Ismail Haniya, classe 1962, è il “fresco” volto della dirigenza di Hamas, capo del politburo dell’organizzazione dal maggio 2017. Un ruolo da capo sedentario poiché, almeno fino al mese scorso, tutti i leader provenienti da Gaza hanno potuto viaggiare e spostarsi all’estero solo attraverso l’Egitto: questo aspetto aveva affidato de facto al Cairo il potere discrezionale di decidere dei loro spostamenti e dei loro viaggi. Lo stesso Haniya si era visto rifiutare più volte la possibilità di recarsi all’estero: in questi anni gli era stato richiesto di astenersi dal visitare paesi come l’Iran, il Qatar e la Turchia, condizioni che Hamas aveva criticato, reputandole un metodo subdolo per pilotare la propria agenda. L’ultima volta era accaduto a nel luglio scorso: il leader sperava di visitare un certo numero di paesi a sostegno della causa palestinese, tra cui Iran, Turchia e Qatar. Il Cairo, in quell’occasione, aveva citato le condizioni regionali e la sicurezza come fattori decisivi per quella scelta, senza chiarirla ulteriormente. Nel frattempo, Mousa Abu Marzouk, un altro membro anziano di Hamas, lo attendeva al Cairo nella speranza di giungere insieme in Russia: la visita di Abu Marzouk a Mosca è stata rinviata più di una volta nella speranza che l’Egitto avrebbe permesso a Haniyeh di lasciare il paese. Questo lo stato di cose fino allo scorso dicembre, quando ha avuto inizio il suo primo tour diplomatico, volto a potenziare le relazioni internazionali del movimento. Un segno di un’apertura tra Egitto e Hamas, così fondamentale nelle dinamiche regionali.

Un tour lungo sei mesi

Così, come una sorta di moderno Tito (senza panfilo), Haniya ha rotto con il sedentarismo imposto dal Cairo, partendo dalla Striscia di Gaza il 2 dicembre: una volta in Egitto, ha immediatamente incontrato una serie di funzionari locali, un obolo da sostenere per ottenere il nulla osta verso est. Secondo il network Al-Araby, negli incontri si è discusso della negoziazione di un cessate il fuoco a lungo termine tra Hamas e Israele e al termine degli incontri, è stato ottenuto finalmente il placet per il suo Goodwill tour. Le prime due tappe sono state Turchia e Qatar e sono previste visite ulteriori in Libano, Kuwait, Mauritania e Malesia. Non è stata ancora confermata una visita in Russia. Secondo quanto rivelato da  Adnan Abu Amer, opinionista su Al Jazeera, Hamas avrebbe probabilmente acconsentito a determinate condizioni e avrebbe fatto progressi su alcune questioni importanti per l’Egitto e i suoi alleati. Le autorità egiziane, ad esempio, avevano chiesto a Haniya di non partecipare al vertice islamico di Kuala Lumpur, in Malesia, che si è tenuto dal 18 dicembre. Haniya ha soddisfatto questa condizione, nonostante una delegazione di alto livello dall’ufficio politico sia stata comunque inviata al summit. Questa richiesta egiziana è stata presumibilmente il risultato delle pressioni dell’Arabia Saudita che ha visto la conferenza come un’alleanza alternativa all’Organizzazione della cooperazione islamica che sfiderebbe la sua leadership nel mondo musulmano.

Ma dietro a questa svolta estera di Haniya potrebbe esserci anche un progresso nel dialogo con Israele. I negoziati per una pausa a lungo termine delle ostilità hanno avuto inizio due anni fa, dopo che Hamas e Israele hanno raggiunto un’intesa sull’allentamento della situazione umanitaria nella Striscia di Gaza, consentendo l’introduzione di alcuni beni urgenti, e individuando alcune questioni su cui intervenire rapidamente come l’elettricità, l’approvvigionamento idrico e la disoccupazione.

In Turchia, il leader di Hamas ha incontrato il presidente Recep Tayyip Erdogan e discusso di varie questioni generali, tra cui lo status di Gerusalemme e il complesso della moschea di al-Aqsa, gli sforzi di riconciliazione con Fatah e la situazione a Gaza. Molto più pregna di significati la visita in Qatar, ove Haniya ha incontrato l’emiro Tamim bin Hamad Al Thani. Haniyeh ha espresso preoccupazione per il futuro della causa palestinese e ha esortato Hamas a tentare di lavorare per un governo di unità operativa in Palestina. Haniyeh è stato ricevuto dal suo predecessore, Khaled Mashaal, che attualmente vive in Qatar. Secondo i media, alcuni leader di Hamas potrebbero stare operando fattivamente nel contesto di una potenziale riconciliazione nel Golfo tra il Qatar e l’Arabia Saudita.

Una tappa simbolica: il funerale di Solemaini

Poi, è stata la volta dell’Iran, dove gli intenti del leader sono stati probabilmente sopraffatti dalla storia: il capo di Hamas ha visitato Teheran e partecipato al funerale del generale Qassem Soleimani, capo della Forza Quds assassinato a Baghdad venerdì scorso: qui, dove Haniya ha preso la parola, sono tornati i toni anti-sionisti e anti-israeliani. “Affermo che il progetto di resistenza in Palestina per affrontare il progetto sionista e resistere al progetto di dominazione americana non sarà rotto, indebolito o esiterà. Continuerà lungo il suo solido cammino, il percorso della resistenza, fino a quando non scaccerà gli occupanti dalla nostra terra e da Gerusalemme”: affermazioni molto lontane da quel moderato pragmatismo che aveva caratterizzato il leader fino ad alcuni mesi fa. Hamas, sovrana de facto della Striscia di Gaza, a volte è stata sostenuto dall’Iran, ma ha anche resistito ad avvicinarsi troppo ai sostenitori della linea dura di Teheran, a differenza del gruppo terrorista gazano Islamic Jihad, che ha costruito un grande arsenale grazie al sostegno della Repubblica islamica. L’Iran e Hamas negli ultimi anni hanno cercato di rinvigorire la loro relazione dopo che i due si sono trovati su due fronti opposti nei primi anni della guerra civile siriana. Negli ultimi anni, personaggi di spicco di Hamas hanno visitato Teheran e lodato la Repubblica islamica per aver promesso di sostenere i gruppi terroristici palestinesi a Gaza. Presumibilmente, Hamas sta ridefinendo le proprie alleanze regionali, rattoppando il rapporto con l’Iran allentatosi negli ultimi anni: di converso, la visita sarebbe prova del fatto che Teheran continuerà a finanziare il movimento. In precedenza era stato proprio l’Egitto, dietro le pressioni di Riad, ad impedire ad Haniya di recarsi in Iran. L’apparizione di Haniyeh al funerale di Teheran per Soleimani, a fianco del leader supremo iraniano Ayatollah Ali Khamanei, del presidente iraniano Hassan Rouhani e di altri leader della Repubblica islamica ha, infatti, una valenza simbolica altissima dal chiaro segno politico.

Mosca, quando?

Il tour di Haniya dovrebbe comprendere anche la Russia: è dal 2018, infatti, che Mosca lo invita ripetutamente. Un invito ciclicamente declinato non solo per le restrizioni imposte dall’Egitto ma anche per una volontà precisa, interna, di mantenere Hamas isolata dal caos geopolitico attuale. Fuori da Gaza, effettuate le importanti visite in Turchia, Iran e Qatar, giungere al cospetto di Putin potrebbe essere più semplice: il tempo c’è, del resto, visto che il leader dovrebbe assentarsi per circa 6 mesi, facendo base in Qatar, data la facilità con cui questo paese gli consentirà di spostarsi liberamente nella regione, con buona pace di Egitto e Arabia Saudita. Questo nuovo dinamismo permetterà ad Haniya di non essere più un leader isolato ma di riprendere i contatti con la longa manus di Hamas all’estero: in agenda, temi caldissimi come il cessate il fuoco con Israele, la riconciliazione con Fatah e le elezioni palestinesi.

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