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Bruxelles ieri si è risvegliata nel terrore. Prima il boato in aeroporto, poi nella metro. La violenza islamista è piombata, ancora una volta, nel cuore dell’Europa. Un fulmine a ciel sereno, anche se di errori il Belgio, nel trattare gli islamisti, ne ha fatti parecchi.Abbiamo già avuto modo di spiegare come, negli anni ’70, re Baldovino cedette di fronte all’Arabia Saudita per avere un nuovo partner petrolifero nel pieno della crisi economica. Un errore colossale se si pensa che proprio i sauditi diffondono il wahabismo, forma radicale dell’Islam. E questo è un primo errore, in quanto l’Arabia Saudita è un Isis che ce l’ha fatta, come ha autorevolmente spiegato il New York Times.C’è poi un secondo e ben più inquietante errore compiuto dal Belgio: l’aver chiuso un occhio nei confronti delle cellule estremiste presenti a Molenbeek. Ricordiamo quello che accadde il 13 novembre scorso: la notte di Parigi è squarciata dal rumore dei kalashnikov e delle bombe.I terroristi urlano “Allah Akbar” e colpiscono cristiani, musulmani e atei. Tutti livellati dalla furia dell’ideologia islamista. I kamikaze si fanno esplodere mentre alcuni attentatori trovano la morte di fronte alle forze speciali francesi. Tutti tranne uno: Abdeslam Salah, che sale su un’auto nera e corre, in quella che sembra una fuga disperata, verso il Belgio.Nei giorni subito dopo l’attentato si comincia a parlare dell’enclave di Molenbeek. È lì che Salah si è nascosto per oltre quattro mesi ed è lì che ha potuto godere dell’appoggio della comunità.Ma come è possibile che gli islamisti riescano a vivere indisturbati proprio accanto ai luoghi frequentati dalle istituzioni europee? Già nel 1996 Charles Pasqua, ministro dell’Interno francese, accusò la Surete de l’Etat (l’antiterrorismo belga) “di aver stretto un patto di neutralità reciproca con i terroristi del Gia algerino, che il 25 luglio 1995 avevano fatto 7 morti e 117 feriti nella stazione della metro di Saint Michel. Anzi, per la verità era stato proprio il Gia a rivelare nel comunicato di rivendicazione l’accordo con i servizi segreti. Accordo che prevedeva che la SdE chiudesse gli occhi sulla presenza di cellule del Gia a Bruxelles, in cambio della promessa da parte dei terroristi di non compiere azioni sul territorio belga”.C’è poi un altro scandalo nel 2008. Fehriye Erdal, terrorista del DHKP-C turco, fugge indisturbata dalla propria abitazione nonostante i 32 uomini che la stavano sorvegliando. Una figuraccia incredibile che portò alle dimissioni di Koen Dassen, allora capo della Sde.Ma c’è di più: ad aprile 2013, forse con un po’ troppa indulgenza, il ministro degli Esteri belga Didier Reynders parlò in questi termini dei giovani che raggiungevano la Siria per combattere contro il regime di Bashar Al Assad: “Bisogna inoltre fare una distinzione tra questi soggetti (i terroristi, ndr) e quei giovani che, forse per idealismo, lavorano nel settore umanitario o si battono al fianco dell’armata siriana di liberazione. (Un giorno, ndr) gli si costruirà forse un monumento come eroi di una rivoluzione”. Un giudizio forse temerario, anche perché spesso chi va a combattere in Siria si radicalizza, passando da un movimento all’altro.