I mercenari del jihad

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“Buongiorno, sono un giornalista italiano. Vorrei intervistarvi. È possibile?”. Inizia così la nostra avventura nel mondo dei contractors jihadisti di Malhama Tactical. La risposta – un messaggio in russo che viene inviato automaticamente – ci lascia (a torto) ben sperare: “Grazie per il tuo messaggio. Cercheremo di risponderti il prima possibile. Ti contatteremo a breve”. Passano meno di 24 ore e arriva la risposta, quella vera, questa volta in inglese e inviata da chi si occupa delle pubbliche relazioni dei jihadisti: “Purtroppo ora non possiamo rilasciare interviste. Forse tra un po’ potremo. Mi auguro che tu riesca a comprenderci…”. C’era da aspettarselo, ma almeno ci abbiamo provato.

Dalle forze speciali russe al jihadLa moto sfreccia nella periferia di Aleppo. Alla guida del mezzo c’è un uomo con una bandana nera che gli copre il volto. È un militare. Dopo essersi fermato per fare alcune riprese, riparte per raggiungere un centro di addestramento dove comincia a sparare ad alcuni bersagli. Poi si nasconde dietro ad una duna di sabbia e scarica il caricatore. Il soldato, di nazionalità uzbeka, non è un miliziano qualsiasi. Non è uno dei tanti foreign fighters che hanno deciso di raggiungere la Siria per combattere il jihad. Il suo nome di guerra è Abu Rofiq, il fondatore di Malhama Tactical, i contractors votati alla jihad. O, se preferite, gli istruttori dei terroristi di Jabhat Fateh Al-Sham, la branca siriana di Al Qaeda.

Abu Rofiq, 24 anni, ha servito nell’aviazione russa, per poi dedicarsi completamente alla Guerra Santa, fondando Malhama Tactical. Nel nome scelto da Rofiq si comprende l’ideologia che sta dietro al gruppo: Malhama significa infatti Armageddon, i tempi ultimi delle battaglie e del sangue. Inseguirlo sui social è impossibile: cambia continuamente nickname e fornisce false informazioni per eludere i servizi di sicurezza. Ma, per i combattenti siriani, Rofiq è una star. Nessuno sa che faccia abbia perché nei video indossa sempre una bandana o una balaclava. Misure necessarie, dato che Rofiq ha Mosca alle calcagna. Il 7 febbraio scorso, una bomba russa ha centrato la sua casa a Idlib. Il mercenario si è salvato per un soffio, ma l’esplosione gli ha portato via la moglie e il figlio. Un’altra versione lo vorrebbe invece morto. Impossibile sapere qualcosa. Rofiq è un uomo che vive nell’ombra. Non ha volto. È una maschera. La maschera del jihad.

La guerra in Siria

L’esordio di Malhama tactical è stato in Siria. Nel 2013 Abu Rofiq abbandona la Russia per raggiungere i ribelli che combattono contro Bashar Al Assad. Non entra in nessun gruppo. Fa partito per se stesso. L’unico obiettivo di Rofiq è abbattere il regime di Damasco e instaurare uno Stato sunnita. Uno Stato islamico, in pratica, come lo vorrebbero molti ribelli siriani. Rofiq spara e uccide. Ma non gli basta. Sono ormai passati tre anni dal suo arrivo in Siria. Vuole fare il “salto di qualità” e decide così di fondare Malhama tactical per addestrare i miliziani che si oppongono a Damasco, in particolare i qaedisti di Al Nusra. Rofiq dà loro tutto quello che ha: conoscenza militare, spregiudicatezza e capacità di usare i social. Sparare con un Rpg o caricare un video su Twitter è lo stesso per gli uomini di Malhama.I contractors hanno realizzato anche dei video rivolti a un pubblico più ampio in cui insegnano a modificare le armi per renderle ancora più letali oppure a realizzare granate artigianali. Questi filmati sono di pubblico dominio. Chiunque può guardarli, prendere appunti e mettere in pratica ciò che ha appreso.

Ma il ruolo di Rofiq e dei suoi combattenti non è solamente quello di consiglieri militari. Gli uomini di Malhama tactical hanno più volte combattuto in Siria contro Bashar Al Assad, ricoprendo quindi il ruolo di vere e proprie forze speciali dei ribelli. Lo scorso settembre, hanno per esempio affiancato i miliziani del Turkistan Islamic Party a sud di Aleppo per fermare l’avanzata dell’esercito di Damasco.Rofiq ha portato in Siria il modello dei contractors della Blackwater. Ha stravolto la guerra, facendone non solamente una questione ideale ma anche un business. Che ora rischia di essere esportato in tutto il Medio Oriente.