Ha gli occhi scuri e lo sguardo enigmatico. Probabilmente indossa una “kandura“, l’abito lungo fino alle caviglie che contraddistingue l’abbigliamento di molti uomini musulmani. In testa porta il copricapo tradizionale. E non somiglia al padre. Dietro di lui, appoggiato a un tavolino, un cestino con dentro un mazzo di fiori. Nell’ultima immagine pubblica, Hamza Bin Laden è ritratto così.

Ed è proprio su quella fotografia che Washington ha scritto: “Up to $1 Million Reward”. Che, tradotto, significa che sulla testa del figlio di Osama Bin Laden è stata messa una taglia di un milione di dollari. E, quasi nello stesso momento, l’Arabia Saudita, nemica storica di Al Qaeda e del padre, comunica di avergli revocato la nazionalità, già da novembre. Segnali che, paradossalmente, gli danno un riconoscimento internazionale come erede di una cellula terroristica che, negli anni, sembrava essere rimasta in silenzio. E di cui lui, oggi, potrebbe assumere la guida.

Il favorito di Osama

Osama Bin Laden diventò padre circa 26 volte. Ma per il favorito, nato a Jeddah nel 1989, scelse il nome dello zio di Maometto, Hamza, che morì in battaglia. In arabo significa “forte”, “saldo”, “deciso”. Secondo quanto riportato dal Corriere di oggi, Hamza, da sempre, venne considerato il favorito dal capo di Al Qaeda, che lo seguì, personalmente e a lungo, insieme alla madre Khairiah Sabar. In video apparve, per la prima volta, a 12 anni: attorno a lui soltanto militari e armi. Kalashnikov, in particolare. Era il 2001, l’anno dell’11 settembre, e in quel periodo così complesso viveva in Afghanistan. Il padre, intanto, in quel clima, lo aveva fatto crescere, addestrandolo. E il giovane Bin Laden si abituò velocemente a quei proclami, che imparò come si fa con i salmi o le preghiere.

L’arresto in Iran e il primo matrimonio

Dopo l’11 settembre, il capo di Al Qaeda scelse di trasferire parte della famiglia, tra cui Hamza, in Iran. Due anni dopo, nel 2003, il giovane, venne arrestato, insieme ad altri dirigenti della cellula terroristica. Furono prigionieri, ostaggi e poi merce di scambio nell’eterna battaglia tra sciiti e sunniti. Nello stesso periodo, ancora molto giovane, in assenza del padre, ascoltò due importanti leader qaedisti,  Saif el-Adel e Abu Moghamed al-Marsi, di cui poi sposò la figlia. Fu molto più di un matrimonio. Fu un’unione politica. Un accordo.

 

 

Negli anni successivi, riuscì a convincere il padre ad accoglierlo in Pakistan, ad Abbottabad, il luogo dove, nel maggio del 2012, il leader sunnita perse la vita e che, prima di morire, lo designò come suo successore, dopo averlo preparato per anni.

I proseliti del “delfino”

Alla morte del padre, il giovane Bin Laden inizia a ripensare alla sua “carriera” all’interno della cellula terroristica. Negli anni si è ipotizzato che si sia trasferito al confine tra Pakistan e Afghanistan, fra la città di Quetta e le province tribali del Waziristan. Ma nessuno sa con precisione dove si trovi davvero. Si dice che in quella zona, dove il controllo del territorio da parte delle autorità non è così capillare, terroristi e leader talebani continuino ad avere una certa libertà di movimento.  Lì sono iniziati, di fatto, i suoi proseliti. Mai in video, soltanto in radio. La sua voce circola senza che mai ne venga mostrato il volto. È troppo pericoloso. Ripete le parole e gli slogan del padre e ridefinisce i suoi “nemici“. Che sono gli ebrei, gli americani, gli occidentali, gli sciiti e la dinastia saudita. Chiama a raccolta i “lupi solitari“, ridefinisce le gerarchie e la struttura piramidale di Al Qaeda (diversa da quella di Daesh, che azzera le distanze e riconosce soltanto in Abu Bakr al Baghdadi il vero leader), chiede ai musulmani sauditi di rovesciare gli al-Saud, considerati oppressori e amici degli Stati Uniti. E, soprattutto, chiede che il padre sia vendicato.

Il suo ruolo

Al momento, Hamza Bin Laden potrebbe essere al vertice del nucleo Asnar al-Furqan, una frangia di Al Qaeda, e sono in tanti a pensare che toccherà a lui rilanciare la fazione che oggi è guidata dall’egiziano Ayman al-Zawahiri, tra gli ideologi del movimento, che dal 2011 ha preso il posto di Osama Bin Laden. Ma se le possibilità che Hamza Bin Laden possa insediarsi al vertice sono tante (e concrete), sul campo, diversi gruppi importanti sembrerebbero ancora legati all’attuale gerarchia. Secondo l’intelligence statunitense, che non smette di cercarlo, il trentenne Bin Laden potrebbe cambiare tutto all’interno di Al Qaeda, forse limitando le distanze e i contrasti anche con Daesh, anche se, nel 2017, aveva incitato alla jihad in Siria nelle file di Al Qaeda (in netta contrapposizione, quindi, con l’organizzazione dello Stato islamico).

L’unione con la figlia di Atta

Secondo quanto riportato dal bollettino americano di ricerca, Hamza, oggi, avrebbe un’altra moglie, la figlia di Mohammed Atta . Non un uomo qualunque, né un militante qualsiasi. Ma uno dei kamikaze dell’11 settembre. Che tutti chiamavano “il soldato perfetto”.