Interi quartieri delle periferie francesi sarebbero in mano agli islamisti. È quanto emerge da un documento riservato inviato dal Ministro dell’Interno transalpino, Cristophe Castaner, ai vari prefetti, con la richiesta di convocare al più presto i gruppi di valutazione dei vari dipartimenti. Il Dgsi, l’intelligence interna francese, ha mappato almeno 150 banlieue che sarebbero attualmente in mano all’islam radicale. Non sono coinvolte soltanto le principali città come Parigi, Lione, Marsiglia e Tolosa, ma anche quelle più piccole dove in precedenza non venivano segnalate derive radicali, un segnale chiaro che indica un fenomeno in espansione.

Del resto, già quindici anni fa, le autorità francesi erano al corrente della drammatica situazione nelle periferie, con una lista di circa 750 zone classificate come “sensibili” alla delinquenza e al degrado. Quartieri in prevalenza abitati da immigrati provenienti dal Nord Africa e da quella sub-sahariana, molti dei quali di terza o quarta generazione e dove la polizia cerca di entrare il meno possibile perché, quando lo fa, si rischia di scatenare violente rivolte come quelle del 2005 e del 2017. Zone in cui lo Stato è praticamente assente e dove la disoccupazione raggiunge livelli allarmanti, con un 40% generale e un 60% per quanto riguarda quella giovanile. Traffico e spaccio di stupefacenti, prostituzione, ricettazione, vandalismo, scontri tra bande, tutte attività che trovano terreno fertile nei giganteschi labirinti formati da palazzoni dove è facile nascondersi e “imboscare la merce”.

Una situazione talmente disastrosa che la Ratp, l’azienda dei trasporti pubblici, ha dovuto assumere tra i propri dipendenti numerosi autisti legati ad ambienti islamisti e comunque provenienti dalle banlieue, anche perché erano in molti a non voler guidare i mezzi in queste zone per paura di essere presi a sassate.

L’islamismo radicale ha trovato terreno fertile in queste zone, si è infiltrato a macchia d’olio e ben oltre le mura delle moschee. È sufficiente aggirarsi in certi quartieri per rendersi conto che il numero di donne con veli integrali è in aumento; per accorgersi che nei bar ci sono solo uomini (le donne non possono entrare) e che le donne vestite in maniera “non adeguata” ai canoni islamisti vengono insultate e aggredite, come lo scorso aprile, quando un autista di bus della linea 60 rifiutò di far salire sul mezzo una ragazza perché vestita con una gonna troppo corta, apostrofandola con un “pensa a vestirti come si deve!” La ragazza è poi risultata essere la figlia 29enne del poeta algerino Kamel Bencheikh. Ci sono poi i bambini laici o cattolici presi di mira dai loro compagni islamici, aggrediti e isolati in quanto “miscredenti”.

Una situazione disastrosa, descritta approfonditamente nel libro “Gli Emirati della Repubblica: come gli islamisti prendono possesso delle banlieue“, scritto dall’ex sindaco socialista di Sarcelles, Francois Pupponi, nel quale denuncia il dilagare dell’islamismo nelle banlieue e l’esasperazione di molti abitanti Non è certo un caso che molti dei jihadisti partiti dalla Francia per unirsi all’Isis (più di 1900) provenissero proprio da questi quartieri.

Lo Stato francese è chiaramente assente in queste zone. E il problema è tutto lì, perché la storia insegna che l’islamismo radicale si infiltra proprio in quei contesti dove le istituzioni sono assenti, con l’obiettivo di insediare un ordine alternativo fondato su spazi islamizzati “puri” e separati dalla cultura e dalla società occidentale.

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