Dopo Barcellona, il pericolo è l’emulazione

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Prima smettiamo di chiamare i jihadisti “pazzi” o “squilibrati” e prima riusciamo ad affrontare il tema. Prima smettiamo di fare affare con chi sponsorizza i jihadisti, vedi Arabia Saudita e Qatar, prima riusciamo a sconfiggere il terrorismo islamico. Ieri, a Barcellona si è replicato quanto successo a Nizza, a Londra e a Berlino. Veicoli lanciati a tutta velocità contro la folla per far il maggior numero di morti al minor costo possibile. Oggi, secondo le prime informazioni che arrivano dalle agenzie, un nuovo attacco. Questa volta a Turku, dove tre uomini hanno accoltellato diverse persone al grido di “Allah Akbar“. Un nuovo attacco jihadista in Europa? Può essere, anche se sappiamo ancora poco di quest’ultimo caso.

Il pericolo più grande, ora, ed è il pericolo che si verifica ogni volta che i jihadisti ci attaccano, è quello dell’emulazione. Basta guardare i tragici numeri degli ultimi anni. Nel 2015, gli attentati che hanno colpito gli europei sono stati cinque. Nel 2016 sono stati nove. Nel 2017 sono invece 10, e abbiamo da poco passato la metà dell’anno. Un’escalation dovuta a diversi fattori.



Lo Stato islamico, come abbiamo scritto più volte, sta perdendo terreno in Libia, Siria e Iraq. Ha perso due delle sue capitali – Sirte e Mosul – e a breve perderà pure la terza: Raqqa. Quelli in Europa sono, insomma, i colpi di coda di un’organizzazione terroristica che sognava di essere uno Stato e che ha fallito. I foreign fighter tornati in Europa – e i dati sono del 2016, quindi al ribasso – sono più di 1500. C’è chi parla anche di 1800 combattenti presenti nel Vecchio Continente. Tutte queste persone sono state al fronte, hanno visto la guerra, hanno imparato a sparare e a costruire ordigni. I combattenti spagnoli che hanno raggiunto le bandiere nere sono almeno 160.Non sono state fatte verifiche puntigliose sui migranti che sono arrivati in Europa. Tra di loro, si sono talvolta nascosti dei terroristi, come per esempio Anis Amri, il jihadista che ha colpito i mercatini di Natale a Berlino e che è stato poi freddato a Sesto San Giovanni. 

Lo Stato islamico sta producendo un’ampia letteratura per fornire indicazioni ai lupi solitari su come colpire in Occidente. Uno dei primi manuali è stato “Come sopravvivere in Occidente”, in cui venivano spiegate le tecniche da usare per addestrarsi e uccidere gli infedeli. Poi i numeri di Rumyah, la rivista dello Stato islamico, hanno fatto il resto. Ad aprile, per esempio, venivano fornite le indicazioni su come compiere un attentato utilizzando camion, proprio sul modello di Nizza e Barcellona.