Hamza bin Laden potrebbe essere vivo e al comando della famigerata organizzazione terroristica fondata dal padre, al-Qaeda. A dichiararlo è un rapporto dell’intelligence ottenuto e diffuso dal quotidiano britannico Daily Mirror.
Ad attirare l’attenzione dei media è anche il presunto coinvolgimento del fratello Abdullah e la diretta collaborazione con l’ISK, la filiale del Da’esh attiva nella ex regione del Khorasan.
Hamza è figlio di Osama e Kharyriyya Sabar, cronologicamente nota per essere stata la terza moglie del Principe del Terrore. Il suo percorso tra gli shahid del terrorismo inizia nel 2001, quando alla tenera età di 12 anni si affilia ad Al-Qaeda. Successivamente agli attentati dell’11 settembre, inizia la vita da latitante in Iran per sottrarsi alla cattura dalle forze militari americane.
La presunta morte
Nel febbraio 2019, sotto l’amministrazione Trump, il Dipartimento di Stato Usa mise una taglia sulla testa di Hamza e offrì una ricompensa di 1 milione di dollari per coloro che avessero informazioni utili all’identificazione o sua alla cattura, vista la crescente preoccupazione che orbitava attorno alla sua figura da possibile leader e data la concreta minaccia di nuovi attacchi in Occidente per «vendicare il padre».
Il 1 agosto 2019 la BBC e altre testate internazionali annunciano la morte di bin Laden jr. per mano di un attacco aereo americano. Tuttavia, data e luogo dell’operazione che hanno portato alla sua eliminazione non sono mai stati chiariti dalle autorità statunitensi. Si ipotizzò che l’attacco potesse essere avvenuto nella provincia afghana di Ghazni, senza però mai ricevere conferme né prove di DNA acquisite dalla CIA.
Il rapporto dell’intelligence
Il rapporto visionato dal Mirror affermerebbe non solo la libera circolazione del “Principe Ereditario del Terrore”, così chiamato, ma anche la sua scalata tra le gerarchie del movimento e il largo consenso ottenuto dai membri. D’altronde, si tratta del figlio del fondatore.
Ormai 34enne, Hamza si sarebbe spostato nel distretto di Dara Abdullah Khel, nella provincia afghana del Panjshir, dove circa 450 tra arabi e pakistani lo starebbero proteggendo da eventuali minacce.
Inoltre, si pensa che ad agevolare la sua latitanza sia stato il boss terrorista Sirajuddin Haqqani, nota famiglia criminale conosciuta con il soprannome di “Soprano dell’Afghanistan”. L’aiuto ricevuto è dato dal fatto che la quarta moglie di Hamza possa essere proprio una delle figlie della famiglia Haqqani.
I rifugi sicuri di Hamza e Said al-Adel, il leader de facto di al-Qaeda, si troverebbero nelle province di Kandahar, Ghazni, Laghman, Parwan, Herat e Helmand, permettendo loro un facile in and out dall’Iran.
Il legame con l’ISK e i campi di addestramento
Non è la prima volta che al-Qaeda e Stato Islamico vengono colti a braccetto. Dal ritiro delle truppe statunitensi da Kabul, nell’agosto 2021, l’idea che le due forze islamiche da sempre contrapposte si sarebbero scontrate a muso duro non era di certo un’illazione.
Al contrario, sembrerebbe che nonostante le profonde divergenze ideologiche e tattiche che separano i due gruppi, ci sia un punto di intesa in grado di abbinarli contro il grande nemico comune: l’Occidente.
Dal medesimo rapporto emergerebbe una massiccia presenza, in crescita, di campi di addestramento targati al-Qaeda e ISK. 10 basi, nei pressi delle ex strutture britanniche e Usa come Camp Bastion e Bagram Airfield, sarebbero situate nelle province di Ghazni, Langhman, Parwan, Uruzgan, Zabul, Nangarhar, Nuristan, Badghis e Kunar.
Combattenti di Allah, attentatori suicidi e «il martirio è il massimo risultato» sono i fattori comuni che tristemente caratterizzano la dottrina jihadista, soprattutto tra i bambini, ribattezzati “cuccioli del Califfato” che vengono manipolati e cresciuti con l’unico scopo di combattere la guerra santa.
A rafforzare il connubio tra i due gruppi sarebbero anche i matrimoni misti, che potrebbero effettivamente consolidare un legame duraturo, come fece e fa tutt’ora al-Qaeda con i talebani.
Chi sovrasta chi?
Resta da capire un punto fondamentale: chi dei due si sottoporrà alle regole dell’altro? In più occasioni è stato proprio al-Qaeda a dimostrarsi più “moderato”, per modo di dire, criticando l’efferata brutalità dello Stato Islamico, anche nei confronti dei musulmani stessi.
Hamza bin Laden sembra però poter essere il collante perfetto tra una realtà più strategica intrisa di potere e tradizioni e la ferocia dei tagliagole in cui il mondo ideale è fatto di kalashnikov e sharia.
Qualunque sia l’esito, una leadership firmata bin Laden può solo peggiorare la situazione, galvanizzando i combattenti del jihad e reclutandone dei nuovi. «A morte i kuffar» diceva qualcuno.
L’invasione del Libano e il massacro senza precedenti in Palestina da parte di Israele sono state le stesse premesse che hanno spinto Osama bin Laden ad organizzare uno dei giorni più bui della nostra storia.