Il terrorismo è tornato a colpire il Burkina Faso, già oggetto nei mesi scorsi di svariati attentati sanguinosi. Una chiesa protestante situata nella città di Hantoukoura, nei pressi del confine con il Niger, è stata attaccata, nella giornata di domenica, da uomini armati non identificati. Il bilancio è di 14 morti e molti feriti ma ciò che preoccupa è l’apparente strategia estremista di voler colpire la minoranza cristiana del Paese, che è perlopiù musulmano. Il presidente Roch Marc Christian Kabore ha condannato l’accaduto ed ha offerto le proprie condoglianze ai familiari dei deceduti, tra cui ci sono il pastore della chiesa ed anche alcuni bambini. Il Burkina Faso è nel mirino del terrorismo sin dal 2015, quando i gruppi estremisti iniziarono a mettere in atto sanguinosi assalti che ebbero come oggetto anche la capitale Ouagadougou. Da allora sono morte oltre 500 persone e la nazione è sempre più destabilizzata.

Radici lontane

La regione del Sahel, poverissima e costituita da ampi spazi desertici e territori remoti difficilmente controllabili dai governi centrali, è nel mirino di gruppi di radicali islamici sin dal 2012, quando i terroristi assunsero il controllo del Mali settentrionale nel corso di un’insurrezione contro il governo centrale. L’intervento militare della Francia, ex potenza coloniale dell’area, impedì che il Paese crollasse e respinse i militanti, che avevano esteso il proprio controllo territoriale, verso Nord. I problemi di fondo, però, non vennero risolti ed i militanti, talvolta legati ad Al Qaeda, talvolta all’Isis oppure esponenti locali, hanno progressivamente allargato il proprio raggio di azione agli altri Stati del Sahel, tra cui anche il Burkina Faso. La formazione di un’associazione regionale, la G-5 Sahel, composta da Mali, Niger, Ciad, Burkina Faso e Mauritania e dedita alla lotta agli estremisti, non sembra aver inciso in maniera significativa sulla situazione che, anzi, è peggiorata.

Le prospettive

Il capo di Stato del Burkina Faso ha ricordato, alcune settimane fa, come la popolazione del Paese debba restare unita in questo difficile momento dato che lo scopo dei terroristi è quello di generare il panico e di destabilizzare l’ordine democratico della nazione. Le parole del presidente erano giunte poco dopo un altro, grave attentato che aveva colpito il Paese: almeno 37 persone erano morte mentre 60 erano rimaste ferite in seguito ad un assalto ad un convoglio che trasportava gli impiegati locali della Semafo, una compagnia mineraria canadese.

I gruppi di estremisti islamici che sono attivi nel Sahel non hanno, al momento, la forza per poter pensare di rovesciare i governi locali ma possono logorarli lentamente, con una serie di attacchi pianificati in maniera strategica e tesi a generare una delegittimazione delle autorità politiche. Il terrore della popolazione potrebbe rivelarsi un’arma più efficace, nel lungo termine, delle vittorie sul campo di battaglia e c’è il rischio che il Sahel possa divenire un nuovo Afghanistan, vista la difficoltà sperimentata nel contrastare in maniera efficace le azioni violente dei gruppi estremisti. La pianificazione di strategie anti-terrorismi, tanto a livello locale quanto internazionale, dovrà necessariamente tenere conto anche di queste dinamiche peculiari ed elaborate delle contromosse efficaci.