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Terrorismo

C’è un secondo Stato islamico (e questa volta è in Europa)

Attacchi multipli, efficaci, capaci di instillare la paura in chi li subisce. Non sono una novità per lo Stato islamico, anzi. Questa tecnica è usata dai terroristi da almeno sei anni, dal 2011, quando Abu Bakr Al Baghdadi, anche sotto...

Attacchi multipli, efficaci, capaci di instillare la paura in chi li subisce. Non sono una novità per lo Stato islamico, anzi. Questa tecnica è usata dai terroristi da almeno sei anni, dal 2011, quando Abu Bakr Al Baghdadi, anche sotto la spinta delle primavere arabe, si sforzò di posizionare l’Isis al primo posto del mercato del terrore. Tutti, in Siria e in Iraq, dovevano essere a conoscenza di questa nuova realtà terroristica. Tutti dovevano temerla. O invidiarla.

Gli attacchi di Barcellona e Cambrilis, come rilevato da diversi analisti, sono stati organizzati fin nei minimi dettagli. La cellula, secondo le prime ricostruzioni, era composta da almeno 13 persone. Tra queste c’è Moussa Oukabir, che potremmo considerare la mente della strage e che era tornato dal Marocco solamente quattro giorni primi dell’attentato. Molto probabilmente, Oukabir  aveva raggiunto il suo Paese natale per ricevere direttive su come agire. La tempestività doveva essere al primo posto e, forse, i terroristi hanno deciso di attaccare la Rambla dopo il tentativo (andato male) di creare un ordigno esplosivo. Come riporta Il Foglio di oggi, “Björn Stritzel che su Telegram si è finto un volontario suicida per compiere un attentato ed è stato contattato dagli istruttori del gruppo terrorista per essere guidato passo passo, racconta che gli dicevano una sola cosa: ‘Fai presto, non perdere tempo, più passano le ore e più c’è la probabilità che i servizi segreti ti scoprano”. La tempestività è tutto.

Che l’attacco sulla Rambla fosse solo l’inizio, lo dimostra il fatto che, come sottolinea Il Foglio, “la polizia ha trovato un altro furgone già noleggiato dalle stesse persone. O serviva per gli attacchi multipli di cui si è parlato, oppure per fuggire e per sopravvivere al primo assalto“. Forse, i terroristi marocchini volevano scappare, proprio come fece Abdelhamid Abaaoud, uno degli attentatori del 13 novembre 2015, che si rifugiò in una casa a Saint Denis dove si fece saltare in aria, braccato dalle forze speciali francesi.

I foreign fighter europei che hanno raggiunto le bandiere nere sono circa 4mila. La maggior parte di loro viene dal Belgio, dalla Francia, dalla Germania e dal Regno Unito. I terroristi tornati in Europa sono circa il 30%, ovvero tra i 1176 e i 1288. Il bilancio è stato realizzato l’anno scorso dall’International Center for Counter-Terrorism dell’Aja. Queste oltre mille persone – e questi sono i dati dei quali siamo a conoscenza, anche se il numero è certamente più alto – rappresentano un esercito silenzioso e nascosto che può essere in grado di combattere in qualsiasi momento. Rappresentano il secondo Stato islamico: quello che è già tra noi.





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