Muhammad al Adnani è il terzo quadro dirigente dell’Isis ad essere ucciso in pochi mesi. Prima di lui c’erano state, infatti, altre due morti eccellenti nelle file jihadiste. Ad essere eliminati erano stati Omar al Shishani, uno dei più importanti capi militari del Califfato, e l’iracheno Ali al Anbari. La perdita del “portavoce” e “capo dell’azione esterna” dell’Isis, per ora confermata soltanto dalle fonti vicine al Califfato, rappresenta quindi un altro colpo durissimo per l’organizzazione. Che, per questo, sta già correndo ai ripari per cercare un sostituto.A decidere chi sarà a prendere il posto del jihadista, considerato da tutti come il braccio destro di al Baghdadi, sarà proprio il sedicente Califfo, assieme ai suoi fedelissimi. Gli analisti citati dal New York Times sostengono, infatti, che già nei prossimi giorni si riunirà a Raqqa, nella roccaforte delle bandiere nere in Siria, il “consiglio della shura” per decidere il nome del nuovo portavoce. In cima alla lista dei favoriti, secondo Cole Bunzel, ricercatore a Princeton, citato dal quotidiano statunitense, ci sarebbe Turkial Binali.Trentuno anni, originario del Bahrein, Binali è uno dei più influenti ispiratori delle azioni del gruppo. Allievo di alcuni tra i più importanti ideologi di al Qaeda, è considerato il “muftì” dell’organizzazione e ispiratore di fatwa come quella che fece da preludio alla proclamazione del Califfato islamico in Iraq e Siria, nell’estate del 2014, e quella che legittimava i jihadisti a violentare le donne yazide. Binali, secondo l’intelligence statunitense, avrebbe visitato di recente anche la Libia, per dare supporto ai combattenti della branca locale dell’Isis.Il secondo nome nella lista dei candidati a ricoprire il ruolo che fu di al Adnani, sarebbe, secondo l’agenzia Flashpoint, quello di Ali Mousa Al-Shawwakh, detto anche Abu Luqman. Un passato in Iraq come reclutatore di mujahidin contro le truppe statunitensi nel 2003, al Shawakh è stato lo stratega delle bandiere nere ad Aleppo nel 2015, prima di ricoprire la carica di governatore di Raqqa, la capitale del sedicente Stato Islamico. Ed è anche stato accusato, nelle ultime ore, di essere stato lui ad uccidere il leader jihadista, al Adnani, per una faidaal vertice.Per approfondire: È scontro tra Usa e Russia sulla morte di AdnaniMentre Stati Uniti e Russia, che si accusano a vicenda di perseguire i propri interessi in Siria con il pretesto della lotta al terrorismo, si contendono il merito dell’uccisione del numero due del Califfato, si infittisce il giallo sulla morte di al Adnani e spunta fuori una pista interna. Quella che vede contrapposti Luqman e il Califfo al Baghdadi, nella lotta per il potere in Siria. Secondo la versione contenuta in una lettera scritta dallo sceicco del fronte salafita siriano “Asala wa Tanmiya”, Khaled al Hammad, e postata dallo stesso leader islamista su Telegram, Adnani sarebbe morto a causa di un ordigno piazzato sulla sua macchina proprio dagli uomini di Luqman. Secondo l’esponente salafita, infatti, da due anni Luqman starebbe facendo la guerra ad al Baghdadi per diventare “emiro” della Siria. Adnani sarebbe quindi stato inviato in Siria proprio da al Baghdadi, al fine di arginare le aspirazioni di di Luqman, il quale, per tutta risposta, avrebbe fatto fuori il braccio destro del Califfo. Per il leader del fronte salafita siriano questa versione sarebbe “certa”. E inaugurerebbe una “profonda scissione nelle file dell’Isis”.