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Terrorismo

Europa e Marocco alleati contro il terrorismo

Tre uomini francesi, uno dei quali di origini algerine, sono stati arrestati nella città marocchina di Sale con l’accusa di finanziamento al terrorismo. Secondo quanto riferito dal Morocco World News, gli uomini avrebbero intrattenuto “profonde relazioni con i combattenti attivi...

Tre uomini francesi, uno dei quali di origini algerine, sono stati arrestati nella città marocchina di Sale con l’accusa di finanziamento al terrorismo. Secondo quanto riferito dal Morocco World News, gli uomini avrebbero intrattenuto “profonde relazioni con i combattenti attivi nell’Isis” sia in Siria sia in Iraq.

Non è la prima volta che le autorità marocchine arrestano persone sospettate di legami con organizzazioni jihadiste. La scorsa settimana, era toccato a un iracheno, con l’accusa di aver creato “una rete complessa” per finanziare il terrorismo in Siria e Iraq.





Ancora: nel dicembre 2018, due turiste scandinave sono state uccise alle pendici del Monte Toubkal, a una settantina di chilometri da Marrakech. I quattro uomini condannati per l’omicidio sarebbero stati lupi solitari, legati con giuramento di fedeltà allo Stato islamico.

Il Central Bureau for Judicial Investigations (Bcij), ramo giudiziario del servizio di intelligence marocchino, ha specificato che uno degli arrestati, di origini svizzere, sarebbe stato coinvolto anche nel “reclutamento di cittadini marocchini e sub-sahariani, allo scopo di attaccare obiettivi stranieri e forze di sicurezza in Marocco”.

Il Marocco e il terrorismo

Rispetto ad altri Stati della regione, negli anni scorsi il Marocco è stato relativamente al riparo da azioni di jihadisti. L’ultimo attentato terroristico nel Paese risale all’aprile 2011, quando una bomba è esplosa nella piazza principale di Marrakech, uccidendo 17 persone, molte delle quali straniere.

Nonostante il rischio di attentati sia abbastanza basso all’interno del territorio nazionale, il Marocco non è rimasto immune alla recente ondata di radicalizzazione promossa dallo Stato islamico. Una minaccia persistente nel Paese è infatti la presenza di piccole cellule terroristiche indipendenti, per la maggior parte ispirate all’organizzazione jihadista.

Secondo i dati del Country Report on Terrorism del governo americano, nel 2017 il Marocco avrebbe smantellato numerose cellule terroristiche presenti nel Paese, arrestando 186 individui che progettavano di colpire strutture pubbliche e siti turistici. Secondo quanto riferito da Reuters, si tratterebbe di almeno 20 cellule, tra il 2017 e il 2018.

Il dato è positivo, confermando la capacità del Paese di prevenire la minaccia terroristica. Tuttavia, è anche rivelatore di quanto largamente riesca a diffondersi il messaggio jihadista tra la popolazione marocchina.

I foreign fighter marocchini

Con un contingente di circa 1.660 militanti, partiti alla volta di Siria e Iraq, il Marocco è considerato uno dei principali “esportatori” di foreign fighter. Al momento, si stima che solo un piccolo numero abbia fatto ritorno, mentre 242 di loro sarebbero stati arrestati, secondo quanto riferito da Boubker Sabik, portavoce della Direzione Generale per la Sicurezza Nazionale e la Sorveglianza del Territorio.

I jihadisti marocchini non avrebbero raggiunto solo i territori del califfato. Di origini marocchine erano anche alcuni degli attentatori che hanno colpito Barcellona nell’agosto 2017, come pure i jihadisti che hanno compiuto gli attacchi di Bruxelles del 22 marzo 2016 e di Parigi del 13 novembre 2015.

Europa e Marocco contro il terrorismo

Il rischio che membri della comunità marocchina nel vecchio continente possano trasformarsi in jihadisti ha potenziato le relazioni tra l’Unione europea e il Marocco, soprattutto in materia di sicurezza.

In seguito all’attentato di Barcellona, ad esempio, Rabat ha sostenuto le indagini della Spagna, impegnandosi ad espandere la collaborazione tra i due Paesi al fine di tracciare i terroristi di origini marocchine che si sono radicalizzati all’estero. Il Marocco si è rivelato un attore efficace nel prevenire gli attacchi e nell’ottenere informazioni di cui possano beneficiare i partner europei.

Se le misure anti-terrorismo promosse dal Marocco sono state finora adeguate, l’ondata interna di radicalizzazione non sembra arrestarsi. Il motivo – spiegano i ricercatori Anthony Dworkin e Fatim-Zohra El Malki – sarebbe da ricercare nel sistema conservatore all’interno del quale si inserisce la moderna strategia di contro-terrorismo marocchina.

Molto attenta a potenziare le misure di prevenzione e le operazioni del contro-terrorismo, Rabat non avrebbe prestato sufficiente attenzione a disinnescare gli incentivi che spingono la popolazione ad avvicinarsi all’ideologia jihadista.

Le condizioni di vita povere, la corruzione e il sistema di violenza presente nelle prigioni sovraffollate sembrano infatti costituire terreno fertile per quanti vogliono diffondere l’ideologia islamista e conquistare nuovi seguaci.

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