Cecenia, l’Isis torna a uccidere. Un segnale d’allarme per la Russia

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Terrorismo /

Lo Stato islamico colpisce in Cecenia, con alcuni assalti simultanei contro le forze di polizia in diverse località della regione. Una serie di attentati che ha ancora dei lati misteriosi e di cui sono trapelate poche notizie, ma di cui ha una prima certezza: la rivendicazione dell’Isis.

La serie di attacchi è avvenuta in tre città della Cecenia. Dalle prime ricostruzioni, due poliziotti sono rimasti feriti a Shali, dove gli assalitori hanno fatto irruzione nel commissariato di polizia armati di coltello. La polizia ha ucciso i due attentatori. A Grozny, invece, sarebbero cinque gli agenti della polizia stradale feriti in un altro assalto, questa volta con un’automobile lanciata contro gli agenti. Sempre nella capitale, un agente di polizia è morto durante una sparatoria contro un altro nucleo di attentatori.

Le fonti governative parlano anche di un attentatore che non è riuscito a farsi esplodere, mentre un altro kamikaze, a Mesker-Yurt, è esploso senza provocare danni né feriti. “Combattenti dello Stato islamico hanno attaccato funzionari ed elementi della polizia a Grozny e Shali e a Mesker-Yurt”. Questa la rivendicazione dell’Isis su Amaq, rivista di propaganda dell’organizzazione terrorista, citata dal sito Site.

Una serie di attacchi ancora avvolta nel mistero ma di cui è possibile rintracciare alcune questioni particolarmente importanti.

La Cecenia e il pericolo terrorista

La prima è la stessa area dove sono stati compiuti gli attentati: la Cecenia.Regione da sempre al centro dello scontro fra Russia e terrorismo islamico, la Cecenia è la patria di numerosi (si parla di migliaia) jihadisti che hanno prima combattuto le forze russe in patria per poi spostarsi, come foreign fighters, in Siria. L’impegno della Russia nella guerra al fianco di Bashar al Assad è nato anche come esigenza di eliminare, in territorio siriano, questi terroristi, oggi raccolti soprattutto nella roccaforte di Idlib.

Oggi, con la sconfitta ormai evidente a livello territoriale dell’Isis, il rischio che la Cecenia torni a interessare il terrorismo islamico è molto alto. Mosca ha sempre cercato di sradicare il problema dell’islamismo ceceno in maniera molto decisa: l’intervento militare di Vladimir Putin fu uno degli esempi più chiari della strategia del Cremlino. Ma il nuovo terrorismo e le nuove strategia comunicative inducono a un nuovo livello di guardia. Con una propaganda penetrante e la sconfitta in Siria e Iraq, l’Isis può arruolare e “accendere” le sue cellule direttamente in territorio russo, senza condurre il gioco in Medio Oriente.

Attacchi simultanei e con diversi metodi

C’è poi un secondo ordine di analisi, che è il tipo di attacchi. Dall’attacco all’arma bianca alle bombe, dalle automobili contro gli agenti fino alla cintura esplosiva, gli attacchi hanno rappresentato una sorta di catalogo dei metodi di terrore impiegati in questi ultimi anni dagli attentatori dell’Isis.  Sono tutti metodi di assalto che i giovani apprendono dalle reti propagandistiche, dai manuali del terrore fatti circolare attraverso i social network e internet e che corrispondo a quella jihad semplice, a bassissimo costo ma estremamente efficace per incutere terrore.

Il Califfato, privo ormai di un territorio su cui governare, resta comunque in grado di colpire. E la sua strategia, come preannunciato da altri attentati in questi anni, è quella di attaccare con ogni tipo di arma e a prescindere dall’effetto distruttivo. Si attacca per dimostrare di esistere. E si rivendica per far vedere che la minaccia, pur ridotta, non è affatto scomparsa.

Una cellula di giovanissimi

Un terzo problema riguarda invece la cellula che ha compiuti gli attacchi: tutti giovanissimi. Come riporta l’agenzia russa Ria Novosti, si parla di ragazzi fra i 12 e 18 anni, tutti residenti a Shali. Giovanissimi e sicuramente inesperti, tanto che gli attacchi si sono rivelati assolutamente poco letali rispetto al potenziale mosso ma che dimostrano anche come sia facile, per lo Stato islamico, penetrare nella psiche dei più giovani.

Lo stesso governatore ceceno, Ramzan Kadyrov, ha confermato attraverso il proprio account Telegram di non avere “alcun dubbio” sul fatto che “il gruppo di giovani”abbia agito a causa della propaganda sui social media da parte degli affiliati e dei simpatizzanti dell’Isis. Ed è un segnale da non sottovalutare anche per le agenzie di intelligence occidentali.