C’è un lato oscuro della guerra in Siria per la Francia. Ed è quello degli jihadisti francesi che sono andati a combattere tra le file dello Stato islamico e che adesso, dopo anni di conflitto, sono finiti nelle mani dei curdi. Lì, nelle prigioni del nord-est siriano al confine con la Turchia, i miliziani curdi hanno 130 detenuti francesi. A controllarli, sono le Forze democratiche siriane (Sdf). Ed è questo uno dei motivi per cui la Francia è coinvolta nell’area con le sue forze speciali. Per controllare i suoi interessi strategici, i traffici, ma anche per osservare da vicino quelle centinaia di terroristi che dalla Francia sono partiti alla volta dell’Iraq e della Siria.

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Ora, questi jihadisti, sono pronti a rientrare in Francia. E non è certo una notizia positiva per il governo di Parigi, dal momento che l’idea delle presidenze di François Hollande ed Emmanuel Macron è stata quella di fare in modo che i jihadisti francesi rimanessero lì, fra i deserti del Siraq. Possibilmente anche morti, come dichiarato dal ministro della Difesa Florence Parly, che quando Raqqa stava per cadere nell’ottobre del 2017 disse: “Se i jihadisti francesi muoiono a Raqqa, tanto meglio. Dobbiamo continuare i combattimenti per neutralizzarne il maggior numero possibile”.

Ma l’annuncio del ritiro degli Stati Uniti dalla Siria, o almeno il presunto ritiro, ha causato alcuni cambi di programma. E così la Francia ha fatto sapere che gli islamisti francesi detenuti in Siria dalle forze curde potrebbero presto rientrare in quello che è a tutti gli effetti il loro Paese. “Visti gli sviluppi della situazione militare nel nord-est della Siria e le decisioni americane sul territorio siriano stiamo esaminando tutte le opzioni per evitare la fuga di queste persone pericolose, così da garantire la sicurezza dei francesi”, ha dichiarato il ministero degli Esteri.

Parlando al canale Bfm, il ministro dell’Interno, Christophe Castaner, ha reso abbastanza evidente questo collegamento fra il ritiro Usa il rimpatrio dei jihadisti. “Gli americani si ritireranno dalla Siria. Attualmente ci sono persone in prigione in zone della Siria controllate dai curdi sono trattenute perché gli americani sono lì”, ha spiegato. E se non ha confermato il numero di 130, come sostenuto da alcune fonti ad Afp, sicuramente ha parlato di “diversi cittadini francesi”.

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E ora ci si interroga sul loro destino. Le carceri francesi sono pronti a ospitarli, ma Parigi ha molta paura. Le prigioni in questi nani sono diventate un laboratorio di jihadismo che ha creato quella proliferazione dell’islamismo che ancora oggi comporta una minaccia per la sicurezza del Paese. E quegli jihadisti, per il governo, sono un problema che si pensava di aver sepolto fra le sabbie siriane. Ma adesso, i curdi hanno un’arma di ricatto: se li abbandonano in mano ai turchi sono pronti a liberare i terroristi.

Articolo di Lorenzo Vita