La storia di una lotta interna a ciò che resta dello Stato islamico potrebbe essere vera: sei mesi fa ci sarebbe stato un tentativo di golpe per rovesciare il califfo Abu Bakr al Baghdadi. A rivelarlo è stato un terrorista collegato in qualche modo al nostro Paese, tanto da essere soprannominato “Bin Laden Al Itali”, ossia “l’italiano”.
Il jihadista, che ha combattuto in Siria e che adesso è caduto nelle mani della milizie curde avrebbe rilasciato un’intervista all’emittente televisiva Al Arabiya, affermando che Al Baghdadi è ancora vivo, e sei mesi fa si trovata nei pressi di Ash Shàfah, “a pochi chilometri a nord di Abu Kamal, al confine tra Siria e Iraq”.
In quel periodo Abu Nasiba, soprannominato “Bin Laden” – come l’ex leader dell’organizzazione Al Qaeda – e “l’italiano” – per via della sua giovinezza trascorsa nella città di Milano – era impegnato sul fronte tenuto dall’Isis nell’area di al Muazan, vicino Deir Ezzor. Rimasto ferito durante un raid aereo della coalizione sferrato nella zona di Susa, venne fatto prigioniero dai soldati curdi, ma afferma che in quel momento Al Baghdadi era ancora vivo, come potrebbe esserlo ancora oggi, ” nascosto in Iraq o in Turchia”. Non nell’enclave siriana ancora controllata dall’Isis, chiuso in una sacca semidesertica che ogni giorno si restringe di qualche chilometro prima di scomparire e decretare la distruzione definitiva dello Stato Islamico di Iraq e Siria, ma scappato dai suoi ex seguaci che voleva rovesciarlo in “zone più sicure”.
Secondo la parola del terrorista, il califfo non appare in pubblico “dall’inizio dei raid aerei della Coalizione internazionale contro quella zona”. Egli ritiene infatti che molto probabilmente Al Baghdadi abbia lascito il territorio sotto il controllo dell’Isis per rifugiarsi in territori che non sottoposti ai continui bombardamenti degli aerei della Coalizione e alle ricognizioni dei droni killer. Il terrorista avrebbe inoltre collaborato rivelando ai giornalisti come l’Isis si finanziasse: “Vendevamo petrolio alla Turchia ed avevamo ogni tipo di prodotto, dai vestiti al cibo” – “Il confine tra la zona dello Stato islamico e la Turchia era aperto – ha spiegato – e tutti i materiali entravano da lì”.
“L’italiano” ha raccontato durante l’intervista come sia partito da foreign fighter pur essendo praticamente “ateo”, ma soltanto attirato dal Califfato e dalla sua lotta, e di come sarebbe giunto in Siria passando attraverso il valico al confine turco di Tel Abiadh, che non era controllato. Il terrorista afferma infatti che allora c’era “un accordo tra Turchia e Stato islamico” e che “molti capi del gruppo jihadista si trovavano a quel tempo in Turchia”. L’agenzia d’informazione Nova riporta anche affermazioni secondo le quali si può tracciare una via degli armamenti che hanno rifornito lo Stato islamico in tutto questo tempo, collegata “sia all’Esercito siriano libero che a quello del regime di Damasco che alla Turchia”. Sulla veridicità di queste informazione indagheranno le intelligence delle forze armate schierate ancora in prima linea del Siraq. Intantto una nuova pista per individuare il leader Al Baghdadi è stata aperta, e potrebbe portare in Turchia.
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