La vastissima diffusione che sta conoscendo il fenomeno jihadista nel mondo porta spesso ad un confusione sulle località geografiche di azione e sull’affiliazione dei vari gruppi.Proviamo quindi a fare un po’ di chiarezza sulle diverse fazioni jihadiste che attualmente operano, a livello globale e locale, singolarmente o in maniera concertata. Viste le ultime vicende legate al terrorismo sul suolo europeo, è opportuno partire proprio dal tristemente noto Stato Islamico (IS), precedentemente denominato Islamic State of Iraq and Syria (ISIS) e Islamic State of Iraq and the Levant (ISIL).ISIS Questa entità, ormai statuale, nasce come gruppo di resistenza all’invasione statunitense dell’Iraq nel 2004, quando Abu Musab al-Zarqawi “importa” nel paese Al-Qa’ida. Dopo l’uccisione del fondatore, avvenuta nel 2006, il gruppo prende il nome di Islamic State of Iraq (ISI) e continua ad operare con modalità terroristiche. La svolta arriva con l’inizio delle violenze nel 2011 sul territorio della Repubblica Araba di Siria. L’ISI, che aveva scelto come proprio leader Abu Bakr al-Baghdadi, invia sul territorio siriano propri guerriglieri, primo nucleo di quello che verrà chiamato Jabhat al-nusra li-ahl al-Sham, cioè “fronte di soccorso del popolo siriano”. Jabhat al-nusra nasce quindi come costola dell’ISI. Come riporta il relatore speciale ONU sui diritti umani Ben Emmerson, i due nuclei si separano nel 2013 a causa di lotte interne per le posizioni apicali di controllo. Jabhat si affilia ad Al- Qa’ida e lo storico gruppo terroristico disconosce ufficialmente lo Stato Islamico. Il Califfato può contare però sull’affiliazione di numerose altre entità. Oltre ad aver raggiunto un livello di complessità organizzativa interna notevole – basti pensare al fatto che si sia dotato di scuole, apparati amministrativi, corpi di polizia etc. – l’IS è riuscito a coagulare intorno a sé il consenso di numerose altre organizzazioni di omologa natura.BOKO ARAM Prima fra tutte Boko Aram, nata nello stato del Borno, parte della Repubblica Federale della Nigeria. Il gruppo opera nelle regioni a cavallo tra Nigeria, Camerun, Niger e Ciad. Il soprannome Boko Aram, traducibile con “l’educazione occidentale è vietata (sacrilega)”, esprime tutto il risentimento del gruppo terroristico verso l’Occidente e il suo modo di vivere. Nel 2015 il capo del gruppo, Abubakar Shekau, giura fedeltà e sottomissione al Califfo al-Baghdadi.ABU SAYYAF Forse proprio per l’iniziale successo dello Stato Islamico e per le modalità eclatanti delle sue azioni, sono molti altri i gruppi che optano per l’affiliazione. Sempre Ben Emmerson, nella medesima relazione, cita, come altro gruppo affiliato, Abu Sayyaf, nato nella Filippine, nelle regioni meridionali a prevalenza islamica che costituiscono il Bangsamoro. Come per Boko Haram, il jihad prende spunto da questioni autonomistiche legate all’affrancamento da entità statuali di ispirazione cristiana, considerate antagoniste dell’Islam. L’obiettivo di Abu Sayyaf è la creazione di un califfato che ricomprenda tutti gli stati musulmani del Sud-est asiatico.Il Califfato di al-Baghdadi conosce almeno altre due ramificazioni ufficiali.LIBIA La prima è quella Libica che, se anche è partita come una delle tante fazioni all’interno del caotico panorama della guerra civile, ha conosciuto uno sviluppo talmente rapido da poter costituire un nuovo punto di partenza per l’omologo siro-iracheno, che, per quanto si possa osservare, appare in difficoltà.YEMEN La seconda è l’Ansar al-Shari’a yemenita (“partigiani della Shari’a”).  Molto attiva nel movimentato contesto delle regioni meridionali del paese, pur provenendo da un’affiliazione qa’idista, l’organizzazione nel 2015 ha giurato fedeltà all’IS. Nella penisola del Sinai è presente una cellula del califfato che ha rivendicato l’abbattimento del jet russo dell’ottobre 2015.AL-QAIDA Come riporta J.T.Caruso, vicedirettore dell’antiterrorismo dell’FBI, l’altro polmone del terrorismo internazionale, Al-Qa’ida, può vantare una storia molto più antica e complessa. Nasce infatti negli anni Ottanta per “sostenere lo sforzo bellico in Afghanistan contro i Sovietici”. Secondo una spiegazione dello stesso Bin-Laden, il nome – che tradotto risulterebbe essere“la base” – deriverebbe proprio dai campi di addestramento, dalle basi, dei mujaheddin che combattevano per bloccare l’avanzata russa. In una situazione che presenta forti analogie con l’attualità, il ”salto” verso l’attività terroristica vera e propria arriva con il ritorno alle proprie case dei vari jihadisti che, da ogni angolo del mondo, erano accorsi in Afghanistan per combattere. Visto il grado di internazionalizzazione che da subito connota Al-Qai’da, sarebbe difficile definire i confini geografici dell’azione dell’organizzazione. Sudan, Egitto, Arabia Saudita, Yemen, Somalia, Eritrea, Afghanistan, Pakistan, Bosnia, Albania, Algeria, Tunisia, Libano, Filippine, Tagikistan, Azerbaijan, Kashmir indiano, Cecenia: sono solo alcune delle nazioni in cui sono state rintracciate cellule attive qaidiste.AL SHABAABIl gruppo che sicuramente merita più attenzione fra gli affiliati di Al-Qai’da è Al-Shabaab. “I giovani” si sono fatti conoscere con attentati di grandissima efferatezza, rivolti soprattutto contro la popolazione civile cristiana. Noto è l’assalto all’università di Garissa in cui sono stati massacrati tra i 148 e i150 studenti cristiani, precedentemente separati dai musulmani, lasciati liberi di scappare.Al-Qa’ida può contare su un numero indefinito di affiliati ufficiali che adottano il nome della stessa organizzazione associato alla regione, come, ad esempio Al-Qaeda in the Islamic Maghreb, la cui costola Al-Mourabitoun (“le sentinelle”), che ormai sembra sia affiliata allo Stato Islamico, è responsabile degli attentati in Mali del novembre 2015.In ambito talebano, legato a doppio filo con “La base” per la resistenza afghana, nascono i gruppi terroristici che stanno insanguinando il Pakistan negli ultimi anni. Di particolare ferocia sono gli attentati del Tehreek-e-Taliban Pakistan (Ttp), gruppo macchiatosi anche degli attentati della scorsa domenica di Pasqua a Lahore.Tentare di disegnare una volta per tutte il profilo del jihadismo internazionale risulterebbe essere un’impresa tanto sciocca quanto impossibile. Oltre ai conflitti di natura politica e di comando, i conflitti di interpretazione religiosa, come, ad esempio, quello sul takfirismo, sembrano mutare e generare sempre nuovi equilibri fra i vari gruppi. Ci si può solo accontentare di riadattare volta per volta la geografia tracciata. Certa è una solo cosa: sembra non esserci paese al mondo che possa definirsi totalmente sicuro.

Nel campo comunista di Goli Otok
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