Tornavano da due anni vissuti in un campo profughi allestito nel nordest della Nigeria, rientravano nelle proprie case dopo che la minaccia terroristica sembrava svanita. E invece, a meno di un mese da un apparente ritorno alla normalità, almeno cento civili sono stati prelevati dalle proprie abitazioni e portati chissà dove. In qualche punto remoto della regione attorno al lago Ciad oppure in altri villaggi fuori dal controllo del governo centrale. L’incubo, in poche parole, si è prontamente materializzato. Il fatto è accaduto nella piccola località di Kukawa, nel tormentato Stato del Borno, nel nordest della Nigeria. Nel novembre del 2018 gli abitanti erano stati fatti sfollare per via della minaccia di Boko Haram, il gruppo jihadista che nel 2015 ha giurato fedeltà all’Isis. Adesso dietro il nuovo maxi rapimento di civili, c’è un’altra fazione definita “secessionista” rispetto a Boko Haram: si tratta dell’Iswap, ossia dello Stato Islamico dell’Africa Occidentale.

Cento civili rapiti, il terrore che ritorna

Nel novembre del 2018 un sanguinoso attacco da parte di Boko Haram aveva creato panico e vittime: a Kukawa decine di civili erano stati uffici, vittime che si sono aggiunte ad un elenco sempre più lungo di persone trucidate dalla furia jihadista del gruppo che da oramai più di dieci anni sta mettendo a ferro e fuoco il nord della Nigeria. Boko Haram è salito agli onori della cronaca in occidente nel 2014, quando i miliziani hanno rapito 275 studentesse dalla scuola di Chibok. La loro “colpa” era quella di non essere tutte musulmane e di voler studiare. I video delle ragazze rapite hanno fatto il giro del mondo e hanno fatto conoscere a livello internazionale la ferocia di Boko Haram. Quando anche Kukawa è rimasta sotto l’assedio dei terroristi, a quel punto gli abitanti hanno deciso di andarsene. In tanti hanno raggiunto il campo profughi allestito a Maiduguri, lì dove sono rimasti nella speranza quanto prima di ritornare nelle proprie abitazioni e nelle proprie terre. La situazione sembrava finalmente tornata alla normalità: Boko Haram ha perso terreno, secondo il governo Kukawa poteva tornare a essere abitata.

Il 2 agosto scorso, scortati dall’esercito, gli abitanti di questa località hanno fatto ritorno nei propri luoghi di origine. Ma la normalità è durata ben poco: il 19 agosto un commando di jihadisti a bordo di 22 camion è entrato a Kukawa ingaggiando una battaglia contro le forze di sicurezza locali. Ore drammatiche, in cui i residenti hanno rivisto le stesse scene di terrore vissute due anni prima. La battaglia, hanno raccontato miliziani locali al Corriere della Sera, è stata lunga e “fiera”. Alla fine, su quei camion usati per invadere Kukawa almeno cento civili sono stati fatti salire con la forza. Tra loro dovrebbero esserci anche donne e minori, non si conosce per il momento il criterio usato dai jihadisti per rapire gli abitanti, né tanto meno è possibile per il momento conoscere il loro destino.

Gli autori del rapimento

La tecnica usata è quella già tristemente ben nota all’interno della galassia del terrorismo nigeriano: gruppi di miliziani penetrano in un villaggio o in un centro abitato, attuando rapimenti e uccisioni per terrorizzare la popolazione. Avere in mano civili, vuol dire poter contrattare scambi con le autorità nigeriane oppure chiedere lauti riscatti. Questa volta però non dovrebbe esserci stato la zampino nefasto di Boko Haram. Ad attuare l’ennesima atrocità sono stati molto probabilmente i miliziani dell’Iswap, acronimo di Stato Islamico dell’Africa Occidentale. Gli esperti di terrorismo hanno descritto in questi anni questo gruppo come una vera e propria milizia dissidente e secessionista rispetto a Boko Haram. Così come si legge sul sito delle Nazioni Unite, dallo scorso 20 febbraio l’Iswap è inclusa nell’elenco delle organizzazioni terroristiche soggette a sanzioni. Dunque, il gruppo viene considerato diverso e distaccato rispetto a Boko Haram e, tra le motivazioni per le quali il Consiglio di Sicurezza ha adottato misure contro l’Iswap si parla di un’affiliazione dei miliziani all’Isis e ad una vicinanza anche con il mondo di Al Qaeda.

Si tratta quindi di una formazione jihadista che ha l’obiettivo di estendere le modalità terroristiche ereditate da Boko Haram anche al di fuori della Nigeria. Il nome del resto fa riferimento all’Africa occidentale, dunque la volontà evidente è essere un richiamo per tutta la galassia jihadista del Sahel e dei vari Paesi dell’area. Già oggi sia Boko Haram che lo stesso Iswap hanno contribuito a destabilizzare una vasta regione che dal Lago Ciad scende verso il centro della Nigeria. Paesi come lo stesso Ciad, il Burkina Faso, il Niger e il Camerun stanno risentendo particolarmente dell’ascesa del terrorismo islamico legato ai due gruppi sopra citati. Il rapimento efferato dei civili a Kukawa è un’altra dimostrazione dei pericoli che sta correndo il continente nero.

L’Africa sempre più epicentro del terrorismo

Dalla Nigeria al Mali, dalla Libia fino al corno d’Africa: il continente si sta rivelando sempre più assediato dal terrorismo di matrice jihadista. Pochi giorni fa il golpe compiuto a Bamako ha evidenziato molti pericoli in tal senso: proprio in Mali nel 2012 avevano preso piede dei piccoli califfati ed è qui che le idee fondamentaliste avanzano, purtroppo anche in alcuni strati della popolazione. In prospettiva futura, la situazione potrebbe quindi essere ancora più preoccupante tanto per il Mali che per tutto il Sahel. Anche in Burkina Faso e in Niger gli attentati e gli attacchi alla popolazione specie negli ultimi due anni sono in costante aumento. Al Baghdadi, il califfo dell’Isis ucciso nell’ottobre scorso, nell’ultimo suo discorso audio aveva individuato nell’Africa il nuovo centro del terrorismo internazionale: non è stato un caso, al contrario tutti questi elementi confermano la grave preoccupazione relativa alla sicurezza proveniente dal continente.

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