Preoccupa sempre di più la situazione nel Mali. Il paese africano sprofonda nella violenza, soprattutto nelle regioni settentrionali. Le stesse che, tra indipendentismo tuareg e jihadismo, il governo di Bamako fa sempre più fatica a controllare. Se nella capitale la situazione (dopo gli attacchi che tra il 2015 ed il 2016 sono costati la vita a diversi cittadini anche stranieri) appare più tranquilla, lo stesso non si può dire per la zona settentrionale. Qui gli attacchi, sia contro i civili che contro soldati maliani e della missione Onu, sono quasi all’ordine del giorno. Le notizie dal Mali filtrano con il contagocce, il paese non è più al centro della scena mediatica da tempo nonostante la situazione sia in netto peggioramento. Ma quanto trapelato nelle scorse ore appare grave anche per un paese che sembra essersi “abituato” agli attentati. 

Un massacro vicino al confine con il Niger

Come si legge su AgenziaNova, ben 47 civili sono rimasti uccisi a causa di un attacco armato avvenuto nella zona di Melaka, non lontano dalla frontiera con il Niger. A riferirlo ai media internazionali è il cosiddetto Movimento per la Liberazione dell’Azawad, tra i protagonisti dei moti che tra il 2011 ed il 2012 portano alla dichiarazione di indipendenza del nord del Mali. In riferimento a questo attacco, si parla di un vero e proprio massacro di tuareg, l’etnia berbera stanziata tra il sud della Libia, il Niger ed il nord del Mali. Una regione che gli stessi tuareg chiamano per l’appunto Azawad, formalmente rientrata sotto il controllo di Bamako dal 2013. Qui i gruppi islamisti sono sempre più in ascesa e compiono sempre più eccidi. Quello sopra documentato è soltanto l’ultimo, e forse il più sanguinoso, di una lunga serie. La dinamica è la stessa di quella riportata dal gruppo dell’Azawad per l’attentato compiuto tra mercoledì e giovedì: uomini armati, in sella a motori od a bordo di pick up, raggiungono villaggi o posti di blocco militari ed aprono il fuoco.

Il gruppo di Aqim, Al Qaida nel Magreb Islamico, è quello che fa maggiormente paura. Radicato sul territorio, con i membri in grado di spostarsi senza molte difficoltà da un punto all’alto del nord del Mali, la sigla jihadista tiene sotto scacco il Mali. Né il governo e né i francesi, che nel paese sono presenti con l’imponente contingente della missione Barkhane  riescono a migliorare la situazione. Ed i tuareg, bersaglio principale degli islamisti, adesso si sentono in grave pericolo. I 47 morti dell’ultimo attacco appartengono a questa etnia, per gli abitanti di questa vasta zona del Mali, che si inoltra verso le prime dune del Sahara, la sicurezza inizia a diventare una vera e propria chimera.

Il perché del caos nel Mali

Il paese africano, già di per sé molto povero e con tante difficoltà interne, non trova pace dal 2012. In quell’anno scoppiano delle rivolte della popolazione tuareg nel nord del paese che, dopo il colpo di Stato che a Bamako rovescia il governo di Toure, portano alla dichiarazione di indipendenza dell’Azawad. Ma ben presto le milizie jihadiste della zona approfittano della debolezza delle istituzioni maliane per prendere il sopravvento. Al ritiro dell’esercito di Bamako, corrisponde anche la sconfitta delle neonate forze dell’Azawad. Gli islamisti arrivano a prendere anche Timbuctu, distruggendo molti monumenti storici dell’antica città africana. Poi nel gennaio 2013, su richiesta delle nuove istituzioni di Bamako, iniziano le operazioni delle forze internazionali. La più importante è quella francese, con l’allora presidente Hollande che autorizza l’avvio della cosiddetta “missione Serval“. Parigi usa anche l’aviazione, bombardando numerosi siti considerati basi o campi di addestramento dei miliziani jihadisti. 

Il nascente califfato nel nord del Mali viene stroncato sul nascere e Bamako riprende lentamente il controllo, anche grazie all’allentamento della tensione con l’Azawad. Ma lo spauracchio terrorista non cessa. Anzi, il Mali diventa protagonista di numerosi attentati eclatanti tra cui, soprattutto, spicca quello del novembre 2015 contro l’Hotel Radisson Blu a Bamako. In quell’occasione muoiono venti persone, ma l’attacco desta clamore in quanto compiuto a meno di una settimana da quello operato dall’Isis a Parigi. Poi è una lunga ed infinita scia di sangue, specie nel nord del paese. Fino all’ultimo drammatico episodio dei giorni scorsi. 

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