Un video nei giorni scorsi ha riproposto la questione relativa alla sicurezza nel sud dell’Algeria e, in particolare, nei campi profughi dei Sahrawi di Tindouf. Si tratta di una zona dove appare molto radicato il Fronte del Polisario, il gruppo cioè che rivendica il controllo del Sahara occidentale e che ha molta presa tra i profughi stipati da diversi anni nella parte meridionale del territorio algerino. Nel video si esorta la gente a farsi esplodere ed a colpire obiettivi marocchini. Un incitamento alla violenza in pieno stile jihadista che non è passato inosservato. In ballo c’è infatti la sicurezza di una regione non molto lontana dal Mediterraneo.

Il video con le esortazioni a farsi esplodere

Le immagini che hanno fatto scalpore sono state girate proprio a Tindouf e divulgate poi via social. In esse si nota un uomo con gli occhiali e con un turbante verde in testa incitare la folla. La persona in questione è Khatri Alouh, uno dei più importanti leader politici del Polisario. Le sue frasi pronunciate al microfono non sono certo quelle di un normale comizio politico. Così come riportato da LaPresse, l’esponente del Fronte ha tutta l’intenzione di convincere le tante persone che lo seguono a compiere atti di violenza: “I militari devono impugnare le armi. I civili devono prendere e lanciare le bombe”, urla alla folla Khatri Alouh. Ma non solo. L’obiettivo della lotta armata invocata dal rappresentante del Polisario è ben preciso: il mirino è puntato nei confronti del Marocco.

Il Fronte è impegnato da sempre contro le autorità di Rabat. Dal 1975 al 1991 tra le due parti si è innescata una guerra conclusa con un cessate il fuoco non in grado al momento di portare a una definitiva risoluzione del problema. Da un lato infatti il Polisario rivendica l’indipendenza della cosiddetta Repubblica Araba del Sahara Occidentale, dall’altro il Marocco ha sempre parlato del diritto alla sovranità sulla regione. Oltre che per le parole che sembrano preannunciare un possibile ritorno alla violenza da parte del Polisario, nel discorso di Khatri Alouh a colpire maggiormente è l’inquietante vicinanza con la retorica e con i modi tipici dei guerriglieri jihadisti: “I civili devono farsi esplodere in mezzo al nemico per causare il più grande numero di vittime”, ha urlato al microfono. Frasi non diverse da quelle dei video dei terroristi dell’Isis o degli affiliati ai gruppi islamisti della regione.

Il pericolo di infiltrazioni jihadiste a Tindouf

Non è certo la prima volta che da questa zona dell’Algeria contrassegnata dai campi profughi arrivano immagini del genere. Il 12 novembre scorso i media marocchini hanno riportato un altro video, con protagonista questa volta un bambino. Armato e con tuta mimetica, posizionato davanti a una bandiera del Fronte del Polisario, il minore ha inneggiato alla guerra e alla lotta. Una modalità, hanno sottolineato gli esperti anti terrorismo marocchini, che ha ricordato molto quella del quattordicenne Abu al-Hassan al-Shami, il più giovane kamikaze affiliato all’Isis che si è fatto esplodere nel 2015 nella provincia irachena di Salahuddin.

Appelli alla violenza che confermano una situazione molto grave a Tindouf. Qui il terrorismo sta riuscendo sempre più ad attecchire. Del resto è proprio a cavallo tra l’Algeria e il Sahel che da anni si è sviluppata la variante più pericolosa del terrorismo africano. Fare proselitismo tra le tende dei campi profughi è operazione poi ancora più semplice. A dimostrare l’avanzata jihadista è anche il fatto che di Tindouf è Adnan Abu Walid al-Sahrawi. Su di lui pende una taglia di cinque milioni di Dollari da parte del Dipartimento di Stato Usa in quanto ritenuto responsabile della morte di quattro soldati statunitensi attaccati nella località nigerina di Tongo Tongo. Ma soprattutto è lui ad essere considerato leader dello Stato Islamico del Grande Sahara, formazione legata all’Isis in forte ascesa nel Sahel. Al-Sahrawi per anni è stato un membro attivo della fazione paramilitare del Polisario. Ulteriore segno di una sempre maggiore vicinanza tra questa organizzazione e il terrorismo islamista.