Recep Tayyip Erdogan è il vero vincitore del referedum costituzionale del 16 aprile scorso. Il 51,4 per cento dei turchi ha votato a favore della svolta presidenziale – e secondo molti analisti politici autoritaria – del Paese. Il Reis può quindi mostrarsi più duro non solo nei confronti dei dissidenti interni, ma anche di quelli esterni. Il Sultano può quindi riaprire i giochi in Siria.E, proprio dal Paese martoriato da sei anni di guerra civile, arrivano le prime congratulazioni ad Erdogan. I terroristi di Ahrar al Sham hanno infatti diramato un comunicato che recita: “Ci congratuliamo con i nostri fratelli turchi per il risultato del referendum e chiediamo ad Allah di aiutare il presidente Erdogan a dare stabilità alla Turchia ed alla regione e a rafforzare la prosperità del Paese”.Su Twitter, le Brigate Sultan Murad, sostenute da Ankara, scrivono: “Ci congratuliamo con il governo e con il popolo turco per il successo del referendum. I fratelli turchi hanno dimostrato che la loro decisione è più forte della pressione internazionale”.Congratulazioni sono arrivate anche da Jaish al Islam, un altro gruppo di ribelli islamisti in campo in Siria contro Damasco, che ha sottolineato come il popolo turco “ha espresso le sue aspirazioni alla libertà ed alla costruzione di una nazione forte”.Dal canto suo, Ahmed Ramadan, capo ufficio stampa della Coalizione nazionale siriana, che riunisce vari gruppi dell’opposizione, ha detto alla Dpa che la vittoria di Erdogan “è una cosa positiva per l’opposizione siriana e per la crisi in generale, la Turchia continuerà a dare tutto il suo sostegno alla rivoluzione siriana iniziata nel 2011”.Si profila così l’ennesimo cambiamento di politica estera di Erdogan. All’inizio della primavera araba di Damasco, il presidente turco ha aperto la cosiddetta “autostrada del jihad”, attraverso la quale migliaia di foreign fighters hanno raggiunto i campi di battaglia in Siria. Successivamente, dopo il golpe del 15 luglio scorso, il Reis si è avvicinato a Mosca, dopo aver accusato gli Stati Uniti di Barack Obama di sostenere i golpisti e di appoggiare ideologicamente le dottrine di Fetullah Gulen. Ora, Erdogan potrebbe ritornare al punto di partenza e sostenere i jihadisti che vogliono abbattere il governo baathista.
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