Il Niger è stato colpito da un grave attentato terroristico compiuto da militanti jihadisti: una base militare situata ad Inates, nelle regioni occidentali dello Stato, è stata infatti attaccata da alcune centinaia guerriglieri nella serata di martedì e questo episodio violento ha provocato la morte di almeno settantuno soldati, il ferimento di una dozzina di militari e la scomparsa di un numero imprecisato di altri. Un numero consistente di militanti sarebbe inoltre stato ucciso. Il colonnello Boubacar Hassan, portavoce delle forze armate di Niamey, ha inoltre riferito che il combattimento è stato contrassegnato dall’uso di colpi di artiglieria e di veicolo kamikaze da parte degli assalitori. L’attacco fa seguito ad una serie di altri episodi simili avvenuti nella regione del Sahel e che hanno consentito ai radicali islamici di entrare in possesso di armi e veicoli militari. Secondo alcuni osservatori, inoltre, questi assalti permetterebbero ai jihadisti di espandere le aree sotto il proprio controllo. L’attentato ha avuto luogo in un’area dove sono attivi militanti legati allo Stato Islamico, che quest’anno hanno anche ucciso due capi villaggio e ad una distanza di 30 miglia da Ouallam, dove circa due anni fa quattro soldati americani e quattro nigerini erano stati uccisi durante un pattugliamento.

Una regione allo sbando

Il Sahel è ormai destabilizzato dai costanti attacchi degli estremisti islamici e le nazioni della regione non sono ancora riuscite ad elaborare una strategia vincente per contenere gli assalti violenti. L’istituzione della G5 Sahel, un’organizzazione antiterrorismo che vede riuniti Mali, Niger, Ciad, Mauritania e Burkina Faso, non si è rivelata particolarmente efficace così come la presenza dei 4500 uomini delle forze militari francesi attivi in loco. Il peggiorare della situazione ha facilitato lo sviluppo di una serie di dimostrazioni popolari contro i governi regionali e contro Parigi. Il presidente Emmanuel Macron, deluso da quanto accaduto, ha invitato i 5 leader regionali ad un summit che avrà luogo in Francia e dove chiederà loro se desiderano che le truppe francesi continuino ad essere presenti nell’area. Il ministro degli Esteri Jean-Yves Le Drian ha chiarito, nel corso di un’intervista concessa al quotidiano Le Monde, come la Francia non abbia altri interessi nella regione se non la tutela della sua stessa sicurezza mentre i capi di Stato del Sahel sarebbero irritati dal trattamento loro riservato da parte dell’Eliseo, percepito come una sorta di ultimatum.

Le prospettive

Il deteriorarsi delle condizioni di sicurezza in Niger è testimoniato anche dal fatto che, nella giornata di lunedì, un altro assalto aveva colpito una base militare, situata ad Agando nella regione di Tahoua, provocando la morte di tre soldati e di quattordici militanti jihadisti. L’esecutivo di Niamey ha esteso per un ulteriore trimestre lo stato di emergenza in vigore dal 2017 in alcune aree del Paese per combattere il radicalismo islamico ed ha assegnato ulteriori poteri in materia di sicurezza alle forze armate locali. Il presidente Mahamadou Issoufou, invece, è rientrato nel Paese dall’Egitto nella giornata di mercoledì in seguito alla “tragedia” avvenuta. Il timore è che le fragili istituzioni statali della regione possano subire scossoni autoritari a causa del proliferare della violenza ed al diffondersi degli attentati e che ciò possa influire, negativamente, sull’assetto costituzionale degli Stati in questione.

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