Gli hackers sfidano l’Isis. Così hanno scoperto un potenziale jihadista

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI
Terrorismo /

Lo scorso 12 febbraio il “Ghost Squad Hackers” ha reso noto di aver messo a segno un’operazione denominata “Decrypt Isis” riuscendo a penetrare alcuni telefonini di membri dell’Isis, divulgando poi una parte del materiale raccolto.

In un’intervista a Rogue Media Labs, un membro della Ghost Squad noto come “Siege” ha illustrato come il gruppo abbia lavorato per circa un mese dietro le quinte, infiltrando alcune reti comunicative dell’Isis, riuscendo a ottenere una notevole quantità di informazioni su alti membri islamisti e conseguentemente individuando una notevole quantità di membri di grado inferiore sparsi in diversi Paesi.



Tra il materiale ottenuto ci sono anche le identità di diversi membri dell’Isis estrapolati da diversi account e chat divisi per paesi come Algeria, Australia, Belgio, Ghana, India, Indonesia, Libia, Marocco, Palestina, Moldavia, Siria, Turchia, Uganda e Yemen.

L’unico caso europeo divulgato è risultato essere quello di un cittadino belga d’origine marocchina, tale E.M.S. (19) e della sua compagna D.H.I. (21), cittadina belga. Tra le immagini rinvenute all’interno del telefonino di E.M.S. ne emergono alcune di particolare interesse scattate in Belgio e in Marocco.

In una di queste foto, plausibilmente scattata in Belgio, sono immortalati un gruppo di quattordici individui in mimetica e armi da paintball, dodici dei quali di apparente origine nordafricana o mediorientale, con lunghe barbe e con alcuni di loro che fanno il gesto dell’indice alzato, divenuto caratteristico simbolo jihadista. Il titolo dato alla foto nel telefonino di E.M.S. è “Isis Belgium”.

Altre immagini recuperate dal telefonino mostrano però ben altro: foto di jihadisti morti in battaglia, E.M.S. vestito con abiti larghi prevalentemente scuri o color militare, con i capelli lunghi in stile Isis, davanti alla bandiera nera del Califfato assieme alla sua compagna, rigorosamente con velo integrale; ci sono poi immagini e detti di Abu Malik al-Tamimi, predicatore saudita dello Stato Islamico e scritte contro la democrazia.

Non risulta ancora chiaro che tipo di ruolo possa aver avuto il belga-marocchino all’interno della rete dell’Isis. Indubbiamente tra i suoi contatti telefonici e Facebook sono stati rinvenuti soggetti che mostrano chiaramente di essere in zona di guerra, ma al momento non ci sono immagini che possano ricondurre E.M.S. e compagna al territorio siriano-iracheno.  La maggior parte delle foto analizzate risulterebbero infatti scattate in Belgio e in Marocco.

Si cela dunque il mistero dietro la figura del diciannovenne belga-marocchino. È veramente un soldato dell’Isis? Un simpatizzante? E ancora, si trova in Europa o in zone di guerra? Ma la faccenda più inquietante resta un’altra e cioè quanti come lui sono attivi in Europa.