I legislatori francesi, durante una seduta sul contrasto all’islamismo e alla radicalizzazione, hanno proposto la scorsa settimana di mettere al bando Yusuf Qaradawi e tutti gli imam legati ai Fratelli Musulmani. La senatrice Nathalie Goulet dell'”Unione Democratici e Indipendenti” è stata chiarissima su Arab News: “La lotta all’islamizzazione e contro i nemici della Repubblica non può ammettere alcun tipo di tolleranza e in particolare nei confronti dei Fratelli Musulmani”.

Lo scorso febbraio il presidente Macron aveva già puntato il dito contro l’Islam politico, utilizzando il termine  “separatismo islamista” per riferirsi ad alcune zone della Francia dove gli islamici punterebbero all’autonomia, mettendo di fatto in discussione leggi e regole della “laïcité“. Macron aveva poi aggiunto che in base ai nuovi piani anti-radicalizzazione, gli imam sarebbero stati formati dallo Stato in modo conforme alle leggi della Repubblica.

Guai in vista su più fronti

Una tale prospettiva non può non far rabbrividire i Fratelli Musulmani in quanto mette a repentaglio i loro progetti egemonici all’interno delle comunità islamiche europee. Eppure l’offensiva francese è soltanto uno dei problemi che l’organizzazione islamista radicale si trova a dover fronteggiare. Nel 2019 infatti la “Euro-fatwa” app, lanciata dalla European Council for Fatwa and Research, fondazione con sede a Dublino e fondata dal leader spirituale dei Fratelli Musulmani, Yusuf Qaradawi (già noto per i suoi sermoni su al-Jazeera e per i suoi proclami al jihad), veniva presa di mira da una campagna contro l’estremismo lanciata da politici francesi e britannici, al punto che Google procedeva con la sua rimozione dal proprio online store in seguito a numerose segnalazioni.

Lo scorso giovedì invece in Giordania la Corte di Cassazione ha ordinato lo scioglimento della Fratellanza per non aver preso atto di una legge del 2014 che proibisce l’attività politica alle organizzazioni religiose e ne ha decretato la confisca di tutti i suoi beni.

Intanto arrivano rogne anche dall’Arabia Saudita, con il governo di Riyadh che chiede al Canada l’estradizione dell’ex capo dell’intelligence, Saad al-Jabri, accusato di aver operato a favore dei Fratelli Musulmani durante il suo mandato. L’organizzazione islamista è infatti al bando nel Regno, ma anche negli Emirati Arabi, in Bahrein, Egitto, Siria e Russia. Al-Jabri era fuggito in Canada nel 2017 e fin’ora il governo Trudeau ha sempre aggirato le richieste di estradizione dei sauditi e ciò nonostante il “red notice” effettuato da Riyadh tramite Interpol.

Come se non bastasse, sarebbe emersa anche la registrazione di una conversazione tra l’ex Primo Ministro del Qatar, Sheikh Hamad bin Jassim e l’ex Emiro Sheikh Hamad bin Khalifa al-Thani, dove si afferma che l’emittente televisiva qatariota al-Jazeera è controllata dai Fratelli Musulmani, come riportato su Twitter da Noor Dahri, direttore del thinktank britannico Islamic Theology of Counterterrorism. La registrazione sarebbe stata effettuata dai “Mukhabarat” dell’ex rais libico, Muhammar Gheddafi e pubblicata sul web da un attivista d’opposizione del Qatar.

La situazione italiana

In Italia invece, lo scorso 12 giugno, il Segretario Generale della Grande Moschea di Roma/Centro Culturale Islamico d’Italia, il Dr. Abdellah Redouane, aveva pubblicato sulla pagina Facebook dell’organizzazione un lungo comunicato col quale, senza giri di parole, prendeva di petto l’Ucoii (Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia) criticandone i progetti egemonici (come in Francia) e accusandola di disseminare menzogne e di essere legata ai Fratelli Musulmani. Il titolo è del resto più che eloquente: Manifesto della Verità a confutare le calunnie in circolazione e sconfiggere la falsità con la verità.

Redouane indica il fondatore dell’Ucoii (e presidente onorario), il medico siriano Mohammed Nour Dachan, come “fondatore dei Fratelli Musulmani in Italia” e accusa l’Ucoii di “aggredire le altre componenti islamiche, che non hanno altra colpa se non quella di voler uscire dallo stare sotto il dominio dei Fratelli Musulmani”.

I precedenti governi e gli apparati statali si sono però sempre dimostrati piuttosto teneri con l’organizzazione islamista e non a caso nell’agosto del 2018 un ex ministro del governo islamista di Mohamed Morsy, Mohamed Mahsoob, veniva brevemente trattenuto dalle autorità italiane a Catania, su ordine di cattura internazionale emanato dal Cairo con l’accusa di “incitamento alla violenza”, per poi venire subito rilasciato, scatenando così le proteste delle autorità egiziane.

Del resto i numerosi accordi stretti con il Qatar, l’appoggio in Libia all’esecutivo islamista del Gna, oramai un regime-fantoccio di Ankara e la collaborazione militare con i turchi non possono non esprimere una panoramica più che evidente sulle pericolose alleanze di Roma.

I Fratelli Musulmani in caduta libera

Allo stato attuale gli unici due Paesi sponsor dei Fratelli Musulmani sono la Turchia di Erdogan e il Qatar e con una situazione internazionale dell’organizzazione in costante peggioramento e dalle prospettive ben più serie di quel che può sembrare.

Pur differenziandosi da gruppi come al-Qaeda e Isis per strategia e modus operandi, i Fratelli Musulmani ne condividono un’ideologia islamista radicale che trova le proprie basi in Hassan al-Banna e Sayyid Qutb. La loro strategia è ben più insidiosa di quella jihadista in quanto punta ad adattarsi al modello statuale di riferimento, a utilizzarne i meccanismi e la legislazione per infiltrarsi nel sistema e promuovere politiche filo-islamiste e di censura nei confronti di chi osa criticare l’Islam, accusandolo di “islamofobia”.

Del resto i Fratelli Musulmani hanno mostrato la propria vera faccia durante l’anno di governo Morsy in Egitto, con una serie di violenze e attacchi giudiziari nei confronti degli oppositori che farebbero impallidire persino Nasser, Sadat e Mubarak. Per quanto riguarda la Turchia di Erdogan, sono i fatti a parlare, dai rifornimenti ai jihadisti in Siria al loro trasbordo in Libia in supporto del Gna, fino alla repressione degli oppositori e dei media che osano criticare il presidente turco.

Di fatto i Fratelli Musulmani non sono altro che la scomoda eredità del periodo della Guerra Fredda, quando alcuni Paesi li consideravano utili  per contrastare il socialismo pan-arabista filo-sovietico e fino alla seconda decade del 2000 come grande illusione di “forza democraticamente eletta” (che di democratico ha poi dimostrato ben poco) da utilizzare in Medio Oriente per sostituire regimi forse obsoleti con altri governi “amici”. Progetto fallimentare portato avanti durante le cosiddette “Primavere Arabe” da Usa e Gran Bretagna in Libia, Tunisia, Egitto e Siria, con i risultati che sono oggi sotto gli occhi di tutti.

I Fratelli Musulmani sono oggi diventati un po’ uno stigma, passando da essenziale referente politico dell’Occidente che pensava ingenuamente di poterli utilizzare come “modello democraticamente importato” a un attore che perde pezzi, si intrappola nei suoi stessi meccanismi e che non porta più alcun vantaggio strategico o di intelligence, ma soltanto problemi. Purtroppo non tutti i governi europei sembrano però recepirlo.

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