E’ notizia di pochi giorni fa l’uccisione in Cecenia di sei soldati della Guardia nazionale Russia. L’attacco è avvenuto nel villaggio di Naurskaya, a nord-ovest di Grozny, la capitale. Altri tre soldati sono stati gravemente feriti. Secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa russa Sputnik, che cita il numero uno della Guardia Nazionale Viktor Zolotov, non ci sarebbero state vittime fra i civili.”Durante lo scontro armato tutti i membri del gruppo sono stati neutralizzati. I criminali avevano armi da fuoco e munizioni, nei corpi di due di loro sono state rinvenute 2 cinture esplosive da kamikaze”, – ha dichiarato Zolotov.Un attacco islamista, ignorato dalla gran parte dei media, rivendicato dallo Stato Islamico in una regione che rappresenta una propria fucina di foreign fighters e jihadisti.Terroristi ceceni di ritorno dalla SiriaIl presidente russo Vladimir Putin ha immediatamente convocato una riunione urgente del Consiglio della Sicurezza russo per discutere della vicenda. La presenza di Daesh nel Caucaso è motivo di grande preoccupazione, anche se è coerente con la nota vocazione islamista della regione.Appena due giorni prima, Valery Semerikov, segretario generale dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) – un’alleanza militare che riunisce la Russia con molti altri stati ex sovietici – ha riferito la presenza di 2.500 i cittadini russi che combattono con i gruppi jihadisti in Siria.I jihadisti ceceni continuano la loro guerra contro il nemico russoLa maggior parte di questi miliziani provengono dal Caucaso e, data la piega del conflitto a favore delle forze lealiste di Bashar al-Assad, era solo una questione di tempo prima che tornassero a casa e continuassero da lì la loro guerra contro la Russia. La preoccupazione derivata dalla presenza di cittadini russi tra i jihadisti in Siria è stata una delle ragioni principali dell’intervento militare della Federazione in Siria, come ha chiarito il presidente Putin durante il suo discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel settembre 2015.Gli islamisti del CaucasoAnche se l’Isis si è affacciato sul Caucaso settentrionale, è improbabile che la situazione possa cambiare in maniera significativa, nonostante il gravissimo attacco di pochi giorni fa. L’insurrezione islamista che imperversava nel Caucaso tra la fine degli anni ’90 e nei primi anni 2000 è stata , almeno in parte, sconfitta. Ciò nonostante, considerati i metodo brutali  e l’efferatezza mostrata dagli islamisti di Daesh, che non risparmia nemmeno i civili, le forze di sicurezza russe e cecene dovranno prestare doppiamente attenzione e raddoppiare i propri sforzi contro il terrorismo.I meriti di Vladimir PutinSe oggi non abbiamo un Califfato islamico alle porte della Russia lo si deve alla risolutezza mostrata da Putin durante la seconda guerra cecena. “La guerra di Cecenia – scrive Gennaro Sangiuliano, già vicedirettore del Tg1 e autore del libro Putin. Vita di uno Zar– è stata una guerra sporca, come lo fu quella degli americani in Vietnam ma con la differenza che la prima era un pezzo della Russia, l’Indocina era a migliaia di chilometri da Washington. La massiccia, violenta e determinata presenza dei guerriglieri ceceni in Siria, Iraq – e prima affianco dei talebani, dove sono diventati la forza militare di élite dell’Isis -, rivela che se Putin non avesse stroncato la Cecenia islamica, sarebbe sorto un Califfato caucasico con Daghestan, Inguscezia e Ossezia del Nord, qualcosa che avrebbe minacciato la sicurezza globale”.Terra di fanatismoLa lotta indipendentista cecena è passata dall’essere laica e nazionalista a islamista e fanatica; una regione da cui provengono la gran parte di terroristi autori di terribili attentati in tutto il mondo. Come Tamerlan e Dzhokar Tsarnaev, i due fratelli ceceni che il 15 aprile 2013 piazzarono due bombe a Boston, durante la maratona, uccidendo tre persone e ferendone quasi 300.Qui, non a caso, i wahabiti dell’Arabia Saudita hanno finanziato la costruzione di moltissime moschee. E’ la terra, come racconta Fulvio Scaglione, di “Doku Umarov, il guerrigliero ceceno che nel 2007 aveva proclamato la nascita del califfato del Caucaso, con un certo anticipo quindi su Al Baghdadi e il califfato dell’Isis tra Siria e Iraq. Umarov aveva sulle mani il sangue di centinaia di russi, ammazzati in attentati nella metropolitana, in aeroporto, per strada”. La battaglia contro l’Isis prosegue e si propaga alle porte della Russia di Putin, in una regione dal terreno fertile per l’islamismo e il fanatismo religioso.