Il Kenya nord-occidentale – confinante con la Somalia – è una delle aree più problematiche dell’Africa. Abitata prevalentemente da pastori nomadi di etnia somala e con pochi villaggi nei quali è garantita l’istruzione, l’area è vessata da un altro problema che si è intensificato ulteriormente negli ultimi mesi: la presenza delle forze jihadiste collegate ad Al Shabaab. Particolarmente attive nel paese a causa dell’adesione del Kenya alle forze dell’Unione africana operative a Mogadiscio in sostegno del governo di unità nazionale, la piaga del Jihad si è contraddistinta soprattutto per l’attacco alle università nella capitale Nairobi ed alle scuole della provincia. Sono proprio i maestri ed i professori i principali bersagli degli attacchi, troppo poco difesi dalle autorità del Paese e spesso operativi in regioni troppo remote affinché possa essere garantita loro la sicurezza. Ma come mai sono proprio gli insegnanti l’obiettivo principale del terrore del Jihad somalo?

L’istruzione è l’arma più potente contro il Jihad

Per capire come mai l’istruzione sia il principale bersaglio degli attacchi dei gruppi jihadisti basta rivolgere lo sguardo all’Europa, dove negli scontri anni lo Stato islamico aveva compiuto un’ingente opera di profilazione. Se si osserva l’estrazione sociale media di coloro che si sono affiliati all’Isis, si noterà come il loro numero cresca col diminuire del livello di istruzione. Una forte base di conoscenze unite ad uno spiccato senso civico sono infatti le armi più letali per le cellule terroristiche, in quanto limitano ampiamente le proprie possibilità di profilazione.

E questo abbinamento Al Shabaab ha dato prova di conoscerlo perfettamente, dirottando i propri attacchi principalmente al già debole sistema di istruzione del Kenya. Impedendo il regolare svolgimento delle lezioni e demotivando alla partecipazione, un maggior numero di bambini non avrà le possibilità di istruirsi e più facilmente, in futuro, potrà essere persuaso dalle dottrine jihadiste; alimentando le cellule e permettendo di accrescere la propria potenza.

Danneggiare l’istruzione significa distruggere il futuro

Nel piano di attacco messo in atto da Al Shabaab nei confronti del Kenya rientra anche la volontà di distruggere le speranze future di un Paese che, tra mille difficoltà, sta lavorando duramente per diminuire il proprio distacco dagli avversari internazionali. Le imponenti riforme del sistema scolastico messe in campo per permettere la formazione di una élite dirigente futura rischiano infatti di essere gravemente compromesse dagli attacchi sistematici delle compagini jihadiste, decise nell’ostacolare i piani governativi di Nairobi. E in questo scenario, le uccisioni degli insegnanti sono proprio funzionali nel bloccare l’apprendimento dei ragazzi e per creare paura negli addetti ai lavori.

Negli scorsi giorni, le autorità del Paese hanno dichiarato la sospensione delle attività scolastiche nelle regioni di confine con la Somalia, arrendendosi alle compagini jihadiste operanti sul territorio. La decisione – necessaria in quanto l’organico scolastico è stato duramente decimato negli ultimi mesi – rischia però di avere delle forti ripercussioni sui giovani delle province che rischiano crescere privi della più basilare istruzione. Inoltre essa si configura come una netta vittoria del Jihad, il quale è stato in grado di assestare un duro colpo al suo più  temibile rivale: la conoscenza.

Nonostante nei prossimi mesi Nairobi abbia già elaborato un piano per rimettere insieme il sistema di istruzione e soprattutto un piano volto a difendere gli insegnanti, ogni giorno che viene perduto è un giorno in più che avvicina le giovani leve del Kenya al terrorismo africano. Ed in questo scenario, il Kenya rischia di giocarsi proprio la sua arma più potente nella sua lotta contro Al Shabaab.

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