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FALLO CON NOI

Quando si scrive e si parla di fenomenologia del terrorismo islamista si tende a trascurare colpevolmente quell’area geopolitica che sono le Americhe. È come se il mondo si fosse dimenticato che tutto ha avuto inizio qui, a New York, l’11 settembre di venti anni or sono. È come se il mondo credesse in un Jihad armato impegnato a terrorizzare l’Eurafrasia, ma disinteressato al fato delle Americhe (e dell’Oceania).

Le Americhe, invece, contrariamente all’opinione dell’errante maggioranza, costituiscono un teatro-chiave per l’internazionale del terrore, che qui proselitizza, ricicla denaro sporco, consuma attentati e stringe alleanze profane con i gruppi del crimine organizzato autoctono ai fini dell’infastidimento degli Stati Uniti e della realizzazione di introiti via traffici illeciti.

Un’operatività, quella dell’internazionale del terrore nelle Americhe, che sembrerebbe andare avanti dagli anni Ottanta, con il presunto supporto di forze politiche e servizi segreti deviati, e che, molto prima dell’11 settembre 2001, si palesò nel tentato golpe islamista a Trinidad e Tobago del 1990negli attentati contro la comunità ebraica di Buenos Aires del 1992 e del 1994. Un’operatività che, tra le altre cose, si manifesta anche nella conduzione di attività di reclutamento nelle carceri, specie quelle degli Stati Uniti.

Capire il contesto

Gli Stati Uniti hanno una tradizione lunga e consolidata di carceri e radicalizzazione religiosa, risalente all’immediato secondo dopoguerra e profondamente plasmata dall’operato incessante di un’organizzazione estremista molto nota alle cronache: la Nazione dell’Islam (NoI, Nation of Islam). La filosofia della NoI può essere riassunta in un solo termine: suprematismo afro-islamico.

I membri della NoI, nel corso dei decenni, hanno catturato l’attenzione di telecamere, politici e inquirenti per via delle loro prese di posizione radicali – spazianti dall’apologia del nazismo alla giustificazione dell’odio antibianco – e dei crimini commessi nel nome di quel suprematismo afro-islamico teorizzato dall’enigmatico Wallace Fard Muhammad nei lontani anni Trenta del Novecento: dall’assassinio di Malcolm X al recente attentato a Capitol Hill.

Impegnati a diffondere il verbo di Fard ovunque, dagli Stati Uniti ai Caraibi, gli apostoli della NoI hanno storicamente mostrato una predilezione per le carceri, all’interno delle quali sono attivi sin dall’alba dell’organizzazione – lo stesso Malcolm X fu convertito durante una permanenza in cella nella seconda metà degli anni Quaranta – allo scopo di islamizzare i fratelli afroamericani.

Dalla NoI ad Al Qaeda

Scrivere della NoI è più che importante, è fondamentale, perché è soltanto a partire dalla ricostruzione del quadro generale che si possono comprendere i numeri unici dell’islam nelle carceri statunitensi, nonché le ragioni alla base del successo conseguito dai predicatori del Jihad armato dall’epoca di Al Qaeda ad oggi. Le cifre, che sono autoesplicative nella loro magniloquenza, sono le seguenti:

Un caso più unico che raro

Il caso studio degli Stati Uniti si differenzia da quelli esposti sinora per via del ruolo giocato dal potente ma sottovalutato fattore NoI. Mancano ricerche in merito, ma sembra che l’agenda suprematista a base di odio interrazziale e interreligioso abbia facilitato il lavoro ai predicatori del Jihad armato – spianando loro la strada attraverso la predicazione pluridecennale di messaggi polarizzanti e divisivi –, quantomeno per ciò che concerne la conversione alla causa della guerra santa degli afroamericani.

Sarebbe altresì errato, però, sovrastimare la rilevanza della NoI: perché Padilla, i Duka e Shumpert non erano afroamericani e neanche erano stati radicalizzati dai catechisti di Fard. Fatti che parlano, o meglio che raccontano, provando ad aprire gli occhi del pubblico sulla complessità del problema della radicalizzazione religiosa dei detenuti musulmani, che, in America come altrove, va oltre le apparenze, non si lascia inquadrare in categorie interpretative preconfezionate e potrà essere risolto soltanto scavando in profondità.