Un background nebuloso e per certi versi oscuro quello del nuovo ministro dell’Intelligence iraniano (MOIS): classe 1961, originario della provincia del Khorasan meridionale, Esmaiel Khatib era quasi ventenne quando intraprese gli studi di giurisprudenza mentre il Paese cadeva sotto i colpi della Rivoluzione. Islamista radicale, con stretti legami sia con il leader supremo Ali Khamenei che con il Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche, venne inizialmente reclutato da Mohsen Rezaei, il primo comandante in capo dell’IRGC. Il battesimo di fuoco, poi, nell’Unità di intelligence dell’IRGC dove prestò servizio dal 1985 al 1991. Diversi resoconti indicano che Khatib svolse un ruolo fondamentale nell’uccisione e nell’oppressione dei dissidenti curdi nei primi anni ’80.  L’incarico al ministero dell’Intelligence è, nella migliore delle ipotesi, un negoziato tra la Presidenza e l’Ufficio della Guida Suprema, ma rispetto a tutti i passati ministri dell’intelligence, Khatib sembra essere proprio l’uomo giusto al momento giusto.

Un’eminenza grigia uscita allo scoperto

Non si sa molto della sua condotta e del suo ruolo operativo in questi ultimi anni, ma la sua nomina nel 1991 alla guida del “Dipartimento speciale per i movimenti” a Qom non lascia spazio a dubbi. Una figura che di per sé non sorprenderebbe in quanto a pugno di ferro e intransigenza, ma che addirittura promette una sterzata ancora più violenta e reazionaria da parte dello spionaggio di Teheran. Un asso nella manica uscito dall’ombra per preservare lo status quo: poco noto all’Occidente, il suo ruolo è stato legato alla pulizia e all’annientamento di religiosi, agenti dell’intelligence e guardie che hanno osato rappresentare una minaccia per il regime. Khatib ha lavorato per molti anni con Hossein Taeb, il capo dell’unità di intelligence dell’IRGC, e suo fratello Mehdi Taeb, il capo del quartier generale di Ammar legato da filo diretto con Mojtaba Khamenei.

La figura di Khatib spicca rispetto alle altre nomine: se gli altri membri del gabinetto di Raisi sono stati scelti solo perché fedelissimi (ma con poche competenze), il nuovo capo dell’intelligence batte colleghi e predecessori in fatto di hard skills. A differenza di Mahmoud Alavi, il ministro uscente che non aveva precedenti esperienze in materia di sicurezza e spionaggio, Khatib è stato coinvolto in entrambi i settori pur essendo meramente un giurista islamico “puro”.

Uno dei dossier bollenti sulla sua scrivania? Il complotto per arrestare e giustiziare Mehdi Hashemi, il fratello di Hadi Hashemi, genero dell’ayatollah Montazeri. Nel 1986, quando l’amministrazione Reagan inviò uno special envoy in Iran per incontrare segretamente Khomeini e la sua cerchia ristretta, il meeting – che portò all’accordo sulla vendita di armi con Teheran – trapelò dall’ufficio dell’Ayatollah Montazeri attraverso persone a lui vicine, presumibilmente Mehdi Hashemi. La fuga di notizie fu la miccia dell'”Iran Gate” che tutti conosciamo. Mehdi Hashemi fu poi arrestato e giustiziato come traditore.

Dove va lo spionaggio iraniano

Ma come potrebbe rivoluzionare lo spionaggio di Teheran un simile profilo? Khatib ha dettagliato le sue quattro priorità principali come ministro dell’intelligence in un briefing al Comitato per la sicurezza nazionale e la politica estera. La prima è quella di “affrontare in modo intelligente” i “principali partner e movimenti della corruzione economica, sociale, culturale, ecc.”; a seguire fare “il massimo uso delle forze rivoluzionarie con priorità di rivoluzionari e hezbollah”; e ancora: “rafforzare e attivare la diplomazia nascosta per un efficace scambio di informazioni, aumentare la profondità strategica e l’influenza del sistema con i paesi alleati all’interno e all’esterno della regione e sostenere i movimenti islamici, Hezbollah, e cooperare il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica”. Nemici giurati, ovviamente, “i movimenti infiltranti e nel governo”.

Il mandato di Khatib arriva nel bel mezzo della burrasca indotta dai significativi fallimenti dell’intelligence negli ultimi anni, vale a dire l’assassinio del comandante militare e scienziato nucleare Mohsen Fakhrizadeh e i sabotaggi contro gli impianti nucleari, che hanno portato in rotta di collisione spionaggio e Guardie della Rivoluzione. Negli ultimi anni, infatti, il ministero affidato a Kahtib è stato indebolito rispetto all’IRGC Intelligence Organization (IRGC-IO). Le responsabilità sovrapposte tra MOIS e IRGC-IO hanno portato a scontri che si sono propagati a livello dell’opinione pubblica. Ad esempio, il MOIS non concorda con l’IRGC-IO sull’arresto di ambientalisti con l’accusa di spionaggio.

Il personaggio Khatib nutre una fiducia più profonda in Khamenei e nel suo ufficio, legati da una relazione simbiotica con l’IRGC. Presumibilmente, Khatib tenterà di appianare col pugno di ferro questi attriti con finalità di efficienza di fronte alle minacce esterne e interne. Durante il suo mandato è probabile che il ministero dell’Intelligence sia farà più aggressivo sia sul fronte interno che su quello internazionale. A livello nazionale, l’uso della tortura e degli arresti arbitrari di oppositori del regime aumenterà, così come negli Stati Uniti e in Europa, i dissidenti iraniani saranno sottoposti a sorveglianza e spionaggio intensificati. Paradossalmente, se il coinvolgimento proxy del regime nei vari contesti internazionali non scemerà, l’Iran starà attento a non provocare il mondo occidentale: il nerbo delle sue forze sarà decisamente indirizzato verso l’eliminazione sistematica dei nemici del regime e di chiunque rappresenti una minaccia interna.