In un video recentemente pubblicato da As-Sahab, la casa di produzione audio-video legata ad al-Qaeda, il suo leader, Ayman al-Zawahiri annuncia una nuova offensiva nel subcontinente indiano che metterà nel mirino il Kashmir, la regione storicamente contesa tra India e Pakistan recentemente assurta agli onori delle cronache per la breve escalation militare tra le due potenze nucleari della regione che ha rischiato di degenerare in una guerra aperta.

Nel video al-Zawahiri chiama al Jihad i terroristi di al-Qaeda sostenendo “Sono dell’avviso che i Mujaheddin nel Kashmir – almeno in questa fase – debbano concentrarsi ad infliggere attacchi spietati contro l’esercito ed il governo indiano in modo da dissanguare l’economia indiana e far subire all’India perdite sostenute di equipaggiamenti e uomini”.

Al-Qaeda nel subcontinente indiano

La presenza qaedista in India ed in tutta l’area del subcontinente indiano comincia formalmente a settembre del 2014. Il gruppo, basato in Pakistan, uccide il Brigadier Generale Fazal Zahoor, ufficiale dell’Esercito Pakistano, causando in totale tre morti e nove feriti. Altri cinque attentati si sono susseguiti nel corso degli ultimi cinque anni, e si pensa anche che ci sia al-Qaeda dietro il sanguinoso attacco di Pasqua in Sri Lanka che ha causato circa 250 morti, ma in confronto ai numeri degli attacchi di matrice Is (il Califfato) la minaccia sembra molto meno efficace, ma non per questo meno preoccupante.

A capo dell’organizzazione c’è Sheikh Asim Umar. Ritenuto essere di origine indiana, prima di prendere le redini di al-Qaeda in India e Pakistan è stato comandante dei talebani pakistani in Afghanistan e ufficiale di al-Qaeda in Pakistan. Portavoce dell’organizzazione terroristica è Usama Mahmoud, di origini pakistane, un tempo membro di Harkat-ul-Mujahideen – gruppo fondamentalista islamico pakistano fondato nel 1985 per contrapporsi all’invasione sovietica dell’Afghanistan – e successivamente a capo del comitato per la Sharia in Pakistan di al-Qaeda.

Lo scopo e l’ideologia del “ramo indiano” dell’organizzazione terroristica sono praticamente gli stessi di al-Qaeda: combattere gli Stati Uniti e gli occidentali, liberare i musulmani di India dalla persecuzione, stabilire il Califfato e la Sharia in tutta l’Asia del Sud, sostenere i Talebani nella loro lotta agli invasori dell’Afghanistan. In più, come vedremo meglio a breve, la finalità è quella di riunire tutti gli integralisti islamici della regione sotto la bandiera di al-Qaeda per cercare di recuperare terreno nei confronti dell’Is.

La competizione per il terrore

Lo Stato Islamico, infatti, dopo essere stato smembrato in Siria ed Iraq, si è diffuso, come una metastasi del terrore, in Asia ed in Nord Africa. Milizie armate sotto le insegne nere dell’Is stanno combattendo in Libia, gruppi si stanno formando in Turchia, Africa Centrale e in Mali e nel Sahel, prendendo il nome di Isgs (Islamic State Greater Sahara), mentre altri fuoriusciti dal Medio Oriente si sono rifugiati proprio in Pakistan da dove intendono ripartire con la costruzione del Califfato.

L’appello di al-Zawahiri al Jihad in Kashmir rappresenta quindi più un segnale interno al mondo dell’integralismo islamico cercando di far leva su una criticità regionale di difficile, se non impossibile, risoluzione. Il messaggio del leader di al-Qaeda è sì quello di attaccare l’India per liberare il Kashmir, ma soprattutto un tentativo di recuperare il terreno perso nei confronti dell’Is che, nonostante sia uscito sconfitto in Siria ed Iraq, non vede diminuito il suo consenso e la sua pericolosità.

Non è infatti la prima volta che al-Zawahiri cerca in qualche modo di far tornare al-Qaeda al centro della galassia del terrorismo islamico: a novembre del 2015 l’emiro del terrore, in una registrazione audio della durata di 16 minuti, esortava i jihadisti a unirsi per allontanare le controversie e sospendere i combattimenti tra mujaheddin in Siria, a fronte non solo del mal partito in cui versavano le brigate al-Nusra – la fazione siriana di al-Qaeda – ma la stessa organizzazione che stava per essere oscurata dal Califfato di al-Baghdadi.

Nuova offensiva in Kashmir?

La debolezza di al-Qaeda in India, la presenza nel Kashmir del gruppo Jaish-e-Mohammed – ritenuto comunque legato ad al-Qaeda – autore di numerosi attacchi alle forze indiane nella regione e la presenza di miliziani dell’Is in Pakistan sono fattori che potrebbero far ritenere che l’appello di al-Zawahiri potrebbe scatenare una nuova stagione di terrore.

Il solo fattore competitivo tra le diverse entità del terrorismo islamico (Is e al-Qaeda), innescato proprio dalle parole dell’emiro, potrebbe dare vita ad una serie di attacchi di matrice diversa, in una perversa gara a chi compie l’attentato più sanguinoso o clamoroso, che servirebbero a stabilire quale fazione possa reclamare la superiorità territoriale e quindi diventare polo d’attrazione per gli integralisti islamici locali o provenienti da altre regioni come il Medio Oriente.