Il bambino abbraccia solennemente i genitori. Subito dopo indossa la cintura esplosiva. Si inginocchia verso il padre e gli bacia la mano prima di partire per una missione suicida. L’ultimo attacco avvenuto il mese scorso ad Aleppo, conferma la nuova strategia dello Stato islamico che mira al coinvolgimento degli adolescenti in missioni suicide.La sequenza padre-figlio immortalata nelle foto fa parte della nuova campagna di reclutamento e propaganda dell’Isis. Ad oggi sono stati confermati 89 attacchi suicidi, portati da bambini e adolescenti, in Iraq e Siria.In un rapporto realizzato per conto dell’Accademia Militare di West Point, dal titolo “The Islamic State is mobilizing children and youth at an increasing and unprecedented rate”, si analizzano le nuove tattiche dello Stato islamico.Lo studio descrive l’utilizzo dei bambini da parte dello Stato Islamico, come parte di una strategia più ampia per coltivare una nuova generazione di militanti, indottrinati fin dall’età scolare all’ideologia del gruppo e del tutto assuefatti alla violenza. Il rapporto è il primo resoconto completo degli attacchi suicidi portati da bambini ed adolescenti dal 2014. Circa il 60 per cento delle vittime sono catalogate come “adolescenti”, con un età compresa dai 12 ai 16 anni. Nessuno degli 89 kamikaze fino ad oggi registrati, aveva un’età superiore ai 18 anni.Almeno undici bambini, tra gli 8 ed i 9 anni, sono stati uccisi in operazioni suicide lo scorso gennaio. Storicamente, l’utilizzo dei bambini in combattimento è stato spesso interpretato come un ultimo segnale di disperazione, così come avvenuto nella Germania nazista nelle fasi finali della seconda guerra mondiale. Ma secondo i ricercatori americani, lo Stato islamico impiega i bambini per motivi di propaganda e per la loro capacità di eludere il rilevamento. I bambini, quindi, non sono i sostituti dei soldati persi in battaglia, ma sono stati integrati come nuova arma nella macchina da guerra dei terroristi.“Il martirio dei bambini è ormai una prassi consolidata. Il loro impiego su larga scala potrebbe essere determinato dalle future sorti del califfato. La stragrande maggioranza dei bambini e degli adolescenti impiegati nelle missioni suicide provenivano dall’Iraq e dalla Siria, dove lo Stato Islamico controlla un’area delle dimensioni del West Virginia. Altri provenivano dal Medio Oriente e dal Nord Africa. Almeno quattro provenivano dall’occidente: due dalla Gran Bretagna e due da Francia ed Australia”.36 bambini sono stati uccisi mentre erano alla guida di veicoli imbottiti di esplosivo. In diciotto attentati contro posizioni militari, i bambini indossavano cinture esplosive. Soltanto in due casi, gli obiettivi erano civili. “Si tratta di cambiare il modo stesso di concepire il bene dal male. La violenza quotidiana a cui sono costretti ad assistere, rende i bambini psicologicamente pronti per ciò che dovranno compiere in futuro. I media dello Stato islamico continuano ad elogiare il martirio dei bambini. Vestiti all’occidentale, muoiono per la gloria del califfato”.

Nel campo comunista di Goli Otok
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