaggiare all’estero, utilizzare i social media e contribuire all’organizzazione di attacchi altamente sofisticati.

Si profila una minaccia inquietante, confermata anche da Bruce Hoffman, direttore del Center for Security Studies della Georgetown University. L’Afghanistan sarebbe una possibile nuova base per lo Stato islamico, soprattutto dopo che l’organizzazione è stata costretta ad abbandonare il Siraq. “L’Isis ha investito una quantità esagerata di attenzioni e risorse in Afghanistan” – ha dichiarato Hoffman, sottolineando che nel territorio orientale del Paese, l’organizzazione avrebbe accumulato “ingenti scorte di armi”.