Il Niger fa ancora una volta i conti con gli assalti islamisti di Boko Haram e con le insidie dei fondamentalisti che minacciano il paese da più parti. Strategico per via della sua posizione geografica e per le riserve di uranio che nasconde nel sottosuolo, il Niger però si trova tra due fuochi nella lotta al terrorismo: da un lato infatti deve affrontare le minacce dell’espansione dei gruppi jihadisti del Sahel, dall’altro invece fronteggia per l’appunto l’avanzata di Boko Haram dalla Nigeria.

L’attentato di Nguigmi

L’ultimo evento di cronaca in tal senso lascia l’opinione pubblica nigerina sconvolta sia per il numero di vittime, sia per le modalità con cui l’attentato viene attuato. Accade tutto nella notte tra il 26 ed il 27 marzo scorso, presso la cittadina di Nguigmi. La località è una delle più delicate del Niger: da qui parte l’Rn1, la strada che percorre per intero la zona meridionale del paese e che giunge fino alla capitale Niamey ma, soprattutto, da quando Boko Haram si radica nel nord della Nigeria il confine con il più popoloso paese africano fa davvero paura. A separare Nguigmi dalle regioni in cui sono insediati i fondamentalisti nigeriani è soltanto il fiume Komadougou. Le sue acque in inverno fungono da barriera naturale, ma quando il corso appare a secco già all’inizio della primavera questa regione del Niger deve fronteggiare le offensive jihadiste.

E, puntualmente, ecco che i terroristi di Boko Haram varcano il confine e creano apprensione tra i nigerini. L’attentato del 27 marzo, come riportato dal sito ActuNiger, prende di mira alcuni diversi edifici pubblici di Nguigmi. Vengono collocati esplosivi in una stazione di Polizia ed in altri luoghi al centro della cittadina. Le deflagrazioni più importanti sono almeno due, stando a quanto descritto su ActuNiger, e provocano dodici morti. Tra di essi anche diversi giovani poliziotti, ma anche civili. Ed il Niger si interroga adesso su quello che aspetta il paese nei prossimi mesi: ancora attentati oppure è possibile sperare in una decisiva risposta del governo?

L’escalation jihadista nel Sahel

Tutti i paesi del cosiddetto G5 del Sahel, ossia Niger, Ciad, Burkina Faso, Mali e Mauritania, fronteggiano da anni le avanzate dei terroristi nella regione. A partire dal Mali, che tra il 2012 ed il 2013 vede addirittura il costituirsi di un califfato nel nord del paese. In questo paese a svilupparsi sono soprattutto i gruppi legati ad Aqim (Al Qaeda nel Magreb Islamico) ed altre sigle che negli anni precedenti trovano terreno fertile tra il Sahara ed il Sahel, come ad esempio quella relativa ad al-Murabitun. L’intervento francese nel Mali contribuisce a ridimensionare il potere dei gruppi terroristici nel nord, ma il paese africano rimane profondamente instabile e con i jihadisti che più volte colpiscono civili e soldati. Dal Mali poi, il fenomeno islamista trova spazio anche nel Burkina Faso, dove nel 2016 un attentato ad Ouagadougou provoca 30 vittime.

In questo paese la recrudescenza del fenomeno jihadista è ben evidente nel 2018, quando nelle province settentrionali il rischio attentati paralizza interi territori. Nello scorso mese di febbraio, l’esercito burkinabè risulta impegnato in vaste azioni anti terrorismo che uccidono almeno 140 integralisti dopo diversi mesi in cui il governo di Ouagadougou conta parecchie vittime in diversi attentati. Ma a preoccupare, come detto, è anche la situazione che si vive nelle regioni affacciate sul lago Ciad. Il Niger è alle prese con il doppio fronte relativo alle sigle legate ad Al Qaeda nel nord e nella zona occidentale del paese, mentre al confine con Ciad e Nigeria il gruppo di Boko Haram, come dimostra l’azione portata a termine a Nguigmi, continua con le sue tragiche incursioni.

Quello del contrasto al terrorismo africano appare un tema sempre più prioritario. E questo sia per i paesi coinvolti, che l’Europa visto che al di là del Sahara inizia la fascia mediterranea. L’instabilità della Libia e l’incapacità dei governi del G5 nel fare fronte da soli al problema dell’avanza jihadista rappresentano, al momento, le preoccupazioni maggiori dei paesi occidentali. Proprio nel Niger sono presenti diversi contingenti internazionali, oltre quello francese ed americano, tra cui anche il gruppo di soldati italiani che dallo scorso autunno porta avanti una missione volta ad addestrare le forze di sicurezza locali.

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