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La Francia piomba nel panico. L’attacco contro la cattedrale di Nizza, il giorno in cui i musulmani celebrano la nascita del profeta Maometto, è stato l’inizio di un’ondata di sangue che rischia di colpire tutto il territorio francese e che ha già coinvolto Avignone, dove un uomo è stato ucciso dalle forze dell’ordine dopo aver tentato di attaccare la polizia con un coltello. L’attentatore aveva gridato “Allah Akbar” prima di essere freddato dai proiettili degli agenti francesi. Sempre questa mattina, in Arabia Saudita, a Gedda, un uomo ha cercato di uccidere una guardia del consolato francese sempre armato di una lama. L’uomo non è in pericolo di vita mentre il terrorista è stato arrestato. E a Lione è stato fermato un afghano di 26 anni che brandiva un coltello di 30 centimetri nella stessa area dove l’anno scorso venne fatta esplodere una bomba artigianale.

L’impressione è che la Francia sia sotto assedio. Gli attacchi con i coltelli non sono certo una novità per il Paese, visto che è da cinque anni che l’antiterrorismo d’Oltralpe si trova a dover gestire attacchi sanguinari all’arma bianca di matrice islamista. Dagli attacchi di Charlie Hebdo nel 2015, sono stati tantissimi gli episodi che hanno visto coinvolti attentatori più o meno improvvisati armati di coltello che hanno seminato il panico nelle città francesi. Attacchi che sono avvenuti all’interno delle chiese, come quanto avvenuto oggi a Nizza o nel 2018 a Saint-Etienne-du-Rouvray, quando padre Jacques Hamel venne sgozzato. Ma anche attacchi contro passanti, forze dell’ordine o contro la comunità ebraica sono sempre avvenuti con i coltelli, arma difficilmente tracciabile, subdola, e estremamente simbolica, soprattutto se viene usata per decapitare le vittime. Pratica orrenda che accomuna molti gruppi terroristici islamici e che in Francia è tornata tristemente nota in questi ultimi tempi, prima di Nizza, con l’uccisione del professore Samuel Paty, “colpevole” di aver mostrato le vignette di Charlie Hebdo contro Maometto.

Il filo rosso sangue che lega questi attacchi arriva in un momento estremamente delicato per la Francia, dove ieri Emmanuel Macron ha annunciato un confinamento generale, il cosiddetto lockdown, per fermare il contagio di coronavirus ormai dilagante nel Paese. Ma arriva soprattutto nel momento di massimo scontro con la Turchia di Recep Tayyip Erdogan, che ha sfruttato in questi giorni proprio la questione dell’islam e le leggi volute da Macron per fomentare un’ondata di protesta in tutto il mondo che avesse come obiettivo proprio Parigi, con cui Ankara ha da tempo ingaggiato una sfida politica che va dal Medio Oriente al Nord Africa fino al cuore della stessa Europa. “Condanniamo fermamente l’attacco compiuto oggi all’interno della chiesa di Notre-Dame a Nizza e porgiamo le nostre condoglianze ai parenti delle vittime”, ha detto il ministero degli Esteri turco in un comunicato stampa. Ma è chiaro che questa protesta rischia di scatenare l’incendio.

Erdogan è stato da sempre interessato a mostrarsi di fronte all’opinione pubblica islamica mondiale come leader del mondo musulmano a prescindere dall’appartenenza etnica o nazionale. E la sfida lanciata a Parigi ha come terreno di scontro anche quello più oscuro e inquietante del mondo radicale islamico, che spesso sfocia in episodi di terrorismo che per l’Europa hanno un doppio problema: sono questioni di natura interna, ma anche di natura internazionale. Un doppio binario che da sempre coinvolge tutta la costellazione jihadista e che  i gruppi terroristici possono sfruttare per provare a riprendersi la scena anche attraverso le campagne mediatiche lanciate dal governo turco contro la Francia, simbolo non solo del laicismo, ma anche dell’Europa che si contrappone proprio alle mosse del “Sultano”.

La guerra alla Francia, che si vede a Parigi, Nizza, Avignone o appunto anche a Gedda e quindi a tutto il cosmo francese nel mondo, è una guerra asimmetrica e con diverse direttrici che adesso si incastrano in un sistema profondamente pericoloso anche per l’Europa. Da una parte Erdogan soffia sul fuoco della rivolta contro Parigi – basti ricordare le vignette di pochi giorni fa contro lo stesso leader turco – per colpire gli interessi francesi che attaccano quelli strategici turchi. Dall’altra parte, i Paesi arabi e musulmani protestano per le vignette alimentando la rivolta interna contro lo Stato francese e le leggi, in particolare quella sul separatismo. In questo vortice, il terrorismo colpisce i simboli francesi – dal professore (simbolo di laicità) alle chiese (simbolo delle radici cristiane) – e segnala che la recrudescenza dello jihadismo può sfruttare questi momenti per colpire di nuovo.

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