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Akayed Ullah è un ragazzo di appena 27 anni che però, stando a quella che sembra essere la ricostruzione più veritiera fornita degli inquirenti che indagano sul fallito attentato di New York, ad un certo punto della sua esistenza ha deciso di improvvisarsi jihadista e di scatenare il panico in una delle fermate dei bus più grandi di Manhattan; il suo quindi, è sembrato subito essere il profilo di un ‘lupo solitario’, uno cioè che non ha seguito alcun addestramento ‘militare’ da parte dei miliziani jihadisti ma ha appreso le tecniche di combattimento islamiste direttamente dal web. Ullah era negli USA dal 2011 grazie ad un permesso illimitato ottenuto per via del ricongiungimento familiare; il suo paese d’origine, il Bangladesh, non è immune dall’espansione del radicalismo islamico e già da anni è sotto attacco da parte di numerose sigle. Da dove è scattata quindi l’indole jihadista al giovane ragazzo rimasto poi ferito dalla sua stessa bomba parzialmente esplosa? Una domanda la cui risposta è possibile rintracciarla proprio nell’excursus storico della presenza dell’Islam radicale in Bangladesh.

Lo spettro di Jamaal e Islami

È il 1970 quando, in delicate elezioni dell’allora Pakistan orientale, la locale sezione della Lega Popolare ha ottenuto la maggioranza dei seggi ed ha quindi potuto iniziare l’iter per l’indipendenza; il paese infatti, come previsto dalla spartizione del Bengala del 1947, all’epoca faceva parte del Pakistan e dipendeva quindi da Islamabad: non solo una proibitiva distanza dal resto del territorio nazionale, con l’India che separava le due parti del paese lungo una linea di 1.600 km, ma anche rivendicazioni della popolazione bengalese hanno portato alla crescita repentina proprio della Lega Popolare la quale in quell’anno ha predisposto un piano in sei punti per arrivare all’indipendenza. Nel 1971 il via alle ostilità: da un lato, i bengalesi sono riusciti a staccare il Pakistan orientale da Islamabad, dall’altro però alcuni gruppi hanno tentato anche con l’uso della violenza di opporsi alla creazione del nuovo Stato; tra di essi, spiccava soprattutto Jamaal e Islami, il quale portava avanti istanze tanto unioniste quando islamiste.

Quando a Dacca ha iniziato a sventolare la bandiera del nuovo Stato, ribattezzato intanto Bangladesh, da subito il governo ha dovuto fronteggiare la minaccia di chi voleva una nazione basata a livello politico e sociale sui dettami più estremi dell’Islam; dunque, già dalla sua genesi il paese da cui proviene l’attentatore di New York ha dovuto misurarsi con la spaccatura tra una visione laica dello Stato, portata avanti soprattutto dalla Lega Popolare (oggi Lega Awami, partito attualmente al governo), ed una invece islamista. Una frattura che in Bangladesh non è mai stata sanata: Jamaal e Islami è stato subito messo al bando ed i suoi leader posti in esilio, pur tuttavia negli anni successivi in tanti hanno potuto fare ritorno e, tra di essi, ha senza dubbio spiccato la figura di Ghulam Azam; contro di lui ed il suo movimento sono sorte diverse proteste popolari specie tra gli anni 90 e 2000. Nel 2012 il governo della Lega Awami ha optato per l’inizio di un processo contro gli islamisti di Jamaal e Islami, in gran parte accusati per le violenze occorse nell’anno dell’indipendenza del paese.

Se, da un lato, questo ha comportato la precisa scelta di campo da parte di Dacca contro il terrorismo islamico, dall’altro però ha portato anche alla recrudescenza della ferita storica insita nella società bengalese: la condanna inflitta allo stesso Azam e ad altri leader di Jamaal e Islami, ha fatto sì che molti ambienti simpatizzanti per gli islamisti hanno acuito lo scontro con il governo e radicalizzato ulteriormente le proprie posizioni. Non a caso, alcuni gruppi prima marginali alla galassia jihadista, sono diventati veri e propri spettri per la sicurezza del paese asiatico: tra tutti, è da segnalare la sigla Ansar al Islam, ritenuta vicina ad Al Qaeda e responsabile di alcuni omicidi mirati contro giornalisti e blogger giudicati laici e vicini all’occidente. Tra la stessa rete fondata da Bin Laden e l’ISIS, è nata negli ultimi anni una vera e propria competizione volta ad accaparrarsi i ‘meriti’ del ritorno dell’estremismo in Bangladesh: come segnalato lo scorso anno da Fausto Biloslavo, tanto Ayman al Zawahiri (successore di Bin Laden) quanto i vari canali mediatici collegati all’ISIS, dal 2015 in poi hanno rivendicato la crescita della pericolosità del terrorismo nell’ex Pakistan orientale.

L’attentato di Dacca del luglio 2016

Il salto di qualità dell’islamismo in Bangladesh lo si è visibilmente avuto il primo luglio 2016 e, a farne le spese, è stato soprattutto il nostro paese: nella capitale bengalese infatti, un commando di cinque terroristi ha fatto irruzione all’interno di un ristorante della zona delle ambasciate ed ha preso in ostaggio tutti coloro che in quel momento stavano cenando. Chi non sapeva recitare il Corano e non dimostrava la propria appartenenza alla fede musulmana, è stato torturato ed ucciso; alla fine di quella tragica giornata, l’Italia ha contato nove vittime, mentre sette sono state quelle giapponesi oltre a quattro civili locali, due poliziotti, un cittadino indiano ed uno americano. Inizialmente è stato l’ISIS a rivendicare l’assalto, ma le indagini della Polizia si sono poi orientate verso i leader della formazione estremista denominata Jamaat-ul-Mujahideen, non legata direttamente allo Stato Islamico; ma a prescindere da chi ha materialmente compiuto quell’attentato, l’azione del primo luglio 2016 ha mostrato un volto diverso del terrorismo bengalese, non più diretto ad attaccare singole personalità o singoli luoghi ma, al contrario, affine ad adeguarsi alla strategia dell’islamismo internazionale grazie alla presadi mira luoghi affollati e di cittadini stranieri.

Ma non solo: spesso negli anni, tra le cause della diffusione delle ideologie più radicali, è stata annoverata anche quella della povertà e delle difficili condizioni economiche della popolazione; in Bangladesh, in effetti, su 170 milioni di abitanti la percentuale di chi vive con meno di due Dollari al giorno è molto alta ma, nel caso dell’attentato costato la vita a nove italiani, si è poi appreso che ad attuare l’attacco sono stati giovani benestanti alcuni di loro anche studenti. Questa circostanza ha dimostrato come la causa jihadista, nel paese asiatico, ha pure fatto presa tra i ceti più abbienti con l’estremismo islamico dunque figlio di una spaccatura sociale presente già dai templi dell’indipendenza del paese dal Pakistan.

L’attentatore di New York avrebbe appreso le tecniche del terrore stando seduto nella sua stanza di Brooklyn, leggendo i dettami scritti sulle pagine web della rete jihadista; pur tuttavia la sua radicalizzazione potrebbe provenire dal clima culturale e politico del suo paese: è infatti difficile escludere l’influenza di quanto sta accadendo negli ultimi anni in Bangladesh nella formazione di un giovane che, dopo sei anni di quella che a molti è sembrata una normale quotidianità vissuta nella grande mela, ad un certo punto ha deciso di immolarsi per la causa islamista nel cuore della più grande città degli Usa.