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È stato uno dei primi leader mondiali a esprimere vicinanza e cordoglio a Vladimir Putin. In seguito alla strage avvenuta all’interno del Crocus City Hall di Mosca, Xi Jinping ha espresso il suo choc per il “grave attacco terroristico” e ha inviato “profonde e sincere condoglianze” alle vittime e alle loro famiglie a nome del governo e del popolo cinese. “La Cina è contro il terrorismo di qualsiasi forma. Condanniamo fermamente gli attacchi terroristici e sosteniamo fermamente gli sforzi del governo russo nel salvaguardare la sicurezza e la stabilità nazionale”, ha affermato il presidente cinese.

La reazione politica di Pechino

La reazione di Pechino è stata in linea con la partnership senza limiti stretta tra i due Paesi nel febbraio 2022: massima vicinanza e solidarietà alla Federazione Russa. Dal punto di vista politico, tuttavia, la Cina non ha fatto emergere indicazioni degne di nota. Mentre il Cremlino sta cercando di ricostruire quanto avvenuto, tra la rivendicazione dell’Isis-K e il sospetto che dietro i terroristi arrestati ci sia la mano occidentale (leggi: Stati Uniti, Regno Unito, Ucraina e Nato), il Dragone non ha alcuna intenzione di alimentare teorie del complotto o tacciare Paesi terzi di un ipotetico coinvolgimento nei fatti. È lecito supporre che, quando e se Mosca proporrà una versione ufficiale della vicenda, Pechino si unirà al coro russo.

Media e social

I media della Repubblica Popolare Cinese si sono mantenuti cauti nel coprire l’attentato. Anche i tabloid solitamente più baldanzosi questa volta hanno mantenuto toni pacati. Il quotidiano China Daily ha scritto che “i pazzi terroristi sono una minaccia per l’umanità” e che “le persone amanti della pace in tutto il mondo, indipendentemente dalla razza, dalla nazionalità o dal credo religioso, dovrebbero unirsi per condannare e combattere gli attacchi terroristici dilaganti”.

Merita menzione il lavoro svolto da The Paper, che ha raccolto le testimonianze dei cittadini cinesi presenti a Mosca durante l’assalto dei terroristi. Chen Yiming, uno studente cinese dell’Università statale di San Pietroburgo, ha ad esempio raccontato di trovarsi in un ristorante situato all’interno dello stesso complesso commerciale di Mosca dove si trovava la sala da concerto quando è avvenuto l’attacco. “Ero in un ristorante e pensavo a cosa ordinare. Poi ho sentito una forte esplosione […]Ero scioccato, totalmente all’oscuro di quello che era successo. All’inizio pensavo che potesse trattarsi di un attacco di droni. Poi ho sentito sparare, come se stessero scoppiando dei petardi”, ha spiegato il ragazzo.

Altri studenti cinesi in Russia – ve ne sono circa 44mila – hanno postato sulla piattaforma social Xiaohongshu messaggi di apprensione dopo aver appreso la notizia della strage. La stessa notizia che ha attirato oltre 21 milioni di visualizzazioni e più di 7.000 commenti su un altro social diffuso in Cina, Weibo. A proposito di social, non sono mancate le persone comuni che hanno lanciato pesanti accuse contro la Nato e gli Stati Uniti, ipotizzando – in maniera più o meno soft – che dietro l’attentato potesse esserci la longa manus dell’Occidente.

Tralasciando la vox populi, Hu Xijin, ex caporedattore del Global Times, ha affermato che l’attacco è stato un “test per la sicurezza militare” dell’area centrale di Mosca e un test politico per Putin, che all’inizio di questo mese è stato confermato presidente. “È un avvertimento per Putin prima che inizi il suo nuovo mandato”, ha scritto Hu su Weibo. “L’attacco potrebbe peggiorare la situazione in Russia e impressionare le persone (facendo loro credere che) Mosca non sia più sicura. Le aree russe, anche quelle lontane dai campi di battaglia della guerra con l’Ucraina, potrebbero diventare obiettivi di attacco. In molti luoghi, la difesa è debole e persino inesistente”, ha scritto il giornalista, ipotizzando il significato dell’attentato.

Nel caso in cui e le autorità russe dovessero provare un collegamento certo tra l’assalto al Crocus City Hall e l’Isis-K, allora potremmo aspettarci una più stretta cooperazione sino-russa in materia di sicurezza e intelligence in Afghanistan e in Asia centrale. Dal canto suo, Xi potrebbe offrire all’amico Putin l’ancora di salvataggio della Global Security Initiative, un’iniziativa per la sicurezza globale lanciata dalla Cina nel 2022 per affrontare al meglio la diplomazia e gli affari globali, e rendere il mondo un luogo più sicuro.

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