Ucciso in un sobborgo di Teheran da uomini armati a bordo di una moto: sarebbe morto così il 7 agosto scorso Abdullah Ahmed Abdullah, noto con il nome di battaglia Al Masri e numero due di Al Qaeda. La notizia è stata riportata dal New York Times, tuttavia non è stata confermata da nessuna delle parti in causa: né dal governo iraniani, né da quello americano, che avrebbe dato il via all’operazione, né da quello israeliano, il quale avrebbe inviato agenti del Mossad in Iran per eseguire il blitz.

I fatti narrati dal New York Times

Il quotidiano americano ha parlato di un’operazione quasi “chirurgica” operata il 7 agosto nella capitale iraniana. Alle 9 di sera Abdullah Ahmed Abdullah è uscito da casa a bordo della sua auto. Accanto a lui la figlia Miriam, vedova di Hamza Bin Laden, uno dei figli di Osama Bin Laden. Questo dà idea del forte legame, anche di carattere familiare, tra Al Masri e il fondatore di Al Qaeda. A un certo punto l’auto del terrorista è stata affiancata da una moto con due uomini a bordo. Questi ultimi hanno fatto esplodere cinque colpi d’arma da fuoco: quattro hanno centrato l’interno dell’auto con a bordo Al Masri e la figlia, uno invece un’altra autovettura nei paraggi. Sempre secondo il New York Times, in sella alla moto da cui sono partiti i colpi fatali vi erano due agenti del Mossad israeliano. L’operazione quindi potrebbe essere il frutto di un’intensa collaborazione tra i servizi segreti di Washington e quelli dello Stato ebraico.

I media iraniani hanno raccontato dell’accaduto parlando dell’uccisione di un certo Habib Daoud, presunto professore di storia di origine libanese, e della figlia Maryam. L’omicidio è stato quindi individuato come un agguato nei confronti di un possibile membro di Hezbollah, l’organizzazione sciita libanese supportata dall’Iran. Una ricostruzione che in questi mesi è sembrata plausibile, come ha sottolineato lo stesso quotidiano americano. I rapporti tra Hezbollah e Teheran sono molto stretti, dunque non è inverosimile che simpatizzanti del movimento dimorino o risiedano nella capitale iraniana. Tuttavia le notizie provenienti dal Libano sembrano smentire questa versione. Dopo aver interpellato alcuni funzionari libanesi e dopo alcune ricerche tra i media del Paese dei cedri, il New York Times è arrivato alla conclusione che non è mai esistito alcun professore di storia di nome Habib Daoud. Né tantomeno è possibile trovare questo profilo tra i simpatizzanti di Hezbollah legati a Teheran. Secondo una fonte dell’intelligence interpellata dal quotidiano della Grande Mela, Habib Daoud altro non era che il nome di copertura di Abdullah Ahmed Abdullah. A morire sotto i colpi di uomini armati in moto il 7 agosto sarebbe stato proprio lui.

Il profilo criminale di Al Masri

Nato in Egitto 58 anni fa, il terrorista era uno degli elementi di spicco di Al Qaeda. Tra i documenti dell’organizzazione terroristica Al Masri figura come tra i fondatori, nonché uno degli uomini più vicini a Bin Laden. I due sono stati stretti collaboratori soprattutto nel periodo sudanese dello sceicco del terrore. Ma i primi contatti sono stati in Afghanistan negli anni ’80, durante la guerra condotta dai mujaheddin contro l’invasione sovietica. Al Masri è partito dall’Egitto, dopo che in patria era noto per essere un giocatore di buon livello nella locale massima lega calcistica. Da qui ha raggiunto l’Afghanistan, entrando quindi in contatto con i gruppi islamisti. Una volta terminata la guerra, il governo de Il Cairo ha negato ad Al Masri il rientro. Di lui a questo punto si conosce la sua attività in Somalia: qui ha addestrato diversi combattenti, contribuendo alla destabilizzazione del Paese africano e alla crescita della jihad nel corno d’Africa. Per questo il fondatore di Al Qaeda lo ha voluto con sé in Sudan. Il suo compito era quello di compiere attacchi contro obiettivi americani nella regione.

Ad Al Masri è stato sempre considerato come la mente degli attentati contro le ambasciate Usa di Nairobi e Dodoma, avvenuti il 7 agosto 1998. Un dettaglio non da poco quello della data, visto che l’agguato a Teheran di cui ha parlato il New York Times è avvenuto proprio il 7 agosto scorso. Gli attacchi contro le sedi diplomatiche americane hanno provocato più di 200 vittime, ma soprattutto hanno inaugurato la stagione di attentati culminata poi con l’11 settembre 2001. Su Al Masri pendeva (o pende ancora, visto che ufficialmente la morte non è stata confermata) una taglia da dieci milioni di Dollari. Per le fonti dei servizi contattati dal New York Times, il terrorista, diventato dopo la morte di Bin Laden numero due di Al Qaeda, viveva a Teheran dal 2015. Ma forse i contatti con l’Iran risalivano al 2003.

Le reazioni

Nessuno ha confermato l’agguato contro Al Masri. In primis la stessa Al Qaeda, che in questi mesi non ha espresso alcun cordoglio per la perdita del suo numero due. Nessuna conferma nemmeno da Washington e da Israele: il New York Times ha sottolineato che ha chiesto commenti da parte dell’amministrazione Usa e del governo israeliano, ma tutti hanno tenuto bocche cucite. L’unica reazione è arrivata da Teheran, che però smentisce la ricostruzione del quotidiano newyorkese: “Sono informazioni del tutto inventate”, si legge in una nota del ministero degli Esteri iraniano.

La notizia potrebbe creare più di un imbarazzo ai vertici della Repubblica islamica. Sia perché avrebbe ospitato un terrorista di Al Qaeda e sia perché servizi segreti stranieri avrebbero effettuato operazioni all’interno del proprio territorio. L’Iran, teocrazia sciita, è acerrima nemica sotto il profilo ideologico e politico di Al Qaeda, che è un’organizzazione terroristica dove si promuove una visione molto rigida dell’Islam sunnita. Tuttavia, hanno fatto notare funzionari Usa al New York Times, in alcuni casi potrebbe essere sorta una provvisoria alleanza per via dei nemici in comune.

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