Boko Haram cambia leader

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Boko Haram cambia leader, è questa la notizia che il mondo ha appreso negli ultimi minuti dal magazine d’informazione dell’Isis Al Nab’a. Abubakar Shekau, la guida storica di Boko Haram (la setta nigeriana affiliata al Califfato, il cui nome in lingua hausa significa ”l’educazione occidentale è proibita”), è stato detronizzato e lo scettro della jihad è passato nelle mani di colui che è stato sino ad oggi il portavoce del gruppo: Abu Musab al-Barnawi.

Per comprendere il perché di questo cambio al vertice nell’organizzazione islamista africana abbiamo parlato con Raffaele Masto, africanista italiano e autore del libro ‘Califfato Nero edito a giugno da Laterza. Un libro sul terrorismo jihadista in Africa che analizza in maniera approfondita la nascita e l’evoluzione del gruppo terrorista nigeriano.SOSTIENI IL REPORTAGE SUI CRISTIANI SOTTO TIROA cosa dobbiamo questo cambio al vertice di Boko Haram e come dobbiamo interpretarlo?Innanzitutto occorre partire dal fatto che Boko Haram, da agosto, formalmente, non aveva una leadership. Ad agosto 2015, un anno fa, Shekau è scomparso dalla scena. Poi, nel mentre, è successo che Boko Haram ha subito notevoli perdite militari, ha perso gran parte del suo territorio e inoltre, moltissimi ostaggi nelle mani di Boko Haram sono stati liberati. Questo è il quadro all’interno del quale è avvenuta la nomina del nuovo capo dell’organizzazione. E’ evidente quindi che alla base di questo cambiamento, c ‘è la volontà di riorganizzare il gruppo che sta affrontando un momento di difficoltà.Un cambiamento quindi strategico?I cambiamenti sono tappe obbligate per un gruppo terroristico. Finchè Boko Haram aveva un suo territorio e lo amministrava ottenendo anche dei cospicui guadagni, andava tutto bene all’interno dell’organizzazione. Poi, con le sconfitte subite, il gruppo ha dovuto riorganizzarsi e tornare a una guerra asimmetrica e del terrore. Una strategia che nessuno, sino ad ora, ha dimostrato di essere in grado di sconfiggere.La nomina è arrivata dalle pagine dei media dell’Isis…E’ questo il fattore davvero cruciale. L’Isis non ha mai visto di buon occhio Boko Haram. Alcuni pregiudizi degli arabi nei confronti degli africani avevano persino spinto  certi gruppi interni al Daesh a dire che l’alleanza con i nigeriani avrebbe screditato lo Stato Islamico. Inoltre Shekau era inviso ad Al Baghdadi. Il motivo era l’ eccessiva crudeltà dello jihadista nigeriano. Shekau era un uomo sanguinario che si è spinto a far cose che neppure l’Isis accettava, come l’utilizzo delle bambine kamikaze. Ora, il fatto che l’Isis abbia annunciato la nomina del nuovo leader dell’organizzazione africana, fa capire come ci sia stato un cambio di rotta. Lo Stato Islamico ha deciso di prendersi la Nigeria e l’ha fatto nominando un uomo più consono e più in sintonia con la politica del Califfato.Per approfondire: Boko Haram vittima di sé stessoMa chi è al Barnawi?Al Barnawi insieme a Shekau è sempre stato uno dei principali seguaci di Mohammed Yusuf, il fondatore di Boko Haram. Ma al Barnawi è sempre stato un contestatore interno, spesso in disaccordo con Shekau. Un uomo che è meno dotato di forza comunicativa e politica rispetto al suo predecessore, ma da un punto di vista internazionale è sicuramente più accettabile. Una figura comoda per l’Isis perchè meno ribelle e protagonista di quanto lo fosse Shekau. L’ex leader di Boko Haram non accettava ordini e agiva in maniera personalistica ed è anche per questo che era inviso all’Isis. Con al Barnawi ciò non avverrà, sarà un uomo di Al Baghdadi.L’Isis in Nigeria. Ora c’è da temere che possa abbracciare anche altre cause jihadiste africane come quella somala o maliana?Ipotizzare una grande affiliazione dell’Isis con i gruppi islamisti in Africa non è possibile ora. E’ però evidente un’altra cosa, ed è alquanto pazzesca. L’Africa con il terzo millennio, è divenuto un continente protagonista. Sino alla fine del ‘900 era una terra di guerre per procura e di scontri tra blocchi lontano dai riflettori. Ora è diventato un luogo cruciale nella geopolitica e nella storia contemporanea. La cosa paradossale però è che non lo è diventato per l’interesse dell’occidente o dei Paesi sviluppati, ma perchè lo jihadismo globale ha deciso di far dell’Africa la sua terra di conquista. E così, dalla Nigeria alla Somalia, giorno dopo giorno, la rete del terrore sta costruendo il suo progetto. In molti Paesi vediamo nascere e diventare attivi gruppi legati ad Al Qaeda o al Daesh.E qual è l’antidoto a una deriva islamista in Africa?Il terrorismo si sviluppa nei posti più disastrati del continente. Il nord della Nigeria, la Somalia, il deserto maliano. Là dove tutto manca, dove non ci sono scuole, dove non ci sono prospettive e dove c’è ignoranza. Ecco, occorre quindi in primis combattere questi problemi e dare una prospettiva ai giovani. Dopo aver fatto ciò, allora si che si può strappare terra allo jihadismo.Ora i cristiani sono sotto tiro non solo in Medio Oriente, Africa, Asia ma anche qui da noi. Per questo vogliamo continuare a raccontare le storie dei cristiani sotto attacco ovunque si verificassero episodi di discriminazioni, persecuzioni, violenze. Per farlo abbiamo bisogno anche di te. SOSTIENI IL REPORTAGE SUI CRISTIANI SOTTO TIRO QUI