I servizi di intelligence di sei Paesi asiatici hanno siglato lo scorso 25 gennaio a Bali un accordo di cooperazione per lo scambio di informazioni sui terroristi islamici presenti nell’area. Hanno firmato l’intesa Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore, Thailandia e Brunei, tutti membri dell’ASEAN, l’associazione delle Nazioni del sud-est asiatico. Ciascun ministro della difesa costituirà una task force composta da alti funzionari, con l’obiettivo di scambiarsi informazioni sui gruppi jihadisti nei rispettivi Paesi e creare un database comune.
L’accordo, che rientra nell’ambito dell’iniziativa “Our Eyes”, arriva dopo che nel 2017 i terroristi islamici del Maute ed Abu Syyaf, gruppi che hanno giurato fedeltà allo Stato Islamico, hanno assediato per quasi cinque mesi Marawi – nel sud delle Filippine – causando la morte di migliaia di persone e centinaia di migliaia di sfollati. Diversi combattenti islamici che hanno partecipato all’occupazione della città provenivano proprio dall’Indonesia e dalla Malesia.
Ryamizard Ryacudu, ministro della Difesa indonesiano, ha dichiarato nei giorni scorsi che la condivisione tra i servizi segreti contribuirà a garantire che non si verifichi più una crisi come quella di Marawi ed impedirà alla regione di “diventare come il Medio oriente”.
Intanto il problema dell’estremismo islamico nelle Filippine meridionali non è ancora risolto. Durante i combattimenti per la ripresa di Marawi le truppe governative hanno ucciso i principali leader locali dello Stato Islamico. I miliziani, però, si sono subito riorganizzati e ora al comando dei jihadisti, secondo le autorità, ci sarebbe Abu Turaipe, un ex comandante del Moro Islamic Liberation Front (MILF), la guerriglia musulmana più numerosa dell’isola che è impegnata nei fragili colloqui di pace con il governo.
L’assedio della città filippina ha attirato molti nuovi combattenti, soprattutto i più giovani che, stanchi della situazione di stallo, sono stati affascinati dall’azione dei jihadisti. Proprio per questo diversi miliziani dei gruppi che non hanno giurato fedeltà all’ISIS si sono uniti al Maute ed Abu Sayyaf. Tra questi anche molti del MILF.
Lo scenario è preoccupante, soprattutto perché le trattative di pace con i musulmani che da decenni richiedono l’autonomia da Manila sono bloccate. E se il governo guidato da Rodrigo Duterte non darà priorità al processo, è probabile che sempre più giovani si arruolino tra le fila delle bandiere nere.
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