In un primo momento sembrava un incidente. Un’auto è infatti esplosa in un parcheggio dell’ospedale femminile di Liverpool, uccidendo sul colpo l’uomo che si trovava al suo interno. Un episodio alquanto singolare ma, agli occhi dei primi soccorritori, forse catalogabile tra le tante fatalità rintracciabili quotidianamente in una metropoli come quella inglese. E invece, con il trascorrere delle ore, ad emergere è stata una verità molto più inquietante. Ad esplodere è stato un taxi il cui autista, insospettito da qualcosa che ha visto o percepito nell’atteggiamento del suo cliente, ha fatto appena in tempo a scendere prima della deflagrazione. Un gesto considerato adesso come quello di un eroe. Il suo cliente era infatti un aspirante kamikaze. Il tassista lo ha chiuso in auto ed è forse grazie a questa prontezza che si è sventata una strage. Ma adesso l’intero Paese si è riscoperto nuovamente sotto attacco e si interroga sulle condizioni di sicurezza.

Cosa è successo a Liverpool

Ufficialmente le autorità hanno parlato di terrorismo soltanto lunedì mattina. In una nota diffusa nelle scorse ore, la polizia di Sua Maestà ha catalogato gli eventi di Liverpool tra i fatti di natura terroristica. Ma già domenica la pista jihadista era quella più battuta. Diversi gli indizi emersi in tal senso nella ricostruzione fatta dai tabloid inglesi. Poco dopo le 10:30 Dave Parry, tassista nella città dei Beatles, è impegnato in una delle sue tante corse quotidiane. Non è ben chiaro il motivo per cui poi improvvisamente è sceso dall’auto una volta giunto in prossimità del Women Hospital. Fatto sta che pochi minuti dopo, alle 10:59, il mezzo è esploso uccidendo la persona che vi era all’interno. Lui invece è rimasto ferito. E i media inglesi oggi lo hanno dipinto come eroe. Il perché è presto detto. Dopo i primi rilievi da parte degli inquirenti, l’attenzione si è spostata dal Women Hospital al quartiere di Kensington. Si tratta di uno dei sobborghi più pericolosi di Liverpool. Qui da anni oltre a spaccio e prostituzione, la minaccia si chiama anche radicalizzazione. Molti giovani abitanti della zona sono stati arrestati negli ultimi tempi per adesione ai gruppi jihadisti.

Quando quindi la polizia già domenica pomeriggio ha preso di mira alcune abitazioni di Kensington, si è intuito che l’esplosione del Women Hospital non era da catalogare tra i normali incidenti. Tre ragazzi sono stati arrestati. Il fermo per loro è stato motivato dal Terrorist Act. In serata i blitz della polizia non sono terminati. Le pattuglie sono arrivate a Sefton, altro quartiere difficile. Qui addirittura con alcuni megafoni gli agenti hanno consigliato agli abitanti di non uscire di casa per motivi di sicurezza. Ma il Sun, assieme ad altri quotidiani inglesi, non ha dubbi. Tutto è da ricollegare all’esplosione delle 10:59. Gli inquirenti, dopo le prime indagini, si sono messi sulle tracce di una cellula terroristica che aveva pianificato un attentato nel cuore di Liverpool. Il taxi era forse il mezzo che doveva essere usato per una vera e propria strage. Oppure semplicemente stava trasportando il kamikaze in un altro luogo individuato per l’attacco. Altri dettagli fino ad ora non sono emersi. Improvvisamente il Regno Unito ha scoperto di essere nuovamente nel mirino jihadista. A testimoniarlo è anche il fatto che l’inchiesta è nelle mani dell’antiterrorismo. Domenica sera il ministro dell’Interno Priti Patl si era limitato a dire che per il momento “nulla è escluso” e che “occorre dar tempo agli inquirenti di concludere le indagini”. Lunedì le autorità hanno innalzato il livello di allarme a “grave”, con le forze di sicurezza messe in pre allerta.

Il jihad insanguina il Natale

I fatti di Liverpool sono avvenuti a pochi giorni di distanza dall’uccisione di David Amess, il deputato raggiunto da un killer presunto sostenitore dell’Isis mentre incontrava i suoi elettori nell’Essex. La settimana scorsa invece un uomo di origine algerina ha attaccato una pattuglia della polizia a Cannes, in Francia. Anche in Norvegia, sempre nei giorni scorsi, un ragazzo ha urlato “Allah Akbar” mentre accoltellava alcuni passanti. Sono tutti questi segnali di una pericolosa recrudescenza del fenomeno jihadista. Gruppi organizzati, cellule locali dell’Isis oppure singoli “cani sciolti” si sono attivati per riportare il terrore in Europa. Esattamente come avvenuto nel 2020. Terminata una prima fase dell’anno caratterizzata dai lockdown anti pandemia, da ottobre in poi sono stati diversi gli attacchi portati a termine in diverse parti del Vecchio Continente. Come nel caso dell’attentato di Nizza del 29 ottobre 2020 o di quello di Vienna del 2 novembre successivo.

L’impressione, già trapelata da fonti di intelligence prima dell’estate, è che il terrorismo jihadista abbia voglia di colpire tra l’autunno e l’inverno. Quando cioè può avere una maggiore attenzione mediatica e quando ci si avvicina al Natale. L’episodio di Liverpool non deve quindi suonare come un pericolo soltanto per la Gran Bretagna. Al contrario, testimonia uno stato d’allerta e di attenzione tenuto in tutta Europa. Un discorso che, dopo le nuove minacce rivolte al ministro Luigi Di Maio, è valevole anche per l’Italia.

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