New Delhi (e non solo) ha smesso di dormire sogni tranquilli da quando, da più parti, sono iniziate a piovere le prove sempre più schiaccianti delle connivenze tra l’esercito pakistano e i gruppi terroristici sparsi per il paese, in particolare cellule jihadiste. Secondo l’Hindustan Times, la scorsa settimana, il generale Asif Ghafoor, direttore generale delle relazioni pubbliche inter-servizi, il braccio mediatico dell’Esercito, ha visitato la madrassa di Jamia Rashidia durante un viaggio a Karachi con il capo dell’esercito, il generale Qamar Bajwa.

La madrassa di Jamia Rashidia

Jamia Rashidia  (Jamiatur Rasheed), nota anche come Kulya-tush-Shariah, è una delle principali istituzioni educative e religiose del paese. In breve tempo, la madrassa è diventata famosa sia in patria che all’estero: l’istituto fornisce istruzione senza l’addebito di alcuna retta e garantisce agli studenti uno stipendio mensile. Si tratta di un centro studi che fornisce corsi specialistici in legge e cultura islamica, arabo, inglese e lingua urdu. Qui, il generale Ghafoor è stato accolto come una celebrità mentre teneva il suo discorso agli studenti: l’istituto è noto per i suoi legami torbidi con il gruppo Jaish-e-Mohammad, formazione terrorista islamista con sede in Pakistan ed attiva in Kashmir. Costituita nel 2000, Jaish-e-Muhammad (JeM o Army of Muhammad) mira a minare e rovesciare il controllo indiano sul Kashmir attraverso attacchi a obiettivi strategici. Il gruppo è stato fondato da Masood Azhar, che in precedenza aveva combattuto sotto lo stendardo di Harkat-ul-Mujahideen ed è stato collegato ad al-Qaeda. Azhar ha fondato JeM dopo essere stato rilasciato dalla custodia indiana nel 1999, in cambio di oltre 150 ostaggi detenuti su un volo della Indian Airlines che era stato dirottato e deviato a Kandahar in Afghanistan. Azhar è responsabile dell’organizzazione degli attentati terroristici a Mumbai del 2011 e di un attentato che nel febbraio 2011 in Kashmir. Il gruppo opera con la sponsorizzazione e la copertura politica della Inter-Services Intelligence pakistana, l’intelligence militare, e viene utilizzato per compiere attentati anche a danno del governo di Delhi. Il gruppo Jaish-e-Mohammad sarebbe responsabile, inoltre, dell’omicidio del giornalista americano Daniel Pearl che si era recato in Pakistan nel 2002 per indagare sui rapporti tra al-Qaeda e l’Intelligence pakistana. Secondo le Nazioni Unite Azhar avrebbe fondato JeM con il sostegno di Osama bin Laden e dei talebani afgani e ha sostenuto attivamente la lotta dei talebani contro le forze NATO a guida USA dal 2001.

Chi è Aurangzeb Farooqi

Coinvolti in queste liaisons dangereuses anche i Pakistan Rangers, un’organizzazione paramilitare per l’applicazione della legge in Pakistan che ha come missione primaria proteggere siti importanti come il confine bollente con l’India. Alcune immagini e video mostrerebbero queste forze speciali fraternizzare con Aurangzeb Farooqi, leader del partito Ahle Sunnat Wal Jamaat (ASWJ), un fronte del famigerato Sipah-e-Sahaba Pakistan (SSP), accusato di aver preso parte all’uccisione di centinaia di membri della minoranza sciita pakistana. Più volte in passato è stato accusato di diffondere l’odio religioso ed è stato legato all’omicidio di diversi attivisti sciiti pakistani. L’SSP è riemerso come ASWJ dopo essere stato bandito dall’ex presidente Pervez Musharraf nel 2002. L’ASWJ, a sua volta, è stato bandito dal governo pakistano nel 2012. Entrambi i gruppi sono nell’elenco aggiornato delle organizzazioni vietate dell’Autorità nazionale antiterrorismo. Diversi analisti sono convinti che dietro Farooqi vi sia la formazione Lashkar-e-Jhangvi, un gruppo violento e settario legato palesemente ad al- Qaeda. Poco noto in Occidente, il gruppo prevalentemente operativo nel Punjab, ha insanguinato il Pakistan per anni. Gli analisti affermano che negli ultimi anni avrebbe fatto fronte comune con lo Stato Islamico. Conosciuto come LeJ, ha introdotto la violenza settaria in Pakistan nel 1996. Ha come obiettivo quello di realizzare un regno musulmano sunnita in Pakistan e ha rivendicato la responsabilità dell’uccisione di centinaia di musulmani sciiti in attacchi terroristici sebbene il governo pakistano lo abbia bandito nel 2001. Il gruppo è in grado di tessere rapporti molto stretti con la politica locale, arrivando a collocare suoi simpatizzanti in parlamento.

Una nazione, due volti

Negli ultimi due anni, le forze armate pakistane avevano apparentemente interrotto tali contatti-almeno pubblicamente- a causa della condanna internazionale di questi rapporti e della richiesta da parte delle potenze occidentali di interrompere il finanziamento alla multinazionale del terrore. Eppure, a leggere l’andamento della politica di sicurezza pakistana, emerge una grossa contraddizione. La maggior parte di questi movimenti sono banditi eppure poco più di un anno fa erano giunti in Parlamento. Allora alcuni attivisti provarono a bloccare la candidatura di Farooqi e di altri islamisti, ma le loro doléhances rimasero lettera morta. Un tribunale pakistano bocciò la loro rimostranza a causa delle poche sottoscrizioni. Perché questa discrasia, dunque? Bisogna ricordare il peso politico che l’esercito pakistano ha nella vita del paese: a suon di attacchi, colpi di stato e candidati manipolati, i  militari pakistani sfoderano e sfoggiano il loro potere mescolandosi al ginepraio islamista, impedendo la vita democratica. Si tratta di una nazione a due velocità che vive una costante schizofrenia, quella che ha portato al potere Musharraf, ucciso brutalmente Benazir Bhutto, e poi ancora condannato a morte il primo.

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