Nel 2012, mentre i poliziotti lo scortavano presso l’aereo in partenza verso la Tunisia, suo paese d’origine, lo aveva esplicitamente detto: “Sentirete ancora parlare di me”. Questa profezia, si è puntualmente avverata: Moez Fezzani, noto anche come Abu Nassim, è un nome che da circa un ventennio tiene con il fiato sospeso le agenzie antiterrorismo di diversi paesi, Italia e Tunisia in primis, oggi la sua parabola criminale potrebbe aver avuto il definitivo colpo di grazia.Fezzani è stato infatti arrestato in Sudan, questa volta la notizia trova diversi riscontri ufficiali ed il terrorista tunisino è nella disponibilità degli inquirenti, a differenza che in agosto quando invece l’annuncio del suo arresto in Libia si è rivelato falso; il fermo del jihadista è una notizia importante sul fronte della lotta all’estremismo salafita: Fezzani costituisce di fatto la storia degli ultimi 20 anni del terrorismo islamico in Italia, è stato lui a reclutare sia negli anni ’90 che negli anni 2000 diversi giovani kamikaze spediti poi tra nord Europa, nord Africa e medio oriente.Un elemento pericoloso sia per il carisma che sempre è riuscito ad esercitare su chi si è avvicinato alle posizioni radicali, così come anche per la rete di contatti che nel corso di due decenni ha costruito; la sua storia criminale, ha inizio a Milano: è nella moschea di viale Jenner del capoluogo lombardo che conosce Anwar Shaaban, predicatore egiziano i cui sermoni attirano un giovane Fezzani nella rete del terrorismo salafita. Correva l’anno 1993, il tunisino all’epoca trovava da vivere a Milano spacciando droga all’interno di una gang della periferia della città, poi dopo aver frequentato la moschea sposa le idee radicali ed inizia a reclutare ragazzi da inviare in Bosnia; è lui a mettere in piedi una ragnatela di contatti che fa proprio di Milano una delle centrali più attive del terrorismo, da dove partono diversi terroristi con destinazione l’ex Jugoslavia per dar manforte ai gruppi che lottano contro le milizie serbe. Lo stesso Shaaban muore in un’imboscata in Croazia, Fezzani nel frattempo si afferma come il principale jihadista presente nel nord Italia e, finita la guerra in Bosnia, sposa la causa di Al Qaeda.È così che dal 1997 al 2001 dirige il ‘gruppo salafita per la predicazione ed il combattimento’: nel periodo di maggiore ascesa mediatica del sodalizio criminale di Bin Laden e nei giorni dell’11 settembre, da questo gruppo che ha sempre base a Milano diversi ragazzi partono per Afghanistan, ma anche Yemen, nord Africa e nord Europa. Lo stesso Fezzani, forse proprio poco dopo l’inizio dell’operazione USA a Kabul contro i talebani, parte verso il Pakistan dove viene arrestato nel 2002; il jihadista viene quindi rinchiuso presso la base americana di Bagram, in Afghanistan, prima di essere estradato in Italia per i processi in cui è imputato di terrorismo.Nel 2010 agli inquirenti rivela come è entrato nella rete criminale, due anni più tardi è la volta dell’espulsione verso la Tunisia ed è proprio in questa circostanza che pronuncia ai poliziotti la sua ‘profezia’ citata ad inizio articolo; nel suo paese, continua ad operare a favore del terrorismo, fonti di intelligence affermano il suo passaggio tra le fila dell’ISIS, facilitato dal crollo dello stato libico e dalla facilità con cui riesce ad arrivare a Sirte, dove continua la sua opera di proselitismo.Dalla guerra in Bosnia ad Al Qaeda e Bin Laden, fino all’adesione all’ISIS ed ai valori del califfato; Fezzani ha nel suo ‘curriculum’ criminale l’intera stagione fondamentalista dagli anni 90 ad oggi: da Tunisi, fanno sapere che il terrorista arrestato oggi potrebbe essere implicato anche nelle stragi che hanno insanguinato il piccolo paese nordafricano negli ultimi anni, da quella del museo del Bardo fino all’azione jihadista perpetuata nella spiaggia di Susa.banner_cristianiNon sorprende il fatto che la sua cattura sia avvenuta in Sudan; anche lì l’estremismo islamico ha messo piede da tempo, molto probabilmente Fezzani dopo la cacciata dell’ISIS da Sirte è scappato verso un paese dove sono attivi diversi campi di reclutamento, confermando anche la circostanza secondo cui il califfato in nord Africa non è stato indebolito dai recenti raid in Libia, ma è in fase di riorganizzazione nel sud del paese e nelle zone limitrofe.Fezzani dalla magistratura italiana era considerato un latitante, ma il suo nome appariva in cima alle liste dei ricercati anche in Tunisia ed altre agenzie anti terrorismo di altri paesi erano in allerta; il suo arresto è un colpo importante, di fatto viene a mancare sia un reclutatore esperto e carismatico, così come una vera e propria ‘mente storica’ dello jihadismo in Europa e nord Africa.