Lo Stato islamico, nonostante abbia ormai perso in Siria e in Iraq, continua a minacciare il mondo. I mondiali in Russia sono nel mirino dei terroristi e le forze di intelligence occidentali hanno segnalato la possibilità di attacchi spettacolari, sul modello dell’11 settembre. Ma non solo: la vera minaccia arriva dai 5600 terroristi dell’Isis che, dopo aver combattuto con le bandiere nere, starebbero ora tornando a casa. Questi jihadisti hanno imparato a combattere nei campi di battaglia, sono stati indottrinati a lungo e, soprattutto, sanno muoversi in modo coordinato. Per questo motivo, la minaccia di attacchi in stile Bataclan è oggi più che mai tristemente attuale. 

Proprio per fermare il fenomeno dei jihadisti di ritorno, diverse compagnie – tra cui Lufthansa, Emirates, Air France, Cathay Pacific e Norwegian Air – inizieranno ad effettuare delle interviste di sicurezza ai passeggeri che si apprestano ad imbarcarsi per un volo diretto negli Stati Uniti. 

Un portavoce di Lufthansa ha riferito: “Ai controlli sugli strumenti elettronici già introdotti, i passeggeri diretti in American potranno ora essere sottoposti a brevi interviste al check in, al controllo documenti o direttamente al gate di imbarco”.  Le compagnie coinvolte stanno inviando sms ai passeggeri consigliando loro di arrivare ancor prima del solito in aeroporto.

118,5 milioni dall’Ue per difendere i luoghi pubblici

Lo scorso 18 ottobre, la Commissione europea ha presentato un piano di azione per contrastare il terrorismo islamico. Gli obiettivi principali sono ostacolare l’accesso ai finanziamenti da parte dei terroristi, impedirgli di fabbricare esplosivi e proteggere meglio i luoghi pubblici senza snaturare le città. Il piano da 118,5 milioni di euro ha lo scopo, come dichiarato dal commissario per la sicurezza Julian King, di rispondere alla “crescente minaccia” ai “luoghi pubblici” dimostrata dai recenti attacchi a Barcellona, Londra, Manchester e Stoccolma.

Il progetto prevede di aiutare gli Stati membri a proteggere i propri luoghi sensibili da possibili attentati e di ostacolare l’accesso a fonti di finanziamenti da parte dei terroristi. “Non possiamo fermare tutti gli attacchi, non possiamo pretendere non ci siano rischi, ma possiamo rendere sempre più difficili gli attacchi per i terroristi”, ha riferito King alla Reuters.

L’Isis riscopre la guerriglia

Con la ripresa di Raqqa, l’Isis ha perso la sua capitale, oltre a gran parte del territorio che controllava (in Siria ormai occupa solamente l’8% del Paese). Dopo la proclamazione del Califfato a metà del 2014, lo Stato islamico governava di fatto su un’area che corrisponde più o meno all’estensione dell’Austria. Oggi l’area in cui è presente si riduce ad una serie di distaccamenti isolati, all’interno di un’area perlopiù desertica.

La sconfitta sul campo, però, non significa necessariamente la fine del Califfato. Diversi ufficiali dell’Intelligence di Paesi occidentali e anche arabi sono convinti che l’Isis sia in procinto di cambiare forma, o meglio di tornare in qualche modo al passato, tornando a ricorrere alla guerriglia su larga scala, forte comunque di una capacità di reclutamento potenzialmente illimitata nel tempo e nello spazio. Un po’ come fece Al Qaida.

“È abbastanza chiaro che stiamo facendo i conti con una intensa minaccia terroristica. La minaccia è multidimensionale, evolve rapidamente, e potrebbe operare su una scala e ad un ritmo mai visto prima”, ha detto Andrew Parker, direttore dell’MI5.

Uno degli ideologi dell’Isis, Abu Muhammad al Adnani, ex portavoce dello Stato islamico, nel 2016 aveva invitato i seguaci del Califfato nel mondo a “continuare combattere come se apparteneste ad una agile organizzazione di guerriglia, anziché ad un colosso burocratico. La vera sconfitta sta nella perdita della volontà di combattere. Verremo sconfitti, e voi sarete vittoriosi, solo nel caso in cui riusciate a rimuovere il Corano dai cuori dei musulmani”. Queste parole, oggi che ormai l’Isis è stato annientato, sono più che mai attuali.

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