Quattordici persone sono rimaste ferite nella città di Anantnag, situata nel Kashmir meridionale, in seguito al lancio di una granata avvenuto nei pressi dell’Ufficio Giudiziario locale. La tensione nel Kashmir continua così ad aumentare dopo la decisione, presa lo scorso 5 agosto dal governo di Nuova Delhi, di abrogare lo statuto di autonomia dell’unico Stato a maggioranza musulmana dell’India. Questa azione ha provocato forti proteste nello Stato ed ha portato le autorità a rafforzare la presenza delle forze di sicurezza nella regione e ad arrestare migliaia di persone. La vita quotidiana risulta quindi paralizzata con gravi ricadute sui civili. La polizia ha attribuito l’attacco con la granata a presunti terroristi ed in ogni caso questo evento getta nuove ed inquietanti ombre sui futuri sviluppi. La regione è contesa, sin dal 1947, tra India e Pakistan ed una violenta insurrezione separatista locale, iniziata nel 1989, unita alla sanguinosa risposta del governo di Nuova Delhi ha provocato decine di migliaia di morti e gravi danni all’economia.

Gli sviluppi

Migliaia di persone appartenenti al Jammu and Kashmir Liberation Front (JKLF) hanno iniziato una marcia nel Kashmir pakistano ed intendono raggiungere dapprima il confine con l’India e poi entrare nel territorio amministrato da Nuova Delhi. I dimostranti vogliono denunciare la repressione portata avanti dal governo indiano nella regione. Imran Khan, primo ministro del Pakistan, ha cercato di dissuadere i manifestanti dai loro intenti per evitare che le loro azioni facciano poi il gioco dell’India. Islamabad ha offerto, in più occasioni nel corso di questa crisi, tutto il proprio supporto alla popolazione della regione ed ha attaccato ripetutamente l’atteggiamento repressivo adottato dal governo di Narendra Modi. Al momento, però, poco o nulla è cambiato in Kashmir e la vita nello Stato, dove le forze di sicurezza indiane sono molto presenti, continua ad essere difficile. Il servizio offerto da scuole ed uffici pubblici è irregolare e molti esercizi commerciali restano chiusi, alcuni per paura di attacchi da parte dei separatisti altri come forma di protesta contro le autorità di Nuova Delhi. Gli avvocati della regione continuano a scioperare dopo l’arresto di due importanti esponenti locali e questo impedisce alle famiglie di coloro che sono stati arrestati dalle forze di sicurezza di esperire ricorsi giudiziari per il loro rilascio. Secondo un osservatore indiano l’attuale fase di tensione sperimentata dal Kashmir è destinata, nel tempo, a normalizzarsi ed i cittadini dello Stato a venire integrati nella nazione indiana. Una prospettiva, questa, che pecca probabilmente di eccessivo ottimismo.

Il futuro

L’India ritiene la questione del Kashmir un proprio problema interno e non gradisce gli interventi della comunità internazionale sull’argomento e quando ciò avviene c’è il rischio che si sviluppino nuove tensioni. La Malesia e la Turchia, che hanno recentemente espresso riserve nei confronti delle azioni di Nuova Delhi nello Stato, hanno così subito a loro volta le critiche del governo di Narendra Modi. La possibile creazione di una vasta coalizione di Paesi musulmani in difesa del Kashmir potrebbe ostacolare gli sforzi di Nuova Delhi nel cercare di normalizzare a proprio vantaggio la situazione nella regione. Il Pakistan ha tutta l’intenzione di continuare a cercare l’appoggio della comunità internazionale su questo tema e ciò preoccupa non poco le autorità indiane. L’attacco con la granata potrebbe significare poi un ritorno, su vasta scala, del terrorismo separatista nel Kashmir e quindi una significativa instabilità che andrebbe a danneggiare anche l’India. Nuova Delhi ed Islamabad continuano a fronteggiarsi su posizioni contrapposte e difficilmente conciliabili ed il nazionalismo che permea l’approccio e le relazioni tra i due Stati impedisce di poter giungere ad una qualche forma di compromesso. In questo senso anche l’offerta di mediazione lanciata da Donald Trump si concluderà probabilmente con un nulla di fatto e sarà destinata a fallire. Il timore è che un piccolo evento possa far precipitare, da un giorno all’altro, la situazione che si regge su un equilibrio molto precario e che ciò possa portare allo scoppio di violenze su larga scala e ad un caos ingestibile.