Un anno dagli attentati in Francia. La furia islamista si abbatte sullo Stade de France, poi per le vie di Parigi e, infine, all’interno del teatro Bataclan. L’attacco è stato pianificato fin nei minimi dettagli. I kamikaze si fanno esplodere ogni cinque minuti. La rivendicazione è puntuale. Non è un attacco come gli altri. Rappresenta un salto di qualità da parte dei jihadisti dello Stato islamico.Per approfondire: Leggi Sangue occidentaleUn anno dopo cosa è cambiato? L’allerta attentati è ancora altissima e non passa mese che qualche presunto jihadista venga arrestato in una città europea. Sono già qui. Si vestono come noi, parlano come noi, praticano i nostri stessi hobby. È tutto scritto nel manuale dei lupi solitari “Come sopravvivere in Occidente”. Bisogna mischiarsi agli “infedeli” per poi colpirli. È proprio quello che ha fatto Salah Abdeslam, l’unico jihadista sopravvissuto agli attentati del 13 novembre. Ora si trova in carcere. Non ha ancora parlato e forse non parlerà mai. È chiuso nel suo mutismo.A un anno di distanza il teatro Bataclan torna a vivere. Non suonano più gli Eagles of Death Metal, ma Sting che, dopo un minuto di silenzio, ricorda le vittime: “Non le dimenticheremo. Noi abbiamo due compiti, onorare quelli che hanno perduto la vita un anno fa e celebrare la vita e la musica”.[Best_Wordpress_Gallery id=”338″ gal_title=”Bataclan-2″]Magari qualche sopravvissuto di quel maledetto 13 novembre è tornato a sentire la musica. Magari no. Magari non riesce più uscire di casa perché teme che l’odio islamista si abbatta ancora su di lui. Perché è questo il problema: i terroristi sono entrati in Europa. E da qui nelle nostre vite con i loro attentati vigliacchi. Reagire a tutto questo è un imperativo morale. Oggi il Bataclan rinasce e con esso anche l’Europa.
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