Cuba non è più uno “Stato sponsor del terrorismo”, almeno per gli Usa e ammesso che lo sia mai stata nella sua storia. L’amministrazione di Joe Biden, nei suoi ultimi giorni, ha deciso di rimuovere L’Avana dalla lista del Dipartimento di Stato che connota i nemici statuali ritenuti più pericolosi da Washington.
Perché Cuba viene rimossa proprio ora
La mossa avviene dopo quattro anni in cui il governo del Partito Democratico non aveva invertito l’inserimento nella lista fatta da Donald Trump al termine del suo primo mandato, dopo quattro anni di duro braccio di ferro tra Washington e L’Avana, e alla vigilia del ritorno alla Casa Bianca del tycoon repubblicano.
E non c’è dubbio che se da un lato la mossa mostra la buona volontà di Biden di dare un segno dopo la riuscita triangolazione diplomatica con Cuba e il Vaticano, attivo a mediare tra i due Paesi americani dai tempi dell’amministrazione Obama, per il rilascio di 535 prigionieri politici da parte del governo di Manuel Diaz-Canel, dall’altro la manovra apre a prospettive geopolitiche più ampie. Una su tutte: la rimozione dalla lista della Siria guidata da Abu Mohammad al-Jolani.
Chi c’è nella “lista nera” Usa
Cosa c’entra la Siria con Cuba? Molto. La lista degli Stati sponsor del terrorismo di Foggy Bottom consente al governo Usa di sanzionare unilateralmente in forma draconiana quei Paesi che sono ritenuti colpevoli di finanziare fuori dai propri confini attività terroristiche direttamente minacciose per la sicurezza nazionale americana o di aver sostenuto attacchi a infrastrutture militari e civili degli Usa in patria e all’estero.
Ebbene, tramite questa lista Washington avoca a sé la possibilità di imporre una restrizione degli aiuti esteri, lo stop di vendita di armamenti e tecnologie dual-use e varie forme di sanzioni commerciali e finanziarie, sfruttando il peso geopolitico e il ruolo del dollaro come moneta di scambio come leve per garantire un’analoga applicazione da parte dei Paesi alleati. Fino a ieri la legge americana identificava nella lista quattro Stati: Corea del Nord, Cuba, Iran e Siria.
Di questi quattro, la Siria oggi guidata da Abu Mohammad al-Jolani è il membro più longevo, nonché l’unico a essere parte dell’elenco dalla sua prima emanazione, nel 1979, quando vi fu inserita assieme a Iraq, Libia e Yemen del Sud.
La caduta del regime di Bashar al-Assad a dicembre, la fine della taglia su al-Jolani e l’apertura alla fine delle sanzioni alla Siria preludono alla riconciliazione con Damasco, in cui Washington non vuole lasciare mano libera ad attori come la Turchia che hanno giocato da protagonisti nella caduta del Rais. Una rimozione della Siria che mantenesse Cuba parte della lista sarebbe apparsa politicamente ingiustificata.
Cuba e Siria, destini incrociati?
Del resto, le accuse formulate negli anni contro Cuba (parte della lista dal 1982 al 2015 e nuovamente dal 2021) si sono per trent’anni basate su un’interpretazione decisamente arbitraria del concetto di “terrorismo”, dato che a lungo la leadership di L’Avana guidata da Fidel Castro era accusata di appoggiare gruppi come i guerriglieri latinoamericani e gli indipendentisti comunisti di Angola e Mozambico che, però, spesso avevano come avversari, rispettivamente regimi castrensi o governi come quelli del Sudafrica dell’apartheid. Dal 2021 a oggi le accusa contro Cuba si sostanziano nei presunti rapporti con le Farc colombiane e nell’ospitalità data a qualche membro dell’Eta, organizzazione terrorista basca di stampo comunista che ha sospeso l’attività: un po’ come includere la Francia per la presenza di ex membri delle Brigate Rosse protette dalla dottrina Mitterrand!
Al contrario, contro la Siria Washington ha promosso in oltre 45 anni accuse pesanti, che vanno dalla vicinanza a gruppi come Hezbollah a, si legge nell’edizione 2021 del Country Reports on Terrorism,”un atteggiamento permissivo del regime di Assad nei confronti di Al-Qaeda che ne ha alimentato la crescita assieme a quella dell’Isis”.
In un Paese in guerra civile come era la Siria allora queste accuse potevano apparire complesse, ma nella politica americana la chiave di lettura era chiara: si accusava Damasco di sostenere il terrorismo sciita e di aver contribuito, prima e dopo la guerra civile, a far dilagare al-Qaeda e Isis con scelte politiche scellerate. Ebbene, oggi un processo di riavvicinamento degli Usa al governo guidato da un gruppo, Hay’at Tahrir al-Sham, erede di al-Qaeda dovrà passare, per completarsi, inevitabilmente nella rimozione dalla più coercitiva delle liste del Dipartimento di Stato. Lasciare Cuba in compagnia di Iran e Corea del Nord, Stati “canaglia” secondo l’interpretazione degli Usa, sarebbe difficile da spiegare. La mossa di rimuovere L’Avana, dunque, risponde sia alla volontà di Biden di invertire l’antistorica scelta di Trump del 2021, che The Donald non sembra aver fretta di ripristinare, sia alla necessità di spianare la strada al suo successore per la distensione con al-Jolani. A dimostrazione della convenienza del concetto di “terrorismo” secondo la superpotenza.
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