I foreign fighter stanno tornando in massa in Europa. A dirlo è l’ultimo report dell‘Europol, secondo il quale il Regno Unito è il Paese europeo che ospita la percentuale più alta di combattenti di ritorno con il 45% di jihadisti con passaporto inglese già tornati dall’Iraq o dalla Siria. A seguire c’è la Germania con il 33% dei foreign fighter già tornati su suolo tedesco mentre Belgio, Francia, Finlandia e Italia hanno visto fino ad ora un ritorno dei jihadisti sul loro suolo nazionale che varia dal 20% al 30%. Cifre più basse, ma pur sempre preoccupanti, per l’Olanda e la Spagna dove la percentuale dei jihadisti di ritorno non supera il 18%.

Dei 400 foreign fighters già tornati nel Regno Unito, solo 40 sono stati processati, mentre tutti gli altri sono trattati in centri di riabilitazione e de-radicalizzazione, rivela The Telegraph.

L’Europol denuncia che i foreign fighters di ritorno continuano ad utilizzare sia le rotte balcaniche sia quelle mediterranee per poter tornare in Europa. L’utilizzo delle rotte migratorie da parte dei jihadisti è stato osservato in più occasioni ed è motivo di grande preoccupazione da parte delle agenzie di antiterrorismo nazionali europee.

Una volta tornati, gruppi di islamisti radicali europei potrebbero reclutare questi foreign fighter di ritorno rafforzandosi sia ideologicamente che militarmente. Le autorità nazionali temono particolarmente questi rientri per l’effetto “blowback“, ossia la possibilità che una volta rientrati nel proprio Paese di origine, i foreign fighter decidano di compiere degli attacchi grazie all’addestramento militare ricevuto sul terreno in Iraq e in Siria.

La Turchia continua ad essere un centro di transito importante per i jihadisti. Già nel novembre 2018, come riportato da Inside Over, i servizi di sicurezza olandesi avevano denunciato tentativi di riorganizzazione dello Stato islamico in Turchia poiché Ankara non considerava le minacce jihadiste un problema per la propria sicurezza interna e ciò permetteva ai jihadisti dell’Isis e di Al Qaeda di poter trovare i propri spazi all’interno dei confini della penisola anatolica.

Il Centro Eeuropeo per il contro-terrorismo (Ectc) invita anche gli Stati membri a non sottovalutare la pericolosità delle mogli dei jihadisti. Trattare le mogli dei combattenti del Califfato come semplici vittime potrebbe essere un errore fatale. Molte di loro non hanno accettato passivamente la scelta dei propri mariti ma anzi, sono partite alla volta dell’Iraq e della Siria con entusiasmo sperando di trovarvi la loro società ideale fondata sulla sharia.