diventa reporter con NOI ENTRA NELL'ACADEMY

Un pacchetto di misure anti-terrorismo che obbliga i cittadini russi a comunicare tutto ciò che sanno su attentati e radicalizzazione, più controlli sui potenziali attentatori, ma anche maggiore collaborazione con il governo legittimo di Assad, con gli Usa e addirittura con i Paesi della Lega Araba in chiave anti-terroristica. Da qui passa il piano del Cremlino per sconfiggere il fondamentalismo islamico e le sue derive terroristiche nei confini federali, e non solo. I rimedi voluti da Putin per contrastare il pericolo attentanti a Mosca, e nelle regioni caucasiche, si basano su due linee: una di politica interna e l’altra di politica estera.Il fronte interno e la legge YarovaAttraverso una serie di riforme legislative e di operazioni di polizia e servizi segreti Putin è intenzionato a stringere il cappio attorno ai sostenitori della propaganda jihadista in Russia, limitando il più possibile il rischio di attentati, anche in vista dei Mondiali di calcio del 2018. Soprattutto nel Caucaso, incubatore del fondamentalismo di matrice wahhabita, dove negli ultimi anni, grazie anche alla politica del Cremlino, gli attacchi terroristici sembrano essere in diminuzione: secondo il sito Kavkaz-uzel, nel primo quadrimestre del 2014 le vittime di attentati sono state 101, nello stesso periodo dell’anno successivo 31.Dicevamo delle riforme di Putin contro il terrorismo, di grande importanza – e risalto mediatico – è la legge Yarova ( dal nome di Irina Yarova, deputata del partito di maggioranza Russia Unita e presidentessa del Comitato sicurezza alla Duma di Stato), approvata dal Parlamento russo lo scorso 29 giugno, che introduce nell’ordinamento federale l’ergastolo per terrorismo internazionale, oltre ad obbligare gli operatori nel campo delle telecomunicazioni a conservare i contenuti delle conversazioni tra gli utenti per tre anni e la corrispondenza (anche video) per sei mesi. La legge prevede, inoltre, la carcerazione nel caso di “mancata denuncia” di attività terroristiche o colpi di Stato.Il vertice dei servizi a San PietroburgoNella lotta al terrorismo, il Cremlino sembra aver dato importanza soprattutto all’attività di prevenzione, affidata a forze di polizia e intelligence. A conferma di ciò sono i dati emersi il 26 luglio, in seguito al vertice, che si è tenuto a San Pietroburgo, tra Fsb (i servizi segreti russi) e forze dell’ordine. “In Russia stiamo monitorando 220 presunti attentatori suicidi. Inoltre, abbiamo emesso 260 mandati d’arresto internazionale nei confronti di cittadini russi, sospettati di terrorismo, che attualmente si trovano all’estero”, ha detto a Russia Today il capo dell’Fsb Aleksandr Bortniko.Per approfondire: Asse tra Putin e Algeria contro il terrorismoTuttavia il procedimento di estradizione nei confronti della Russia, soprattutto da parte di Paesi europei, risulta complesso e lungo. “Purtroppo con il pretesto del rispetto e l’osservanza dei diritti umani e delle libertà fondamentali spesso si nega l’estradizione dei terroristi verso la Russia”. Un esempio è il caso di Ahmed Chataev, cittadino russo di origine cecena, unitosi allo Stato islamico nel 2015, che gli investigatori ritengono la mente dietro l’attentato all’aeroporto di Istanbul, lo scorso giugno 28.La politica estera e l’apertura alla Lega ArabaSul piano di politica internazionale il Cremlino sembra avere le idee chiare: essa si basa, innanzitutto, sul sostegno incondizionato – almeno per ora – al governo siriano di Assad. Inoltre, secondo quanto rivelato qualche giorno fa dal Washington Post, Putin starebbe valutando la richiesta di Obama per aumentare la cooperazione tra servizi segreti russi e americani in Siria, che permetterebbe maggiori e migliori attacchi aerei contro le postazioni dei fondamentalisti di Daesh.Per approfondire: Lavrov: “Unità contro il terrorismo”E infine, la collaborazione più stretta con i Paesi della Lega Araba in chiave anti-terroristica, confermata dalle dichiarazioni del presidente russo che, come riporta l’agenzia di stampa Agv, ha detto “Vorrei confermare il fatto la Russia è pronta a rafforzare la cooperazione con la Lega araba sulla sicurezza regionale, in primo luogo per combattere la minaccia del terrorismo internazionale. Riteniamo . ha aggiunto Putin – che la lotta contro questo male dovrebbe essere combinata con gli sforzi congiunti per soluzioni politiche delle crisi in Siria, Iraq, Libia, Yemen e in altri punti caldi. Queste dovrebbero essere basate sul rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale di tutti i paesi, attraverso il dialogo inclusivo e il consenso nazionale”.